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Il sonno degli adolescenti

di Maurizio Tucci, Presidente Laboratorio Adolescenza

8 gennaio 2020

749 Views

Gli adolescenti dormono meno di quanto sarebbe necessario alla loro età, vanno a letto molto tardi ed hanno un sonno spesso disturbato da una costante “connessione” – effettiva e/o psicologica – con il loro ambito relazionale. E’ quanto emerge dall’indagine nazionale “Adolescenti e Sonno”, realizzata da Laboratorio Adolescenza e Istituto di Ricerca IARD. L’indagine – che si è avvalsa della collaborazione della Associazione Culturale Pediatri (ACP) e del supporto incondizionato di Uriach Italia-divisione Laborest – è stata curata da Carlo Buzzi, ordinario di Sociologia dell’Università di Trento, referente dell’area sociologica di Laboratorio Adolescenza e membro del Comitato Scientifico di Istituto IARD. Il lavoro si è svolto tra i mesi di novembre 2018 e maggio 2019 su un campione nazionale rappresentativo di 2019 studenti (1027 maschi e 992 femmine) frequentanti la classe terza media inferiore (fascia d’età 13-14 anni).

I risultati dell’indagine

Per gli adolescenti esiste una “questione sonno” (in particolare riguardante le femmine) che merita attenzione. Solo il 6,8% del campione intervistato afferma di dormire almeno 9 ore per notte (“dose” di sonno opportuna a quell’età), mentre il 20% dorme addirittura meno di 7 ore. D’altra parte andando a letto tra le 22.00 e le 23.00 (55%) o dopo le 23.00 (28%), di tempo per riposare adeguatamente, specie se si è in periodo scolastico, non ne resta molto.

Inoltre, il 72% delle femmine e il 58,5% dei maschi sostiene di avere problemi ad addormentarsi (al 13% il problema si presenta spesso) e al 66% (72,3% delle femmine) capita (qualche volta o spesso) di svegliarsi durante la notte e di non riuscire più ad addormentarsi. Anche i risvegli notturni risultano più frequenti di quanto non sarebbe ragionevole aspettarsi da ragazze e ragazzi di quell’età.

“Ritardare più del dovuto il momento di andare a dormire – evidenzia Maria Luisa Zuccolo, responsabile del “Gruppo di lavoro adolescenza” dell’Associazione Culturale Pediatri – può determinare la comparsa di un vero disturbo del ritmo sonno-veglia dovuto alla mancata sincronizzazione tra ritmo interno (tentativo di dormire in un momento incompatibile col proprio orologio interno) e ritmo imposto dalle esigenze sociali (alzarsi per andare a scuola). Secondo i pochi dati disponibili in letteratura, la frequenza del problema, chiamato Sindrome da fase del sonno ritardata, nella popolazione adolescenziale è stimata tra il 7-16%, ma rilevamenti empirici e, soprattutto, i dati di questa ricerca ci descrivono una situazione decisamente più allarmante”.

L’immancabile telefonino

Tra le cause che contribuiscono a far diminuire quantità e qualità del sonno degli adolescenti emerge, ancora una volta, il fatidico telefono cellulare attraverso il quale continuano a rimanere connessi con il loro mondo “social”.

Connessione che va dal “Non spegnere il cellulare neanche di notte” (66% delle femmine e 56% dei maschi), all’avere l’abitudine di inviare messaggi sui social anche di notte (60% delle femmine e 56% dei maschi). Oppure nel rituffarsi nel loro “mondo social” quando non riescono a prendere sonno (40%), tentando di utilizzare come “sonnifero” una delle cause dell’insonnia, in una sorta di bizzarra terapia omeopatica.

Ti capita, durante la notte, di messaggiare con i tuoi amici sui social network?

2019 maschi femmine
Mai 42,0 44,2 39,7
Qualche volta 40,9 37,5 44,5
Spesso 15,8 16,7 14,7

Gli effetti negativi della connessione H24 appaiono evidenti: afferma di dormire meno di sette ore a notte il 14,7% di quelli che lo spengono e il 32,9% di quelli che lo lasciano acceso; così come tra chi lo tiene acceso aumenta la percentuale di chi fa fatica a prendere sonno (69,2% vs 61%).

Ma cosa fanno i teen-insonni quando non riescono ad addormentarsi? Per la maggioranza (44% delle femmine e 36% dei maschi) – lo abbiamo già detto – il comportamento più frequente è navigare su Internet o utilizzare i social. Uno scarso 30% accende la televisione, meno del 10% – e non ci stupisce – legge qualche pagina di un libro.

Problema sottovalutato

E’ significativo registrare che, anche quando la difficoltà ad addormentarsi si manifesta frequentemente, meno del 30% dice di averlo fatto presente al proprio medico e meno della metà ne ha parlato con i genitori.

Difronte alla difficoltà di dormire, inoltre, il 44% si affida a camomilla e tisane, mentre meno del 10% utilizza prodotti non farmacologici (a base di valeriana, melatonina o altro), e il 3% afferma di essere ricorso anche all’utilizzo di farmaci. Ma anche in questo caso non sempre si ricorre al medico.

Se/quando non riesci a dormire, prendi qualcosa che pensi ti possa aiutare?

Totale maschi femmine
Prendo una tisana/una camomilla 44,0 35,5 52,7
Prendo prodotti, NON FARMACI, che favoriscono il sonno (prodotti a base di Valeriana, Melatonina, altro) 9,6 8,3 10,9
Prendo farmaci per dormire 3,7 4,1 3,3

“Due evidenze – sottolinea Marina Picca, Presidente della SICuPP (Società Italiana Cure Primarie Pediatriche) Lombardia – che devono spingere noi pediatri a trattare l’argomento “sonno” con maggiore attenzione.  Dobbiamo, con gli adolescenti, porre attivamente domande sul loro sonno e sulle difficoltà che eventualmente riscontrano nell’addormentarsi o nel riaddormentarsi in caso di sveglia notturna. Così come dobbiamo affrontare l’argomento telefonino che, almeno di notte, andrebbe rigorosamente spento”.

Insonnia: cause, effetti e rimedi

Ma perché fanno fatica ad addormentarsi? I “pensieri” (riguardo se stessi, gli amici, la famiglia, la scuola…) sono la motivazione maggiormente indicata (specie dalle ragazze) come causa della difficoltà ad addormentarsi, seguiti dal non aver sonno all’ora giusta, ma in altri momenti della giornata, e dalla preoccupazione per la scuola (non è un caso che in periodo non scolastico il problema diminuisce).

I motivi per cui si dorme male – risposta multipla

Totale maschi femmine
La sera mi vengono tanti pensieri 63,8 56,1 71,8
Non ho sonno all’ora giusta 60,5 59,1 62,0
Sono preoccupato/a per la scuola 55,1 48,8 61,6
Mi sento nervoso/a 47,1 39,5 54,8
Mi sento triste 37,9 26,3 49,9
Sono preoccupato/a per gli amici 26,0 21,1 30,9
Altro 9,5 10,5 8,5

Gli effetti principali del dormire poco e male sono prevalentemente la difficoltà ad alzarsi la mattina (82%) o l’avere difficoltà a svolgere le abituali attività quotidiane perché si ha sonno durante il corso della giornata (55%).

Gli effetti del dormire poco e male – risposta multipla

Totale maschi femmine
Faccio fatica ad alzarmi la mattina 82,3 79,6 85,1
Il mio rendimento scolastico peggiora 30,6 33,3 27,8
Ho mal di testa al mattino/durante il giorno 40,6 34,0 47,5
Ho difficoltà a svolgere le abituali attività quotidiane, perché di giorno ho sonno 54,9 50,1 59,9
Temo di avere qualcosa che non va 16,5 16,3 16,7
Altro 10,9 10,9 10,9

In ultimo, interessante osservare le loro riflessioni su quali comportamenti sarebbe opportuno adottare per garantirsi un migliore riposo notturno.

In teoria sono bravissimi e consapevoli e indicano correttamente stili di vita virtuosi quali “ritmi di vita regolari”, “attività sportiva quotidiana”, “alimentazione sana” e – soprattutto – “cellulare spento durante la notte”. Peccato che, riguardo tutti gli aspetti citati, razzolino molto peggio di come predichino.

Per migliorare il riposo notturno – risposta multipla

Totale maschi femmine
Ritmi di vita regolari 82,0 81,6 82,5
Attività sportiva durante il giorno 79,0 79,0 79,0
Alimentazione sana 73,0 71,9 74,2
Cellulare spento e lontano dal letto 65,9 63,9 68,0
Non assunzione di bevande eccitanti (tè, cola…) 57,1 54,5 59,7
Studio non eccessivo di sera 53,3 52,6 54,1
Utilizzo contenuto di cellulare, tablet, PC… 44,6 42,6 46,7
Non essere da solo/a in camera 21,6 20,4 22,9

Prevenzione attraverso lo stile di vita

Che lo stile di vita e i ritmi regolari aiutino ad avere un sonno davvero ristoratore emerge anche da un’altra evidenza registrata dall’indagine: tutti gli aspetti descritti, riguardo il sonno, risultano manifestarsi in modo significativamente più critico tra gli adolescenti che vivono nelle grandi aree metropolitane, rispetto ai loro coetanei residenti in città o comuni più piccoli.

Carlo Buzzi, direttore scientifico dell’indagine così spiega il fenomeno: “La grande città offre indubbiamente più stimoli, più opportunità e, per alcuni versi, può anche favorire una maggiore apertura mentale dei giovanissimi, ma il prezzo che si paga sono dei ritmi di vita più stressanti (basti solo pensare ai tempi di spostamento), orari meno cadenzati, ed anche una competitività maggiore. E’ inevitabile che tutto questo abbia degli effetti anche nel momento del riposo serale e notturno al quale si arriva complessivamente meno rilassati”.

Una riflessione che dovrebbe spingerci a sollecitare i nostri ragazzi – magari fornendo noi stessi un esempio virtuoso – ad abitudini di vita complessivamente più sane.

Family Health si impegna a diffondere la cultura della prevenzione consapevoli che il primo passo per il proprio benessere è pensare alla salute.

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