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Black or White

Quali passi indietro bisogna imparare a fare per mettere al centro dell’attenzione il bene dei minori?

di Alberto Pellai, Medico Psicoterapeuta dell'età evolutiva, Ricercatore, Dip. Scienze Biomediche dell'università degli Studi di Milano

5 novembre 2019

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Regia di Mike Binder. Un film con Kevin Costner, Octavia Spencer, Jillian Estell, Jennifer Ehle, Bill Burr. Genere Drammatico – USA, 2014, durata 121 minuti.

Trama

L’ingresso nella vita di Eloise non è stato dei migliori: la sua mamma diciassettenne muore durante il parto. Si sarebbe potuta salvare se solo i suoi genitori fossero stati informati che lei era in procinto di partorire. Ma la mamma di Eloise si era fidanzata con un uomo più grande di lei di sei anni, con seri problemi di tossicodipendenza e per questo, da tempo, non aveva più contatti con la sua famiglia di origine. La nascita di Eloise perciò viene annunciata ai nonni materni con la notizia della scomparsa della loro figlia.
La avranno in custodia e così, mentre devono elaborare il lutto per la perdita della figlia, si attivano in tutti i modi per garantire alla neonata la miglior vita possibile. Ci riescono bene, fino al giorno in cui la nonna materna muore in un incidente.

La morte torna a ripresentarsi inaspettata e terribile nella vita della bambina. Questa volta al suo fianco c’è solo il nonno Elliott, un avvocato molto facoltoso ma assolutamente incapace di mettere in gioco i registri educativi e affettivi che la nipote ha bisogno in questo passaggio della sua vita. Dopo la tragica morte della figlia, Elliott ha cominciato ad avere seri problemi di alcolismo, mai risolti né superati. Perciò per lui ora la sfida si fa ancora più dura. Deve attraversare un nuovo lutto improvviso e tremendo. Deve aiutare a crescere Eloise che ora frequenta la scuola primaria. Deve affrontare il proprio problema di alcolismo. E, cosa inaspettata, deve far fronte alla famiglia del padre di Eloise paterna, che venuta a conoscenza della morte della nonna materna, reclama a gran voce l’affidamento della bambina. Infatti, se il padre di Eloise è tuttora incapace di mettersi in salvo dai suoi problemi di tossicodipendenza, la famiglia allargata dispone invece di molte risorse per garantire alla bambina ciò che le serve per riuscire bene nella vita. La nonna paterna, in particolare, è seriamente intenzionata a chiedere l’affidamento di Eloise. A lei l’amore per la bambina non manca: semplicemente dopo la tragica morte della mamma di Eloise non ha mai potuto pensare di far valere alcun diritto nel suo percorso di crescita. Ma ora le cose sono cambiate. Elliott non sembra capace di farsi carico dei bisogni della bambina e il suo problema di alcolismo è tutt’altro che risolto.

Il film, dopo aver inquadrato bene tutti i fatti e le relazioni sopradescritte, mostra due famiglie che si contendono il diritto di farsi carico della crescita di una minorenne che si trova sospesa tra le due. La storia di Eloise diventa perciò la storia dei molti figli che vengono messi al centro dei processi separativi dei propri genitori. Qui i genitori non sono in gioco. Al loro posto ci sono due famiglie: quella materna e quella paterna. La prima è caratterizzata dalla sola presenza di un nonno benestante e di razza bianca. La seconda invece è caratterizzata da un grande numero di persone, calde e vocianti, strette da un legame forte e tutte di colore. Nella lotta per l’affidamento di Eloise, le due famiglie devono fronteggiarsi imparando a superare non solo le reciproche colpe e responsabilità, ma anche i pregiudizi e gli stereotipi di natura razziale che hanno impedito ai due nuclei di fondersi in una vera e propria famiglia allargata. Se nonno Elliott accusa la famiglia di Jeremiah, il padre di Eloise, di non essersi mai fatta carico davvero del problema di tossicodipendenza del ragazzo, nonna Rowena accusa invece Elliott di usare il proprio potere di uomo ricco e bianco per mettere in cattiva luce una famiglia di colore che vorrebbe esercitare il proprio diritto di amare e far crescere una nipotina adorata.

Che cosa ci insegna questo film

Il film ci mostra la fatica di trovare – in una separazione conflittuale – il bandolo della matassa, che dovrebbe essere sempre orientato verso il maggior bene del minore. Le due parti in causa, proprio come due coniugi irrisolti nella loro separazione, non fanno altro che “sbattersi” in faccia le reciproche colpe e mancanze, lasciando la piccola Eloise in un territorio sospeso, dove nessuno vede la sua fatica ed il suo dolore, immerso com’è nella necessità di rivendicare i propri diritti e il proprio punto di vista. Interessantissime sono le scene che si svolgono in tribunale, dove un pubblico ministero fa non poca fatica per indirizzare l’analisi della situazione verso la direzione della oggettività, ponendo al centro del percorso legale una reale imparzialità che progressivamente rimette tutti al proprio posto e permette di costruire una progressiva presa di coscienza dei limiti presenti in entrambi le parti.

Elliott e Rowena si troveranno così a spostarsi dal territorio dei nemici dichiarati a quello dei nonni che imparano a collaborare e a trasformare la propria distanza (di classe, di razza, di cultura) in vicinanza d’amore, l’unica capace di sostenere davvero la crescita della loro nipote. Il film racconta una storia inverosimile connotandola con infiniti elementi di verosimiglianza e permettendo di vedere le separazioni conflittuali con una lente di ingrandimento che non punta il dito sul conflitto tra ex coniugi, bensì sulla divisione e la guerra che spesso si viene a creare tra le famiglie allargate.

Black or white è un film utile, direi necessario, per tutti coloro che stanno affrontando una separazione difficile. Fa vedere quali passi indietro bisogna imparare a fare per mettere al centro dell’attenzione il bene dei minori, e invita ad essere onesti e consapevoli con se stessi prima di tutto. Quali sono i miei punti di forza nel prendermi cura di un minore? Ma soprattutto, quali sono le mie vulnerabilità? Qual è l’aiuto di cui più ho bisogno in questo passaggio della mia vita? Chi mi può aiutare? Infine, il film apre anche uno spiraglio sulla condizione di “nonno” che permette a molti uomini di scoprire codici affettivi e di entrare in contatto con le dimensione dell’ intimità e della tenerezza grazie ai nipoti. Si tratta di vivere una trasformazione che in molti non è avvenuta nel corso della propria storia di padri e che irrompe, potente e intensa, nella condizione di “nonnità”.

Il messaggio del film

Se nel film sono i pregiudizi razziali ad impedire agli adulti di essere buoni adulti per un minore nel corso di un processo di separazione, nella vita e nella quotidianità spesso sono i pregiudizi che nutriamo verso l’ex coniuge (e a volte anche verso la sua famiglia di origine) ad inquinare e intossicare il processo di separazione e l’individuazione delle migliori condizioni per la crescita di un figlio. Solo superando questi pregiudizi, liberandosi dalla rabbia che ci contamina, si può davvero alzare lo sguardo in modo oggettivo e consapevole sull’unica cosa che davvero conta: il maggior bene del minore.

 

Le domande da porci dopo la visione del film

1.Come la parola pregiudizio viene presentata in questo film?

2.Oltre agli aspetti legati alla razza, quali altri elementi divisivi compaiono nella storia e impediscono agli adulti di agire nel miglior interesse del minore?

3.Attraverso quali strumenti, parole, comportamenti, Eloise cerca di far comprendere al nonno Elliott che deve cambiare se vuole davvero aiutarla nella vita?

4.Il film apre anche una finestra sul tema delle dipendenze di cui spesso soffrono gli adulti che non hanno affrontato o superato un grave problema personale. La droga, nella prospettiva di Elliott, sembra meno grave dei suoi problemi con l’alcol. Conoscete adulti che non sanno gestire i propri problemi di dipendenza? Cosa comporta un processo separativo per chi vive un problema così impattante come una separazione coniugale?

5.Elliott, grazie ad Eloise, può scoprire una parte di sé che è rimasta silente fino a quel momento. Nel rapporto con Eloise si scopre tenero e intimo, come probabilmente non era riuscito ad essere con la propria figlia. Riflettete su come, a volte, gli uomini riescono ad affrontare il proprio status di nonno in modo completamente diverso da ciò che è loro successo diventando padri. Perché succede questo, secondo voi?

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