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Meningite: sintomi e cura

di Roberto Burioni, Professore Ordinario di Microbiologia e Virologia

30 gennaio 2020

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Un mesetto fa una buona parte dell’Italia era preoccupata per i casi di meningite che si stavano verificando con una frequenza anomala nelle province di Bergamo e Brescia. Niente panico, ma è bene capire cosa sta succedendo.

Prima di tutto, precisiamo che la causa di queste è un batterio molto pericoloso, che si chiama Neisseria menigitidis, comunemente detto meningococco di tipo C. Questo microbo soggiorna normalmente nella gola di numerosi portatori sani, tipicamente – in popolazioni non vaccinate – tra il 5 e il 10% delle persone. Se tutto va bene non succede niente ma talvolta le cose possono andare male: il batterio può penetrare all’interno dell’organismo, arrivare al sistema nervoso centrale e causare una gravissima infezione delle meningi, le membrane che per l’appunto ricoprono il cervello e tutto il resto. Il perché questo accada non sempre lo sappiamo: abbiamo la certezza che alcune condizioni cliniche predispongono a questo “ingresso indesiderato”, come la deficienza congenita di anticorpi o la mancanza della milza. Ma molto spesso il batterio penetra e non sappiamo il perché.

A questo punto succede un guaio, perché la meningite è una malattia estremamente insidiosa e difficile da diagnosticare. All’inizio sembra una banale influenza, con i sintomi delle solite infezioni virali respiratorie: febbre, mal di testa e via dicendo. Ad un certo punto però la situazione precipita: appaiono i sintomi e i segni tipici della meningite, ma a quel punto è tardi per la terapia. La situazione del paziente, specie se si tratta di un bambino, peggiora rapidamente e drammaticamente e troppo spesso si arriva tardi con le cure, che consistono sostanzialmente in alte dosi di antibiotici. Insomma, anche in presenza delle migliori terapie la mortalità per meningite è altissima, tra il 10 e il 20 per cento; inoltre, tra quelli che salvano la pelle, un quinto riporta danni permanenti, spesso molto gravi, come è purtroppo capitato, per esempio, alla bravissima Bebe Vio.

Insomma, come terapia non siamo messi molto bene: per fortuna, però, abbiamo un vaccino molto efficace. E’ stato messo a punto negli anni 90 da un ricercatore italiano che il mondo ci invidia, Rino Rappuoli, e si è dimostrato sicuro ed efficacissimo. La caratteristica particolarmente favorevole di questo vaccino è che, se utilizzato correttamente, non protegge solo i vaccinati ma induce una efficace immunità di gregge che limita notevolmente la circolazione del meningococco C proteggendo anche i non vaccinati. Vediamo meglio la questione.

Come lavora il meningococco

Il meningococco di tipo C circola in maniera particolarmente intensa in due gruppi di persone: i bambini molto piccoli e gli adolescenti. Proprio per questo nel Regno Unito, dove per motivi sconosciuti  c’erano molti casi di questa malattia (quasi 2000 all’anno, contro le poche centinaia all’anno che si registrano in Italia) nel 1999 venne intrapresa una campagna massiccia di vaccinazione contro il meningococco C. Furono vaccinati tutti gli individui da 0 a 18 anni. Senza alcun obbligo, si raggiunse una copertura notevolissima, superiore al 95%. I risultati, a distanza di pochi anni, furono incredibili. La meningite da meningococco C era praticamente scomparsa. Quello che risultava sorprendente era il fatto che non era scomparsa solo nel gruppo di individui vaccinati, ma in tutta la popolazione, anche quelli che il vaccino non l’avevano mai visto! (vedi figura)

Questa storia ci spiega come si combatte efficacemente il meningococco di tipo C: vaccinando tutti i bambini e facendo il richiamo a tutti gli adolescenti. Purtroppo in Italia abbiamo una copertura insufficiente e della immunità di gregge non possiamo ancora giovarcene. Quando ci sono concentrazioni anomale di casi, come è accaduto in Lombardia, è indispensabile da un lato somministrare antibiotici per profilassi a tutti i contatti stretti delle persone che si sono ammalate; dall’altro vaccinare anche gli adulti perché in queste situazioni particolari è indispensabile aumentare il livello di immunità delle persone.

In ogni caso è bene ricordare che il meningococco è certamente un batterio molto pericoloso, ma che si trasmette solo con contatti prolungati e ravvicinati: condividere l’abitazione, il luogo di lavoro, stare a lungo nella camera di un malato. Oppure, visto che il batterio è presente nella saliva, si può trasmettere a chi ha avuto contatti con quella dei malati.

Fermo restando che tutti queste precauzioni sono indispensabili, è bene ribadire che il modo migliore per difendersi è vaccinare tutti i bambini e fare il richiamo a tutti gli adolescenti: così saremo tutti protetti e semplicemente la meningite sparirà, o quasi. Come è successo in Regno Unito!

Fonte del grafico: S. Plotkin, Vaccines, 6th edition. Pag 404.

Fonte del grafico: S. Plotkin, Vaccines, 6th edition. Pag 404.

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