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L’importanza dei centri estivi o campus estivi

di Alberto Pellai, Medico Psicoterapeuta dell'età evolutiva, Ricercatore, Dip. Scienze Biomediche dell'università degli Studi di Milano

2 luglio 2019

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Suona la campanella dell’ultimo giorno di scuola: grande felicità per la conclusione di un percorso che ha visto impegnate molte energie e tanta fatica. Sì, ma adesso come affrontiamo l’estate? La domanda riguarda tutti noi genitori: la scuola infatti, con i suoi tempi ed i suoi impegni è un grande organizzatore e contenitore di impegni per la vita e la quotidianità dei nostri figli.

La chiusura dell’anno scolastico comporta invece che i mesi della stagione estiva siano progettati e strutturati in altro modo. Molti genitori vivono questo passaggio con grande difficoltà. Gli impegni di lavoro di mamma e papà, nei mesi estivi, possono non conoscere sosta e di conseguenza comprendere come programmare il tanto tempo libero che l’estate offre ai bambini diventa un’assoluta priorità.

Molte famiglie si organizzano all’interno della parentela più stretta: in questo caso nonni, zii e cugini diventano protagonisti. Ma siamo davvero sicuri che questa sia la migliore sistemazione per un bambino durante i mesi estivi? Certamente all’interno della famiglia allargata un bambino trova protezione, sicurezza ed affetto. Il rischio, però, è quello di trovarsi con il palinsesto della giornata completamente sguarnito. E se nella casa in cui viene accolto dai parenti non c’è nessun altro coetaneo con cui interagire e giocare, la situazione può diventare particolarmente complessa e problematica. Il rischio è che la giornata si “trascini” tra una serie di esperienze in solitario, in cui la mediazione degli schermi (televisivi, delle consolle di video-giochi, di un tablet con la sua infinita offerta di youtube) possa diventare la soluzione più utilizzata per riempire il molto tempo libero che un bambino ha a disposizione.

Ecco perché invitiamo i genitori a considerare che una buona opportunità per la gestione del tempo estivo è rappresentata dai molti centri estivi che in tantissime realtà territoriali vengono attuati e messi a disposizione delle famiglie.

Esistono centri estivi presenti all’interno delle parrocchie, in cui comunque le attività sono rivolte a tutti i bambini, indipendentemente dal loro credo religioso, e offrono per tutta la giornata un’occasione di svago e socializzazione importante e significativa. Ci sono poi i centri estivi realizzati dai comuni, che hanno una struttura più o meno simile (attività di gioco e sportive, frequenza periodica di una piscina ed eventuale escursione settimanale in un luogo di interesse speciale).

L’esperienza di frequenza di un centro estivo offre al bambino la possibilità di stare in compagnia di altri minori di pari età, di avere un tempo libero strutturato e organizzato da animatori capaci di offrire una supervisione educativa. L’esperienza del gioco è messa al centro di tutte le attività proposte e spesso si tratta di giochi di squadra in grado di favorire nei bambini, oltre al divertimento, anche l’apprendimento di regole e di acquisire competenze pro-sociali e di cooperazione con i compagni.

Non sempre i bambini si dichiarano entusiasti di partecipare ad un centro estivo. La loro valutazione negativa e resistenza è spesso il risultato di pensieri “veloci” e poco elaborati. Ci si deve alzare presto al mattino, si deve stare a contatto con molti altri bambini, non si ha totale libertà nell’autogestione del tempo a disposizione, bensì si deve stare all’interno di un palinsesto di attività strutturate e progettate dagli adulti. Soprattutto, si deve rimanere tutto il giorno lontani da tecnologie e videogiochi, esperienza che per i minori, oggi, può risultare molto difficile da sostenere. Così concentrati come sono sui loro videogiochi preferiti, spesso coinvolti in attività di socializzazione online, molti minori vedono le esperienze di socializzazione nella vita reale come alternative che impediscono e bloccano il loro rimanere immersi nella “virtualità” dell’online e questo, a volte, comporta una sorta di resistenza iniziale alla proposta di partecipare ad un centro estivo.

E’ fondamentale che un genitore però rimanga ben orientato rispetto a quelle che sono le priorità che interessano i bisogni di crescita del proprio figlio e che quindi sostenga in modo fermo e autorevole la partecipazione del bambino ad attività formative e socializzanti.

In questo senso, può rivelarsi anche molto utile e interessante, laddove ce ne sia l’opportunità e la possibilità, indirizzare il bambino verso la frequenza di un campus estivo, che attraverso esperienze di gioco e socializzazione, promuova anche l’acquisizione di competenze specifiche in ambiti utili alla crescita formativa del minore oppure vicini alle passioni del minore stesso. In questi ultimi anni, sono aumentati in modo esponenziale i campus estivi in cui è possibile apprendere una lingua straniera, in quanto gli educatori sono tutti madre lingua e le attività di intrattenimento e di gioco sono tutte condotte e realizzate usando una lingua straniera. Questa rimane, per i bambini, un’ottima opportunità per sperimentarsi con un’offerta di intrattenimento e apprendimento allo stesso tempo e potrebbe rappresentare anche un’occasione che sostiene in modo significativo le competenze linguistiche che potranno poi essere spese anche in contesti diversi. Un’altra tipologia di campus estivo è quello in cui al bambino viene proposto un’immersione intensiva di allenamento in una pratica o disciplina sportiva di suo interesse. Solitamente, in questi casi, il bambino viene invitato a frequentare questa esperienza dagli educatori/allenatori che già lo seguono durante l’anno scolastico. Anche questa esperienza può rappresentare un’ottima modalità, per un figlio, di coinvolgersi in un’attività divertente e appassionante in compagnia degli amici che già frequenta durante l’anno, ma con la possibilità di ampliare il proprio spettro di amicizie.

Ci sono infine campus che mettono i bambini in condizione di confrontarsi con esperienze e apprendimenti che durante l’anno scolastico non sono disponibili o fruibili dagli stessi. Per esempio campus di esplorazione ambientale, campus in cui si impara a proteggere una specie animale e intanto si apprendono molte nuove cose sulla natura. O  ancora campus di espressività artistica, in cui i bambini si mettono alla prova in esperienze di animazione teatrale, canto e musical. In questi casi, i genitori devono fare proposte che sono affini agli interessi dei bambini, ma che, al tempo stesso, rispondono a loro specifici bisogni di crescita. Per esempio, un bambino timido potrebbe trarre grande giovamento dal coinvolgimento in un campus finalizzato a promuovere il canto corale. Un coro, infatti, è un luogo in cui anche un bambino timido può avere voce senza sperimentare l’ansia del protagonismo assoluto su un palco. Al tempo stesso, partecipare all’attività di un coro può rappresentare per lui un’esperienza di socializzazione importante, in grado di favorire il contatto e la relazione con gli altri.

Insomma, il tempo dell’estate per un bambino deve essere un tempo di gioco, socializzazione e apprendimento. I campus estivi e i centri estivi mettono a disposizione dei nostri figli un’offerta di intrattenimento e formazione in cui tutti e tre questi elementi sono ben miscelati. Ecco perché rappresentano una valida proposta educativa per il tempo estivo.

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