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Coronavirus: che l’emergenza sanitaria non diventi emergenza sociale

di Maurizio Tucci, Presidente Laboratorio Adolescenza

5 marzo 2020

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Come vivono gli adolescenti l’emergenza coronavirus? Anche se sembrano meno soggetti al contagio rispetto agli adulti – benché le ragioni scientifiche non siano ancora del tutto chiare – sono comunque “immersi”, specie quelli residenti nelle zone “rosse” e “gialle”, in una situazione sanitaria e sociale che non ha precedenti recenti nel nostro Paese.

Ed è proprio a Milano che Laboratorio Adolescenza ha attivato un canale di comunicazione con i tanti adolescenti con cui l’associazione lavora, nelle scuole, per monitorare il loro vissuto in questa situazione critica.

Anche se la ragione è tutt’altro che rassicurante, una inaspettata settimana di “vacanza” da scuola, di per sé, rientra ancora in qualcosa che viene vissuta con leggerezza: “riposiamo un po’ di più”, “facciamo uno stacco”, “recuperiamo un po’ di studio”. Ma se la settimana diventano due, e chissà che non si arrivi alla terza, la percezione un po’ cambia. Perché la scuola, per gli adolescenti, non è solo “studio”, ma è anche “socialità”, ed è proprio la socialità che questo maledetto virus rischia di incrinare.

In una situazione quale quella che stiamo vivendo la prudenza è d’obbligo, ma non bisogna consentire che ceda il posto all’allarmismo incontrollato. Un virus che si trasmette attraverso il contagio aereo è particolarmente insidioso, ma questo non significa che non si possano adottare degli efficaci comportamenti di prevenzione e che l’unica difesa sia l’isolamento.

La chiusura delle scuole nelle Regioni più colpite dal contagio è stato un provvedimento saggio e opportuno; meglio una settimana, o anche due, di chiusura in più, piuttosto che riaprirle in una situazione di incertezza. Opportuno anche chiudere o evitare luoghi particolarmente affollati, ma per evitare la trasmissione del virus non cadiamo nell’eccesso di “trasmettere”, agli adolescenti, la paura “dell’altro”.

C’è quel “medio” in cui, secondo i latini, “stat virtus” che dobbiamo avere sempre come punto di riferimento. Comportarsi – nel proprio sociale quotidiano – come se il virus fosse solo sulle cronache dei giornali? Convincersi (atteggiamento tipico degli adolescenti) che non potrà mai riguardare me o i miei amici? No. Bisogna, invece, renderli consapevoli che in un momento come questo è necessario adottare delle precauzioni straordinarie, proprio per salvaguardare la propria socialità.

Lavarsi le mani spesso ed accuratamente, mantenere la distanza di sicurezza tra le persone, evirate i contatti fisici, smettere per qualche settimana di “darsi il cinque” o di sbaciucchiarsi invece di dirci solo “ciao”. Precauzioni banali, facili da attuare, ma forse proprio per questo spesso sottovalutate.
Ma c’è un altro aspetto che dobbiamo tenere sempre presente quando parliamo di adolescenti; sempre lo stesso: l’esempio. Impariamo ad essere, noi adulti, prudenti ed equilibrati. Non barrichiamoci in casa con provviste per sei mesi di isolamento, ma continuiamo ad avere la nostra vita sociale con consapevole accortezza e adottiamo noi per primi le precauzioni che, per quanto banali possano sembrare, sono uno strumento di prevenzione straordinariamente efficace.

 

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