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Gifted. Cosa vuol dire essere speciali?

Cosa vuol dire essere speciali?

di Alberto Pellai, Medico Psicoterapeuta dell'età evolutiva, Ricercatore, Dip. Scienze Biomediche dell'università degli Studi di Milano

8 gennaio 2020

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Regia di Marc Webb. Un film Da vedere 2017 con Chris Evans, Mckenna Grace, Lindsay Duncan, Octavia Spencer, Jenny Slate. Cast completo Titolo originale: Gifted. Genere Drammatico – USA, 2017, durata 101 minuti.

Trama

Mary ha sette anni ed è una bambina “gifted”, ovvero dotata di un’intelligenza superiore, soprattutto in ambito matematico. Mary appartiene ad una famiglia, le cui donne si sono sempre distinte per un’eccezionale intelligenza matematica, molto superiore a quella posseduta dagli altri bambini. In qualche modo, questa caratteristica così eccezionale, rende Mary una bambina incapace di integrarsi con il resto del mondo. A scuola si annoia, e la sua eccezionalità viene scambiata dagli altri compagni per “anormalità” ed “eccentricità”, impendendole perciò di inserirsi in modo adeguato all’interno delle relazioni tra pari. Mary viene cresciuta dallo zio Frank, un uomo single, che ha rinunciato ad una brillante carriera universitaria dopo che la sorella, mamma di Mary, si è suicidata. Anche lei era una “gifted” e la loro mamma pensava che dovesse realizzare scoperte di portata mondiale. La notte in cui la mamma di Mary si è uccisa, corrisponde al momento in cui era riuscita a trovare la soluzione di un quesito molto complesso, intorno al quale aveva speso tutti gli anni della sua adolescenza e giovinezza.
Frank sa quanto la sorella abbia sofferto della propria condizione di “bambina prodigio”. Indirizzata precocemente ad una vita da adulta, ha dovuto rinunciare a tutto ciò che un minore deve sperimentare durante la propria età evolutiva: giochi, amicizia, innamoramenti. Proprio l’interruzione di una storia d’amore, cominciata da poche settimane e finita per il brusco intervento della madre, spaventata dal fatto che questo evento distogliesse la ragazza dai propri impegni di studio e di ricerca, aveva generato un enorme scossone all’equilibrio emotivo della mamma di Mary. Di tutto questo è consapevole Frank, che si è dato come obiettivo nella vita quello di proteggere Mary da tutti gli errori che sono stati fatti con la sua mamma. Per questo la iscrive ad una scuola normale, frequentata da bambini normali. E non vuole, in nessun modo, che Mary venga avviata ad una carriera accademica e di ricerca. Lui vuole che Mary possa fare la vita di ogni altra bambina della sua età.
E’ in opposizione a questa decisione, che ricompare sulla scena la nonna di Mary, la quale intraprende una lunga e complessa battaglia legale contro il proprio figlio Frank: pur consapevole del dolore che c’è stato nella loro vita famigliare a causa del talento prodigioso di sua figlia, la nonna è convinta che l’eccezionalità della nipote non possa essere né trascurata né sottostimata. La bambina, per lei, deve frequentare una scuola all’altezza delle sue doti e conseguire gli eccezionali risultati che erano mancati alla mamma.

Che cosa ci insegna questo film?
Il film si dipana su tre livelli ben intrecciati tra loro e che tengono lo spettatore incollato allo schermo. Da una parte ci mostra le sfide evolutive che una bambina con talento prodigioso, deve affrontare nel corso della sua crescita. Cosa vuol dire essere eccezionali? Come si fa a gestire un’intelligenza così superiore alla media, quando si è solo una bambina? E che cosa significa coltivare un talento ma al tempo stesso rimanere coinvolti in un percorso di crescita che sa rispettare i passaggi fase-specifici in termini di relazionalità ed emotività?
Un secondo livello narrativo è quello in cui si vede la battaglia legale in corso tra lo zio Frank e sua madre (ovvero la nonna di Mary) per ottenere la custodia della bambina. Questa parte del film, ci mostra una bambina, che come tante altre in cause di divorzio, si trova contesa tra due adulti che non riescono a generare una mente comune in relazione ai suoi bisogni di crescita. Il film mette bene in evidenza, come in questi casi i bambini diventino vittime non della separazione, bensì dell’incapacità degli adulti di gestire il conflitto sotteso ad essa. Mary non è contesa tra una madre e un padre, come solitamente succede nei processi separativi. La sua custodia è oggetto di litigio tra zio e nonna: ma il dolore che il conflitto tra i due produce in lei è ugualmente intenso e rischia di distruggerne l’equilibrio emotivo.
Infine, il film ci mostra come una comunità sa generare quel villaggio capace di crescere un bambino, quando la sua famiglia di riferimento fatica in questo senso. Attorno a Mary ci sono delle figure adulte bellissime e molto affettuose: la vicina di casa di Frank, la maestra di Mary. Queste figure si contrappongono ad altre molto meno efficaci e valide. Complessivamente, il film mostra però l’importanza di una genitorialità sociale e condivisa che, di fronte a casi complessi, come quello di Mary, rimane l’unica garanzia per tutelarne la crescita.
Il film “Gifted” ci fa molto riflettere. In un tempo in cui molti adulti cercano di “spremere”  il talento dei minori, indirizzandoli precocemente a carriere da grandi o su percorsi di adultizzazione che rischiano di comprometterne l’equilibrio psico-emotivo, la storia di Gifted ci insegna che i bambini hanno prima di tutto bisogno di essere bambini e che è responsabilità degli adulti trovare un modo per valorizzarne il talento senza sciupare però un’età che ha bisogni unici e che, se vede quei bisogni negati, rischia di compromettere in toto il successo evolutivo del minore.<

Il messaggio del film

I bambini sono prima di tutto bambini. Anche se dotati di eccezionale talento, la prima cosa da fare è preservare i loro bisogni di crescita.

Le domande da porci dopo la visione del film

a) Come mai secondo voi, l’elevato QI (quoziente intellettivo) di Mary che le permette di raggiungere risultati accademici così elevati, non permette alla bambina di manifestare un altrettanto elevata competenza sul piano emotivo e relazionale?

b) Che cosa vi colpisce del comportamento dello zio e della nonna di Mary? Quali sono i punti di forza e quali le fragilità dell’uno e dell’altra?

c)  Che cosa pensate della decisione che viene presa, alla fine del film,  per garantire a Mary di proseguire il suo percorso di crescita senza saltare le sue normali tappe di sviluppo, ma al tempo stesso preservando e valorizzando il suo prodigio eccezionale?

d) Che cosa avreste fatto, voi, di diverso al posto dello zio di Mary?

e)  L’intervento che la nonna ha fatto con la mamma di Mary, quando si era innamorata in giovane età, come lo valutate? Come avrebbero dovuto andare le cose? Perché la ragazza decide, secondo voi, di adattarsi completamente alle aspettative della madre?

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