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Troppi video pornografici nei telefoni dei bambini. Che impatto ha la pornografia sullo sviluppo?

di Maura Manca, Psicologa

8 gennaio 2020

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Viviamo in una società sempre più smart e sempre più tecnologica e i minori, di conseguenza, sono sempre più a contatto con un numero crescente di stimoli da elaborare, spesso anche relativi a contenuti non pertinenti per la loro età. Non sono appropriati perché i più piccoli non hanno ancora uno sviluppo cerebrale, cognitivo ed emotivo tale per comprendere ed elaborare ciò che vedono senza subirli passivamente, inoltre, non hanno neanche un bagaglio di esperienza tale da poter comprendere dove “collocare” quel tipo di contenuti e non li possono inserire all’interno di un tessuto di conoscenze precedentemente strutturato. Sono sempre più precocemente a contatto anche con gli stimoli di natura sessuale a partire da immagini e video, anche pornografici, che possono trovare gratuitamente sui vari canali presenti nel web. Non ci dimentichiamo che tantissimi bambini vivono parte della loro giornata all’interno dei social network e sui motori di ricerca e che filtrare i contenuti e le loro ricerche in rete non è poi così facile.

Il cervello di un bambino è ancora in fase si sviluppo e rischia di non dare il giusto significato alle immagini di sesso. Nel momento in cui non sono ancora in grado di elaborarli, rischiano di diventare elementi perturbanti e di creare un’eccessiva attivazione emotiva. Che tipo di apprendimento acquisiranno nel momento in cui nella maggior parte dei casi sono “vergini” da un punto di vista delle conoscenze sulla sessualità perché nessuno in precedenza ne ha mai parlato con loro?

La pornografia non deve essere il mezzo con cui i bambini si avvicinano alla sessualità, devono essere accompagnati in questo percorso naturale di crescita sotto tutti i punti di vista per evitare che gli venga offerta una rappresentazione della sessualità sbagliata, dove la connotazione emotiva viene meno oppure, di creargli degli apprendimenti che possono potenzialmente andare anche a condizionarli anche in epoche future a livello affettivo e comportamentale.

Essere certi che i bambini non si imbattano in questo tipo di immagini è praticamente impossibile al giorno d’oggi. Anche il genitore più attento, che inserisce il maggior numero di filtri possibili e che monitora attentamente, non può vigilare su tutto ciò che accade a scuola o a casa degli amichetti. Ci sono sempre dei bambini più scaltri, o meno controllati, che hanno libero accesso ai contenuti presenti in rete e mostrano anche agli altri compagni gli esiti delle loro ricerche.

In tanti casi non ci vogliamo rendere conto che parliamo di bambini di 7,8 o 9 anni che si “istruiscono” in rete e che vedono filmati pornografici. Non si può far finta di niente, è necessario fargli acquisire nuove competenze che gli possono consentire di poter decodificare e contestualizzare correttamente ciò che vedono. In questo caso giocano un ruolo fondamentale gli adulti di riferimento. Molti genitori non si sentono pronti per parlare di sessualità con i figli, si inibiscono, hanno paura di sbagliare, altri non lo vogliono fare perché vivono nella convinzione che i bambini siano angioletti asessuati. I bambini hanno la loro vita amorosa, ovviamente differente da quella degli adulti, hanno anche la loro sessualità basata molto sull’esplorazione del proprio corpo.

Il dialogo con gli adulti è possibile solo se i genitori sono predisposti a confrontarsi con loro su questi argomenti e manifestano un’adeguata apertura mentale. I bambini non devono crescere con la convinzione che la sessualità sia qualcosa di sbagliato, di sporco, amorale o che non si deve fare; devono capire che ci sono delle tappe dello sviluppo e che hanno dei riferimenti con cui confrontarsi in grado di chiarirgli i dubbi. Non significa ostentare o esibire la sessualità o, come temono molti genitori, autorizzarli o istigarli a farlo. L’educazione sessuale permette a un figlio di farsi un’idea concreta e più aderente alla realtà. Non si deve aspettare che sia sempre lui a fare domande pensando erroneamente che sia quello il momento più giusto. Si deve parlare con serenità, con buon senso, ovviamente usando parole appropriate per lo sviluppo del bambino, possibilmente facendogli degli esempi pertinenti per la loro età. Questa condizione li renderà adolescenti più responsabili e sicuri.

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