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Figli

Imparare ad accettare tutto quello che un figlio mette nella nostra vita è la chiave per permetterci di diventare genitori accoglienti, disponibili e felici.

di Alberto Pellai, Medico Psicoterapeuta dell'età evolutiva, Ricercatore, Dip. Scienze Biomediche dell'università degli Studi di Milano

21 febbraio 2020

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Regia di Giuseppe Bonito. 2020 con Paola Cortellesi, Valerio Mastandrea, Stefano Fresi, Valerio Aprea, Paolo Calabresi. Cast completo Genere Commedia – Italia, 2020, durata 97 minuti.

Trama

Sara e Nicola sono una coppia di quarantenni sui generis. Entrambi impegnati in un lavoro che li appaga e gli permette di avere una vita degna di questo nome, stanno crescendo una splendida figlia di sei anni che frequenta la scuola primaria. Tutto va bene, tutto fila liscio fino a che nella loro vita non arriva Pietro. Pietro: di nome e di fatto. Pietro porta molte nuove sfide nella vita dei suoi genitori. Risvegli notturni, fatica, stanchezza, rivoluzioni nelle priorità delle rispettive agende professionali. Così quell’equilibrio che la coppia aveva conquistato e su cui aveva stabilizzato molti dei propri funzionamenti sembra vacillare se non addirittura rompersi.
Le domande che la sorellina di 6 anni fa al ritorno a casa di Pietro – ovvero “C’era proprio bisogno di fare un altro figlio? Stavamo tanto bene prima. Non poteva rimanere in ospedale?” – sono domande che entrano anche nel mondo interno di Sara e Nicola. Loro per primi sentono che la loro esistenza ha subito una brusca e inaspettata sferzata e spesso si sentono totalmente impotenti di fronte ai cambiamenti che non sanno come gestire e come affrontare.
Provano perciò a guardare fuori dalla propria coppia, a cercare sostegno in chi potrebbe loro fornirne. Ma la loro richiesta di aiuto ai nonni cade nel vuoto. Perché i nonni si sono appropriati dei propri tempi e dei propri spazi e non sono disponibili a mettersi a disposizione dei figli e dei nipoti. E’ come se la forza dei legami famigliari non significasse nulla di fronte al bisogno di soddisfare piccoli e grandi bisogni narcisistici. Provano allora a chiedere aiuto alla “pediatra delle pediatre”, alla più famosa, popolare ed esperta guru dei genitori presenti in città, che a suon di 300 euro a visita, fornisce consulenze fatte di “niente”, in una totale incapacità di sintonizzazione emotiva e concreta con chi le chiede aiuto.
E’ così che progressivamente i due genitori si sentono sempre più soli ed isolati: estranei a se stessi, all’altro, al figlio che devono crescere e che sembra essere diventato solo un dovere che non conferisce alcun piacere.
Il rischio è quello di perdersi, di lasciarsi andare alla deriva. Ce la faranno Sara e Nicola a riprendere in mano il bandolo della loro vita, a reimparare a credere che il loro amore è più forte di tutto e che la forza di una coppia sta nello sperimentare una unione che va costruita giorno dopo giorno, in mezzo a ciò che succede.

Il messaggio del film

Il film fornisce una visione disincantata, a tratti cinica, a tratti divertente e molto realistica delle coppie odierne che si affacciano sul territorio della genitorialità, soprattutto quando prendono la decisione di non crescere un figlio unico. Gli ostacoli da affrontare sono numerosi e si trovano dappertutto: dentro di noi, intorno a noi. Ci si sente molto soli oggi di fronte alla prospettiva della plurigenitorialità, perché non c’è, nel nostro contesto socio-culturale, alcun sostegno concreto né alcuna valorizzazione. I figli perciò diventano dei pesi, perché pesano. Pesano sulla carriera dei loro genitori, sulle loro scelte di autonomia e libertà, sul bilancio famigliare. E’ sempre stato così, ma oggi diventa ancora più evidente perché i figli, e in generale i bambini, sembrano essere diventati dei pesi per tutti. Come racconta il film, lo sono per la società, lo sono per la famiglia allargata, lo sono quando entri in uno spazio in cui gli adulti vorrebbero essere “childfree” ovvero liberi da quelle ingerenze, interferenze, distrazioni che un bambino necessariamente ti impone. Il film perciò racconta la fatica di guardare ai figli come risorsa non solo per la propria vita personale, ma anche per la vita collettiva. E infatti, la nostra è una società sempre più vecchia, totalmente ripiegata su se stessa, dove di fronte alle fatiche che il film racconta così bene, la tentazione generalizzata è quella di fuggire via, guardare da un’altra parte, non farsene carico.
Sara e Nicola, alla fine, trovano il loro modo. Di essere genitori. Di essere coppia. Ma soprattutto di essere se stessi. E scoprono che la sfida grande di un amore coniugale che diventa genitoriale non è progettare una fuga da tutto, ma è imparare a restare, a resistere, a sostare. Perché questo ci fa crescere, mentre cresciamo i nostri figli. E ci permette di dare senso a tutto.
Il film rappresenta una sorta di “piccolo manuale di autoformazione” in cui ogni coppia con figli può riconoscersi e rispecchiarsi. Abbiamo la percezione che il rischio della separazione tra Sara e Nicola sia lì, dietro l’angolo. E invece alla fine loro restano. E imparano a farlo non per dovere, ma per scelta attiva. In un tempo in cui il baby clash (ovvero il collasso della coppia con relativa separazione entro il terzo anno di vita del proprio figlio) è un fenomeno sempre più frequente e ho portato ad un incremento esponenziale delle separazioni precoci nella coppie con figli, il film è un documento sul valore della “resistenza famigliare”, intendendo il concetto di resistenza non un semplice star vivi, ma un “costruire i significati” che danno senso al nostro star vivi.

Le domande da porsi dopo la visione del film

a)    In quali aspetti delle fatiche di Sara e Nicola vi riconoscete?

b)    Quali figure intorno a voi possono esservi di aiuto in modo più efficace e concreto di quelle che circondano la coppia dei protagonisti?

c)    Quali sono gli ingredienti dello “stare insieme” di Sara e Nicola che alla fine permettono loro di attribuire un senso evolutivo e costruttivo alla loro vicenda famigliare?

d)    La figura della “pediatra guru” spesso compare anche nelle nostre vite di genitori: cerchiamo una ricetta fornita da qualcuno che ci permetta di cancellare ogni problema. A voi è capitato? Che cosa avete imparato da quell’esperienza?

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