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Non saper dire di no. Come uscire dal tunnel della paura di dire no?

di Maura Manca, Psicologa

5 novembre 2019

665 Views

Dire di no non significa essere egoisti, significa riconoscere i propri bisogni e le proprie esigenze e imparare a farle vedere agli altri. In una relazione paritaria ci deve essere il dare e l’avere, non solo il dare.

Non saper dire di non solo un problema di tanti adolescenti, anche di numerosi adulti. Molto spesso nasce dalla paura che l’altra persona ci possa rimanere male o che si possa arrabbiare con noi. Si teme che l’altro si possa offendere, che “se la possa prendere”, e quindi, che si possa intaccare l’amicizia o il rapporto di coppia, se si tratta di un partner. Mettiamo in secondo piano il fatto che dovremmo essere apprezzati per la persona che siamo, non per ciò che gli diamo. Fare dei piccoli compromessi è una cosa, non dire ciò che si pensa o non fare ciò che si vorrebbe fare, è ben altra. Questo atteggiamento porta alla compressione, al trattenere e può creare con il tempo dei profondi disagi e delle forti inibizioni, favorendo anche l’insorgenza di disturbi psicosomatici.

Non dobbiamo ragionare per opposti e pensare che allora dovrebbe vigere il contrario, ossia l’imposizione della nostra opinione sull’altro: stiamo parlando di imparare ad esprimere la propria opinione e il proprio punto di vista e, quando serve, anche il proprio dissenso.

Non ci dobbiamo dimenticare che per gli adolescenti i legami di amicizia sono molto importanti. A volte sono simbiotici, anche totalizzanti. Si vestono in stock, parlano la stessa “lingua”, si identificano in un gruppo o in un modello. I ragazzi sono ancora in fase di strutturazione e stanno definendo la loro personalità. È normale che siano vulnerabili, ma bisogna insegnarli a non aver paura di essere se stessi, di esprimersi per ciò che sono, a dire quello che pensano, anche quando non seguono la corrente comune. Bisogna insegnarglielo fin da quando sono piccoli, facendoli liberamente esprimere e rendendoli giorno dopo giorno autonomi nel loro pensiero.

Dire di no è un esercizio che deve essere allenato insieme all’autostima, alla gestione delle emozioni e all’elaborazione della dipendenza psichica. Non si deve aver bisogno dell’altro, si deve voler stare con l’altro.

Il non sapersi imporre, certe volte, nasce dalla paura di perdere quel legame, quell’affetto, dall’abbandono, da una bassa stima di sé, da un’insicurezza personale che con il tempo può diventare un problema perché può portare a vivere la relazione con l’altro con ansia e tensione. In questo modo si rischia di perdere la propria serenità e tranquillità, si vive con la paura di poter essere “lasciati”, di non essere voluti o rifiutati dal gruppo. Per colpa di questo atteggiamento mentale, ho visto anche tanti adolescenti farsi trascinare in situazioni a rischio e piuttosto critiche, anche in situazioni in cui non si sarebbero mai messi da soli. Spesso si è spinti dal desiderio di apparire agli occhi degli altri come una “brava persona”, disponibile, carina, pensando di essere più desiderabili e che questo essere disponibili possa erroneamente essere interpretato come il mezzo per conquistare l’altro.

I NOSTRI BISOGNI E LE NOSTRE ESIGENZE NON DEVONO ESSERE MAI MESSI IN SECONDO PIANO RISPETTO AGLI ALTRI. NON VALIAMO MENO DEGLI ALTRI, ABBIAMO GLI STESSI DIRITTI.

La nostra felicità dipende solo da noi, non dagli altri. È importante insegnare ai bambini e agli adolescenti l’assertività intesa come quella caratteristica del comportamento umano che consente di esprimere le proprie emozioni e i propri punti di vista senza aver paura di far del male e di offendere l’interlocutore. È importante fargli capire che una vera amicizia o un amore non è basata sull’approfittarsi dell’altro, ma è un rapporto fondato sul rispetto dove ognuno ha i propri spazi, i propri tempi e caratteristiche individuali. Fare un favore è una scelta, farsi sfruttare è subire il comportamento dell’altro. Dire di no non significa essere egoisti, significa riconoscere i propri bisogni e le proprie esigenze e imparare a farle vedere agli altri. In una relazione paritaria ci deve essere il dare e l’avere, non solo il dare.

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