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Mio figlio è stato bocciato. Consigli per genitori alle prese con un fallimento scolastico del figlio.

di Alberto Pellai, Medico Psicoterapeuta dell'età evolutiva, Ricercatore, Dip. Scienze Biomediche dell'università degli Studi di Milano

13 giugno 2019

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Può capitare che l’anno scolastico di un figlio si concluda con una bocciatura. Che cosa fare? Quali sono i pensieri che ci aiutano ad affrontare un’evenienza avversa nella carriera scolastica del figlio e trasformarla in un’occasione  di crescita per lui e di analisi degli elementi che hanno portato alla bocciatura? Sono queste le domande che come genitori ci dobbiamo porre, evitando un approccio catastrofista e soprattutto partendo dalla considerazione che “dagli errori si può imparare molto”.

Il primo consiglio che ritengo utile per i genitori è evitare qualsiasi genere di conflitto con la scuola, a meno che non ci siano evidenze più che certe che la bocciatura dello studente è il risultato di una oggettiva e solenne ingiustizia. Questa evenienza però è alquanto rara e molte volte quando i genitori si muovono con tutta la macchina dei “ricorsi” e delle contestazioni stanno in realtà cercando di proteggere il proprio ragazzo da qualcosa che “mamme e papà” considerano ingiusta, ma che, invece, è ben sostanziata nei risultati scolastici dell’anno appena concluso. Nessuna scuola cerca di bocciare il più possibile e nessun docente “gode” nell’infliggere una bocciatura ad un adolescente.

La cosa che serve di più, invece, è verificare, insieme alla scuola, quali sono gli elementi che hanno portato alla decisione di bocciare lo studente. Il confronto con i suoi docenti  può essere illuminante e rappresenta probabilmente l’elemento più importante per trovare le ragioni alla base di questo avvenimento.

E’ inoltre molto importante considerare in quale passaggio dell’esperienza di studente di un figlio si è verificata la sua bocciatura. La bocciatura su cui produrre maggior pensiero e riflessione è quella che avviene al termine della prima classe del nuovo ciclo di studi. La bocciatura in prima superiore, infatti, potrebbe essere un messaggio che la scuola lancia al ragazzo e alla sua famiglia per promuovere un processo di ridefinizione del progetto scolastico che lo riguarda. In tale caso la bocciatura diventa un elemento che definisce e sancisce un probabile  errore di orientamento scolastico. Ecco, perché parlare con i docenti potrebbe rivelarsi particolarmente utile e consentire un cambio di indirizzo scolastico che potrebbe rivelarsi risolutivo rispetto alle difficoltà manifestate da un figlio.

Un altro elemento su cui riflettere è invece quello relativo all’impegno  profuso dal ragazzo, al metodo di studio adottato e allo stile con cui in generale, l’adolescente si muove – con maggiore e/o minore responsabilità – all’interno degli impegni di cui è protagonista. Anche in questo caso è fondamentale ascoltare i suoi docenti e verificare con loro quali consigli sono in grado di dare per far fruttare l’estate e trasformarla in un tempo di “allenamento” all’acquisizione di quelle competenze che il ragazzo non ha saputo mettere in gioco e che non gli hanno permesso di raggiungere il successo atteso.

Gli errori più frequenti che si verificano, soprattutto nel passaggio da scuola media secondaria di primo grado a quella di secondo grado, sono:

  • mancanza di un metodo di studio, che si traduce nell’incapacità dello studente di generare una pianificazione settimanale dei propri impegni di studio, ma anche di far ricorso a strumenti di concettualizzazione e razionalizzazione delle cose da apprendere come mappe mentali e schemi logici.
  • Mancato utilizzo di un tempo  sufficiente e adeguato a far fronte alle attività di studio che la scuola richiede come indispensabile ai fini di un apprendimento soddisfacente. In questo caso è importante che i genitori verifichino i tempi concreti che un figlio dedica allo studio, ma anche le condizioni in cui, all’interno di questi tempi, il ragazzo assolve i propri impegni scolastici. Molti adolescenti infatti trascorrono un tempo significativo all’interno della propria stanza, ma poi si distraggono con un’infinità di stimoli in essa presenti. Videogiochi, playlist in MP3 e Spotify, costante attenzione dedicata a ciò che succede nei social sono alcuni degli elementi di distrazione costante che trovano i giovanissimi ad assolvere le funzioni di studio, attenzione e concentrazione con modalità “multitasking”, condizione  che di frequente risulta implicata in modo determinante nel compromettere poi il raggiungimento di un risultato adeguato.

Se la bocciatura è la conseguenza di uno scarso impegno e di modesta responsabilizzazione e autonomia da parte del ragazzo, diviene cruciale che la famiglia utilizzi l’estate per aumentare la capacità con cui il minore sa gestire la propria crescita, mettendo al centro dell’attenzione educativa queste competenze per la vita.

Aumentare responsabilità e autonomia di uno studente svogliato e poco coinvolto nel proprio progetto scolastico, significa assegnargli compiti precisi e impegni che dovranno essere assolti all’interno del lungo periodo di vacanza. La cosa peggiore che potrebbe succedere è che uno studente bocciato per scarso impegno e svogliatezza si trovi padrone del tempo libero della propria estate che viene in tale modo trasformata in una stagione di divertimento ininterrotto. L’adulto ha la responsabilità educativa di mostrare al figlio il nesso causa-effetto che esiste tra il suo scarso impegno e l’esito che la scuola gli ha fornito rispetto al suo irresponsabile coinvolgimento scolastico. E questa è una lezione che il minore non può “insegnarsi” da solo. Occorre che gli adulti siano buoni allenatori, per lui, in questo senso.

In generale, consigliamo di non trasformare la bocciatura di un figlio in un dramma famigliare. Bensì, serve farne una lettura attenta e critica che ne individui gli elementi che hanno portato ad essa. La cosa che serve meno ad un figlio bocciato è un genitore che diventi paladino dei diritti del figlio e che intraprende una guerra contro il sistema scolastico, cosa che rischia solo di lasciarlo immaturo e poco capace di riflettere su un errore che può capitare a tutti nella vita. Ma fare un errore è ben diverso che diventare l’errore che si è fatto. Per evitare questa evenienza, la cosa che serve di più è identificare quali sono i cambiamenti che servono per fare sì che il successivo anno scolastico possa cominciare con “la marcia giusta”. E in questa direzione, la stagione estiva potrebbe essere un tempo di semina davvero proficuo.

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