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TikTok non è un social per bambini

di Maura Manca, Psicologa

10 settembre 2019

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TikTok è una delle applicazioni più scaricate da bambini e ragazzi, ma non è un social per bambini, come purtroppo troppi genitori credono. È vero che visto da fuori, per i bambini può essere letto come un gioco divertent, ma nasconde in sé tutti i rischi e i pericoli dei social network.

TikTok è una delle applicazioni più scaricate da bambini e ragazzi, ma non è un social per bambini, come purtroppo troppi genitori credono. Si tratta di una piattaforma di video-sharing che permette di registrare e condividere dei video molto brevi, la cui durata può oscillare tra i 15 e i 60 secondi. I filmati che vanno per la maggiore sono quelli in cui si canta in playback e si mimano, attraverso gesti e movimenti del corpo, le canzoni più popolari. Dopo essersi esibiti, i tiktokers, si cimentano nel montaggio delle varie parti, utilizzando i vari effetti, soprattutto usano i filtri presenti nella app per cercare di eliminare i vari “difetti” e ottenere il video perfetto, quello che, a detta loro, è in grado di ottenere il numero maggiore di condivisioni, commenti e like.

È vero che visto da fuori, per i bambini può essere letto come un gioco divertente. Ci sono migliaia di baby tiktokers che ridono, si sperimentano e si divertono, però, cari mamme, papà e insegnanti, nasconde in sé tutti i rischi e i pericoli degli altri social network. È uno spazio virtuale dove ci sono troppi minori reali, anche piccolissimi, insieme a milioni di adolescenti e di adulti, con i quali hanno possibilità di interagire e di visionare i loro contenuti. Il problema è che, autorizzati dai genitori, tantissimi bambini trascorrono le loro giornate a farsi video e a pubblicarli nella vetrina social. E, quando non sono in rete, pensano e programmano a quello che possono fare per creare il nuovo video. Il cervello non stacca, anche quando si è offline, il cervello è online. Non accade solo ai più piccoli, è un problema globale. A 7,8,9 anni, tanti anche prima, sono già incastrati nella perversa macchina dei like e dei followers. Pesano le persone in base ai like, l’autostima sale in funzione dell’indice di gradimento dei seguaci, ragionano in funzione di ciò che dovranno pubblicare. Le azioni diventano mediate da uno smartphone, i genitori approvano tutto questo, e se non lo approvano, i figli lo fanno di nascosto. Tanti adulti si sentono incastrati nella morsa del “può essere mia figlia o mio figlio l’unico a non avere lo smartphone o WhatsApp o Tik Tok?”. “Ho paura che lo discriminino se non si adegua ai tempi!”.

Ciò che mi lascia veramente perplessa è che siamo nell’epoca in cui parliamo 24 ore su 24 dei rischi e dei pericoli della rete e migliaia di genitori armano i propri figli di smartphone e illusioni social che rischiano solo di andare a distorcere l’immagine della loro realtà e di sé stessi. Alcune tiktokers diventano per loro delle vere e proprie influencer, ossia un riferimento e un modello che arriva ad influenzare le persone e a condizionarle sui loro comportamenti. Per molti, infatti, è una fonte di guadagno. Troppi bambini vivono alla ricerca della popolarità social e, quando sono troppo piccoli, non sono in grado di gestire l’impatto dei social e l’emotività legata alla macchina dei like. Nel mio libro Generazione Hashtag parlo di generazione iperconnessa, di bambini e ragazzi che rispondo al “digito ero sum”, digito, pubblico e quindi sono. In questo caso non è più un gioco, un divertimento, ma diventa il loro modo di essere. Lo smartphone come una protesi della loro identità. È questo il passaggio che si deve assolutamente evitare, deve rimanere un in più, uno strumento, un mezzo con il quale giocare. La vita reale non è la vita social con i suoi valori, i social hanno una funzione specifica e a tempo. Se si fanno crescere in vetrina e vivono in funzione dell’apparire e delle apparenze, lo sviluppo del sé e la definizione dell’identità si formano attraverso il giudizio di un pubblico (anche di adulti). Nella vita reale, nella vita senza filtri, non riusciranno mai ad ottenere le stesse interazioni ed approvazioni. Sto vedendo tanti minori già condizionati dalla loro immagine virtuale che non corrisponderà mai a quella reale. Non si riconoscono e non si riescono a vedere al di fuori delle foto senza filtri perché non riconosco la loro immagine non modificata.

Sono troppo piccoli per avere una capacità di discernimento, per fare una valutazione critica dei rischi. In più, se autorizzati da un genitore, si sentono ancora più “sicuri”.

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