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Genitori sotto attacco: come gestire la ribellione dei figli adolescenti?

di Maura Manca, Psicologa

10 luglio 2019

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Arrivati alle soglie dell’adolescenza i figli cominciano a manifestare i primi segnali di opposizione e a prendere le distanze dagli adulti, ascoltano sempre meno, almeno apparentemente, le indicazioni dei genitori, cambiano da un punto di vista fisico e mentale, insieme alle loro priorità. È una delle fasi più temute dai genitori nonostante sia una normalissima fase della crescita in cui si raggiunge la maturità fisica e psicologica, in cui a volte le madri e i padri che cercano ancora di relazionarsi al ragazzo come se fosse ancora il loro bambino provano sentimenti contrastanti, si sentono anche disorientati e messi in discussione dai comportamenti dei ragazzi soprattutto quando arrivano a contestare le regole,  rispondere male, a chiudersi nella propria stanza e preferire gli amici.  Possono anche mettere in atto una serie di comportamenti trasgressivi, dire delle bugie, non rispettare gli orari, pretendere di uscire, cambiare look, pretendere di avere un profilo sui social e, a volte, fumare le prime sigarette per sentirsi “grandi” e la maggior parte delle volte per omologarsi al gruppo e sentirsi parte di un insieme.

Non bisogna salire sul ring: ascolto e dialogo sono le chiavi principali

Litigi e conflitti possono essere all’ordine del giorno, un tira e molla sui compiti, sul disordine, sull’uso eccessivo di videogiochi e cellulare nonostante l’adolescenza non sia una terra di mezzo ma una fase di crescita fisiologica e necessaria: una sorta di ricerca o pretesa della propria autonomia. Far capire le proprie ragioni può essere molto difficile e i genitori si sentono spesso messi a dura prova e costretti a provarle tutte pur di gestire la ribellione dei figli, anche se si ha spesso la sensazione che qualunque strategia adottata sembri non funzionare. “Come fai sbagli!” è una delle frasi che mi viene detta con maggior frequenza come il “Non si mai come intervenire, non gli va mai bene niente!”. Può capitare di sentirsi messi alla prova innescando una sorta di braccio di ferro con il figlio, alimentando il circolo vizioso del conflitto e delle incomprensioni in cui l’uno non si sente compreso dall’altro e si lamenta dei comportamenti dell’altro.

Poche regole, ma ben definite, saranno in grado di dare contenimento ai figli. La via di mezzo è quella più efficace: valutare in base alle diverse situazioni e non avere un’unica linea rigida. Ci saranno momenti in cui chiudere un occhio e altri in cui restare fermi nelle proprie decisione, anche di fronte a rabbia e proteste.

Certamente, bisogna partire dal dialogo e dall’ascolto e cercare di comprendere le loro esigenze che spesso non corrispondono a quelle dell’adulto. La disponibilità all’ascolto è molto apprezzata dai ragazzi, anche se non lo riconosceranno mai apertamente, e può evitare di farli partire sul piede di guerra.

Si può trovare un equilibrio? Tre piccole regole per farsi ascoltare

  • Fermezza e flessibilità. Limiti e regole sono fondamentali altrimenti i figli, non sentendosi contenuti, pensano di poter ottenere tutto ciò che vogliono. Un genitore che riesce a restare fermo nelle sue posizioni, pur mantenendo una certa flessibilità in base alle situazioni, non perde il suo ruolo e adotta un modello educativo basato sul sostegno e sul giusto controllo.
  • Favorire l’autonomia. I genitori devono monitorare e, al contempo, lasciare quello spazio di autonomia e di movimento in cui sperimentarsi e mettersi in gioco. I figli potranno così sentirsi tutelati e protetti ma, nello stesso tempo, liberi.
  • Mai attaccare la relazione. Anche quando non si condividono alcuni comportamenti o alcune scelte dei ragazzi, non bisogna criticarli, svalutarli o attaccarli come persone, ma piuttosto concentrarsi sui loro modi di fare. È importante dialogare, cercando sempre di spiegare il proprio pensiero, comprendere il loro punto di vista e dare regole appropriate.

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