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Il confronto tra pari può ridurre il rischio di incorrere in fake news

di Eugenio Santoro, Responsabile Laboratorio di Informatica Medica, Dipartimento di Salute Pubblica IRCCS – Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri"

1 aprile 2019

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I cittadini usano sempre più spesso i social media per informarsi. Ma quali informazioni trovano? E qual è il livello di affidabilità delle informazioni riscontrate? A questa domanda hanno cercato di rispondere (separatamente) due gruppi di ricerca.

Il primo, condotto da Brand Reporter Lab con la collaborazione dell’Associazione Medici Diabetologi ha analizzato 133.000 post e tweet pubblicati dal primo gennaio al 31 settembre 2018 sulle principali piattaforme di social media riguardanti tematiche afferenti il diabete.

Gli argomenti affrontati sono vari: si va dai suggerimenti sull’alimentazione (il 38% dei post), ai tutorial che spiegano come affrontare la malattia (18%), alle informazioni sui dispositivi medici (17%), fino al confronto sui sintomi (12%) e sulle cause (9%) della malattia. Solo l’8% dei post esaminati riguarda invece gli stili di vita. Focalizzando l’attenzione sulle prime 100 affermazioni nei post più virali (quelli cioè più condivisi tra gli utenti dei social media), i ricercatori hanno constatato che il 60% contiene indicazioni errate dal punto di vista medico-scientifico (con un discreto grado di pericolosità per la salute), l’8% include informazioni parzialmente vere, mentre solo il 32% risultano essere attendibili.

Di segno contrario l’analisi condotta da un altro gruppo di ricercatori sui post pubblicati in un gruppo chiuso su Facebook (chiamato Grow2Gether), frequentato da mamme, incentrato sulla cura dei neonati e dei bambini piccoli e moderato da uno psicologo. Di tutte le risposte fornite dalle proprie “pari” alle domande sollevate dalle mamme, solo il 10% erano incoerenti con le linee guida sviluppate dalla American Academy of Pediatrics (la società scientifica più importante nel campo della pediatria).

Segno evidente che nelle online communities e nei gruppi chiusi (soprattutto quelli moderati da operatori sanitari), il confronto tra pari espone l’utente a un minor rischio di incorrere in “fake-news” rispetto al confronto che avviene sulle principali piattaforme di social media.

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