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Adolescenti che hanno paura di essere felici

di Maura Manca, Psicologa

1 aprile 2019

716 Views

Apparentemente hanno tutto, almeno da un punto di vista materiale, eppure i ragazzi tante volte rincorrono quello che non hanno, una sorta di ideale che non esiste, che li rende insoddisfatti e gli lascia una strana sensazione interna di vuoto. Noi vorremmo o immaginiamo che visto che sono così giovani non dovrebbero avere problemi, dovrebbero godersi la vita ed essere felici e invece tanti ragazzi si sentono schiacciati da un peso che hanno dentro e non riescono ad essere felici.

Quella strana paura di essere felici

Può sembrare decisamente strano a dirsi, ma sono tanti gli adolescenti che hanno paura di essere felici. Non parliamo di ragazzi che si isolano o si chiudono nella loro stanza: conducono una vita “normale”, vanno a scuola, fanno sport, escono con gli amici, ma in realtà convivono con la paura di essere felici. Non ha niente a che vedere con la depressione: si chiama cherofobia, dal greco chairo “rallegrarsi” e phobia “paura”, una condizione che si manifesta sotto forma di ansia anticipatoria. Viene naturale chiedersi cosa possa scattare nella testa di questi ragazzi perché sembra un meccanismo così strano. Scatta un meccanismo quasi automatico che porta a evitare di vivere e sperimentare quelle situazioni in cui si potrebbe essere felici, per la paura poi di soffrire. E’ come pensare “se ora sono felice, sicuramente qualcosa andrà storto e si rovinerà tutto. Se ora tocco il cielo con un dito, poi cadrò nel buio più totale”.

Adolescenti sempre più infelici

Troppi ragazzi subiscono un’eccessiva pressione psichica, sociale e tante volte anche social, in un ambiente che sembra cercare solo la perfezione, che non gli permette di essere normalmente belli, dotati, bravi. A questi ragazzi manca l’entusiasmo, quel credere in qualcosa, in ciò che si è e ciò che si fa. Non sanno cosa gli piace, cosa li fa star bene, sono svuotati da un punto di vista delle motivazioni.
Anche se può sembrare strano, sono così sempre più impauriti dall’essere felici. A volte arrivano a chiudersi un po’ in se stessi perché non vengono capiti dalle persone che li circondano e che li incitano a lasciarsi andare, facendoli sentire ancora più  “sbagliati”.
In terapia spesso emerge la consapevolezza di provare questa paura e la maggior parte dei ragazzi ha ben chiara l’irrazionalità di questa condizione; eppure, nonostante tutto, non riescono a bloccarla e a cambiare il flusso e la direzione delle cose.

Come aiutarli?

Anzitutto bisognerebbe superare la sindrome da primo della classe e insegnargli, fin da quando sono piccoli, che sbagliare è una cosa, essere sbagliati è un’altra, e che gli errori rappresentano anche i momenti in cui si cresce di più, se si riesce a dargli un senso. Devono imparare anche a perdere e a gestire la frustrazione del quotidiano, altrimenti vivranno in balìa degli eventi e delle loro emozioni.

Non serve a niente dirgli che non possono sapere se veramente andrà male, non serve fare calcoli delle probabilità o previsioni; per loro, in quel momento, funziona così e leggeranno ogni situazione come negativa. E’ importante ascoltarli, mostrare comprensione e sostegno e non banalizzare in alcun modo le emozioni che sperimentano. Intervenire subito, fin dai primi sospetti, può essere fondamentale per rinforzarli e aiutarli a comprendere che dipende da noi, da come vogliamo vedere le cose e da come le affrontiamo. Si può essere felici anche senza essere condizionati dalla paura, bisogna però essere motivati a cambiare, altrimenti si rischia solo di continuare a naufragare nel mare dell’infelicità.

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