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Ragazzi “appiccicati” ai videogiochi. Un braccio di ferro tra genitori e figli

di Maura Manca, Psicologa

3 giugno 2019

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Sono tantissimi i bambini e i ragazzi che si appassionano ai videogiochi che restano incollati davanti agli schermi di pc, console, tablet e smartphone, fino ad arrivare a giocare anche diverse ore consecutive.

Le ore trascorse “appiccicati” ai giochi online, riprendendo le parole dei tantissimi genitori con cui mi confronto, sono oggetto di preoccupazione circa la salute dei figli e l’impatto negativo che possono avere anche sul rendimento scolastico. Tante mamme e tanti papà, hanno paura che diventino dipendenti dai giochi, che possano condizionarli da un punto di vista emotivo e comportamentale. In effetti li vedono spesso nervosi, da un lato, è vero che fungono da scarico tensivo, ma dall’altro creano uno stato di attivazione del sistema nervoso che per chi gioca in modo prolungato senza sosta e ripetuto, può gravare da un punto di vista psicologico nonostante i ragazzi non ne abbiamo consapevolezza. Nelle varie lotte quotidiane, i genitori cercano di imporre degli orari che spesso e volentieri non vengono rispettati, di definire un quantitativo di tempo massimo, di far capire che non devono togliere tempo allo studio, al sonno e alle attività ricreative. La stanza di trasforma spesso in un ring dove le due fazioni opposte si scontrano e arrivano difficilmente a fare dei compromessi. Da un lato i figli non si accontentano e stanno ancora definendo il senso della misura e del limite, quindi è normale che tendano ad opporsi ai divieti e ai no, e facciano in un certo senso le piccole “vittime” delle imposizioni genitoriali. Dall’altro, il genitore è stanco, è tutto una corsa e una lotta e a volte è estenuante dover discutere quasi quotidianamente per le stesse cose. Non possono ancora capire che ciò che gli viene detto è per il loro bene, non sarebbero adolescenti. A volte poi, ci scordiamo che in fin dei conti, anche se l’obbedienza e il senso del rispetto del ruolo genitoriale era maggiore, dentro di noi non eravamo sempre così d’accordo con le imposizioni genitoriali.

Purtroppo la soluzione non è così facile e il divieto fine a se stesso, senza regole comuni e contestualizzazioni, serve a poco.

Dobbiamo però partire da un presupposto di base molto importante: non è lo strumento in sé ad essere nocivo ma il suo utilizzo incondizionato e compulsivo. Infatti, giocare in maniera adeguata, scegliendo videogiochi adatti all’età, ha degli aspetti positivi e può anche aiutare a favorire lo sviluppo o il mantenimento di tutta una serie di abilità cognitive. Inoltre, non è solo il numero di ore trascorse davanti alla console a rendere dipendenti, per questa ragione è importante comprendere il confine sottile che separa la passione per il gioco dalla dipendenza. Ci sono tantissimi ragazzi che trascorrono in rete tantissime ore e non sono dipendenti, non sono condizionati e condizionabili dai videogiochi. Quando c’è un’interferenza e quando impattano negativamente, sono presenti delle predisposizioni o delle vulnerabilità e fragilità dell’Io.

Quando si può parlare di dipendenza?

Il problema si presenta quando c’è un abuso, ovvero un utilizzo continuativo e sistematico che impegna la maggior parte delle giornate, finendo col sostituirsi alle attività quotidiane e condizionando lo stato emotivo e il comportamento di bambini e ragazzi.

Possono, ad esempio, diventare apatici o irascibili, modificare le proprie abitudini alimentari, di igiene, del sonno, avere scatti di rabbia quando devono terminare il gioco, fino ad arrivare a trascurare la scuola, lo sport, le relazioni e a presentare sintomi fisici, come dolore alla testa, alla schiena, disturbi della vista.

Come deve comportarsi un genitore?

La vera sfida per un genitore sta quindi nell’aiutare il figlio a trovare un equilibrio e a bilanciare le proprie attività, come?

Non demonizzare i videogiochi ma conoscere il loro mondo. Bisogna comprendere il punto di vista dei figli e parlare con loro per conoscere e condividere i loro interessi, magari standogli accanto mente giocano, proponendo di fare una partita insieme o parlare semplicemente dei giochi che fanno, creando un momento di dialogo.

Stabilire delle regole chiare di utilizzo. Bambini e ragazzi devono sapere che il tempo per i videogiochi c’è, ma ha un limite, quindi è bene fare una sorta di “contratto” con loro rispetto ai tempi di  utilizzo: nel weekend possono anche giocare di più, ma deve essere concordato volta per volta. Il dialogo e la capacità di scendere a compromessi quando necessario, rappresentano il metodo più efficace per far sì che le regole possano essere accettate.

Non interrompere di colpo il gioco. Non bisogna arrivare a staccare la spina o la connessione per fermare i figli, anche quando sembrano non ascoltare. Lo stesso sequestro della console non è la strategia più efficace, in quanto viene vissuto come una violazione e non insegna a regolarne l’utilizzo. Tali modalità inoltre non fanno altro che attivare rabbia e conflitto, rischiando di far saltare la fiducia e portando i figli a giocare di nascosto.

Suggerire delle alternative valide. È importante aiutare i figli a individuare delle attività che potrebbero fare con gli amici o con la famiglia, fuori dalla realtà virtuale. Devono ovviamente essere attività divertenti e gratificanti per loro, quindi vanno scelte tenendo conto della loro età e dei loro interessi.

Un uso compulsivo dei videogiochi può essere sintomo di un disagio più profondo, per cui è importante comprendere cosa si nasconde dietro tale tendenza e quali sono i bisogni che i figli cercano di compensare giocando, dalla ricerca di relazioni allo scarico di tensione, fino all’evasione dalla realtà per cercare di sentirsi più efficaci.

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