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A quale distanza si trasmette il coronavirus?

di Roberto Burioni, Roberto Burioni Professore Ordinario di Microbiologia e Virologia, Università Vita-Salute San Raffaele di Milano

7 aprile 2020

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Uno degli argomenti più discussi è il modo attraverso il quale il coronavirus si trasmette da una persona all’altra. Si può trasmettere a un metro? A due metri? A distanza?

Per capire bene il rischio di infezione da coronavirus associato alla distanza è necessario comprendere la base delle modalità di trasmissione dei virus emessi dall’apparato respiratorio nell’ambiente. Questa emissione avviene continuamente, quando il paziente infettato parla, e – in maniera molto più efficace – quando tossisce o starnutisce. Trascuriamo lo starnuto (che è un potentissimo diffusore di goccioline, ma che per fortuna viene solitamente emesso in un fazzoletto, o auspicabilmente nella piega del gomito) e rimaniamo fermi alla tosse e al comune parlare, comportamenti durante i quali comunque emettiamo le suddette goccioline..

Alcuni virus, come il morbillo, si trasmettono attraverso goccioline minuscole. Questi sono i più contagiosi (l’infettività del morbillo sembra essere 8-9 volte superiore a quella del coronavirus) perché in questo caso le microscopiche goccioline rimangono sospese molto a lungo nell’aria e riescono a infettare anche a grandi distanze, per esempio anche attraverso i condotti di ventilazione.

Altri virus, come il coronavirus e l’influenza, per fortuna si avvalgono principalmente per la trasmissione di goccioline molto più grandi, chiamate “droplets”. In questo caso, essendo la dimensione delle goccioline molto maggiore, queste non riescono a rimanere sospese nell’aria per più di un secondo: dopo questo brevissimo tempo cadono a terra a causa della forza di gravità. La distanza che riescono a percorrere queste droplets non è in genere superiore a 1 metro e raramente arriva a 2 metri. Per cui la possibilità di contrarre l’infezione è relativa alla capacità di un soggetto sano di intercettare in quel secondo una di queste goccioline. In altre parole, i virus come il morbillo rimangono sospesi come la nebbia, quelli come il coronavirus cadono a terra come la pioggia entro breve distanza dal paziente che li emette.

Detto questo, è ovvio che qualunque situazione possa portare una persona a una distanza minore di due metri rispetto a un paziente infettato può essere pericolosa. Per cui la regola da tenere valida è molto semplice: in tutte le situazioni è indispensabile lasciare tra una persona e l’altra almeno un metro e mezzo. Questo vale a mensa, in ufficio, in una riunione. Distanze minori espongono al contagio.

Esiste però un’ulteriore considerazione da fare: le goccioline contenenti il virus non necessariamente cadono a terra, ma si depositano sulle superfici che sono intorno al paziente, contaminandole. Per cui stare a distanza di sicurezza protegge da una possibile infezione attraverso l’aria che viene respirata, ma bisogna ricordare che gli oggetti e le superfici (tavolo, scrivania) che si trovano nel raggio di un metro da una persona infetta e infettiva vengono contaminati e possono essere causa di contagio se qualcuno tocca questi oggetti o superfici con le mani e poi se le porta agli occhi o in bocca. Su questo torneremo poi, ma si sottolinea l’importanza della pulizia accurata delle superfici e degli ambienti con dei detergenti .

Infine, queste sono regole generali e noi non conosciamo perfettamente il comportamento di questo nuovo coronavirus. Non è impossibile che in situazioni particolari (stanze particolarmente affollate, ambienti molto angusti come gli ascensori) il virus possa rimanere sospeso per più tempo nell’aria. Per questo è importante andare sempre negli ascensori da soli e arieggiare frequentemente gli ambienti affollati che sono comunque da evitare.

In ogni caso, l’emissione di queste “droplets” viene ostacolata moltissimo se si indossa una semplice mascherina chirurgica. Per questo, alla ripresa delle attività, sarebbe auspicabile che tutti ne indossassero una.

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