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Smallfoot. Il mio amico delle nevi

La diversità a volte spaventa e allontana. Ma entrando davvero in relazione con chi ci pare differente e a volte pericoloso, possiamo scoprire di essere sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda.

di Alberto Pellai, Medico Psicoterapeuta dell'età evolutiva, Ricercatore, Dip. Scienze Biomediche dell'università degli Studi di Milano

14 maggio 2020

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Regia di Karey Kirkpatrick, Jason Reisig. Un film con Zendaya, Channing Tatum, Gina Rodriguez, LeBron James, Ryder James, Danny DeVito. Cast completo Titolo originale: Smallfoot. Genere Animazione, Avventura, Commedia, – USA, 2018, durata 96 minuti.

Trama

Migo è uno yeti che appartiene ad una comunità di suoi consimili che vivono sulla cima dell’Himalaya, in un punto che sta “sopra le nuvole” caratterizzata da forte rarefazione di ossigeno, in cui perciò è impossibile la sopravvivenza degli uomini. Migo è figlio di Dorgle, che tutte le mattine, attraverso un rituale tramandato di generazione in generazione, suona il gong annunciando a tutti gli Yeti il sorgere del sole e l’inizio di una nuova giornata. Dorgle sta preparando il passaggio del testimone: sarà suo figlio a compiere questo rituale. Nel corso di un allenamento un po’ maldestro, Migo si trova scaraventato in un territorio in cui compare uno “smallfoot” (piede piccolo), ovvero un essere umano. Gli Yeti parlano degli esseri umani come personaggi mitologici che non esistono nella realtà: Migo invece ne ha incontrato uno in carne ed ossa. Quando cerca di comunicarlo a tutta la sua comunità, viene però subito smentito dal “guardiano delle pietre”, che è il detentore del potere e della verità, il quale ne smentisce l’annuncio – bollandolo come una sonora menzogna – e lo allontana dal villaggio. Comincia così il viaggio di Migo nel mondo che non ha mai conosciuto ed esplorato. Con la complicità di alcuni amici, pure loro banditi dal villaggio, Migo riuscirà a trovare lo smallfoot, dopo aver fatto un lungo salto attraverso le nuvole, che lo porta nel villaggio abitato dagli esseri viventi. Quello smallfoot si chiama Percy ed è il regista di un programma dedicato alla natura che, dopo aver ottenuto un grande successo, è andato scemando nell’interesse di sponsor e spettatori. Sta vivendo una profonda crisi personale e professionale. Vorrebbe realizzare un servizio sugli yeti, ma non avendone mai incontrato uno, si è deciso a fabbricare una “fake news”: fingendo di averne incontrato uno per davvero. Invece, Percy incontra Migo, un vero yeti e, credendo che si tratti della sua collaboratrice travestita da yeti, gira con lui un servizio che farà il giro del mondo.

Il cartone prosegue mostrando l’incontro tra Percy e tutta la comunità degli yeti. Attraverso Percy, la comunità degli Yeti giunge a contatto con un vero “smallfoot” e quindi di prepara a negare la credenza che li rendeva esseri mitologici, non presenti nel mondo reale. Invece gli esseri umani – e Percy ne è testimone – esistono per davvero e non sono creature mostruose, di cui aver paura. Partendo dalle reciproche distanze e differenze, progressivamente è possibile ricostruire un’alleanza che in passato era stata compromessa, con una modalità di distanziamento e negazione che nella comunità degli Yeti il “guardiano delle pietre” vorrebbe mantenere inalterata e “per sempre”. Perciò tutti i tentativi di integrazione tra le due parti, messe in atto da Migo e dai suoi compagni, sono soggette ad ostacoli e resistenze basate su pregiudizi e sospetti reciproci. Ognuno guarda l’altro con uno sguardo che si appoggia su preconcetti e stereotipi.

Nel frattempo Percy, rimasto nel territorio degli Yety, sta per morire, a causa della rarefazione di ossigeno che a quell’altezza, ne rende impossibile la sopravvivenza. Per metterlo in salvo, una Yeti di nome Meeche decide di contrapporsi alle regole vigenti e di riportarlo nel territorio degli umani. Viene seguita da altri compagni, tra cui Migo. Meeche, una volta raggiunto il villaggio abitato dagli esseri umani e messo in salvo Percy, per errore semina il panico e viene inseguita dalle forze dell’ordine. Sembra così che i pregiudizi che il Guardiano delle Pietre aveva manifestato verso gli esseri umani vengano confermati in pieno: anche di fronte a Yeti che salvano l’uomo e non lo aggrediscono, gli esseri umani si mettono in posizione di attacco con l’intenzione di catturarli e farli fuori. Ma come in tutte le belle favole, anche in Smallfoot il lieto fine è assicurato.

Cosa ci insegna questo film 

Smallfoot è una favola a lieto fine. Ma la sua trama poggia su contenuti molto importanti per l’età evolutiva. Presenta con modalità molto coinvolgenti e decisamente ben sviluppate una storia che sfida lo spettatore a riflettere su temi di importanza fondamentale quali l’empatia e la capacità di mettersi nei panni degli altri, l’integrazione tra soggetti differenti e che vivono nella prospettiva di rimanersi “distanti”.

Migo è un esempio di coraggio e resilienza, affronta crisi personali e si deve confrontare con il conflitto tra potere che dà le regole e “rivoluzione” positiva che prova a cambiarle per il bene di tutti. La storia di Migo è una metafora della crescita che si affida e si fida del mondo adulto, ma poi con quel mondo deve interagire anche in modo conflittuale e con un approccio critico. Non tutto ciò che le generazioni passate affermano come verità assolute, sono “tali”. E crescere vuol dire anche imparare ad utilizzare un nuovo paio di occhiali rispetto alla storia da cui veniamo, affrontando il nuovo e l’ignoto perché potrebbero non rappresentare una minaccia, ma un’opportunità.

Il cartone, oltre ad una storia molto bella e a un’ottima caratterizzazione dei personaggi, presenta anche inserti musicali di grande pregio, ricchi di ritmo ma anche con messaggi educativi incorporati in canzoni di grande impatto.

Infine, un messaggio significativo è testimoniato dalla parabola attraversata da Percy all’interno della storia. Ossessionato dal bisogno di popolarità, il regista è disposto a tutto pur di non perdere il proprio status presso il suo pubblico. Ma la popolarità che va cercando cozza con il valore dell’integrità, più volte ribadito nella storia e testimoniato dalle scelte coraggiose e responsabili di molti personaggi della storia. Nella parte finale della storia, Percy sa rimettere a fuoco la sue priorità di vita, proprio all’insegna del valore dell’integrità. Fornendo un insegnamento di alto valore educativo.

Il messaggio del film

La diversità a volte spaventa e allontana. Ma entrando davvero in relazione con chi ci pare differente e a volte pericoloso, possiamo scoprire di essere sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda. Metterci in relazione con gli altri, imparare a scoprire ciò che l’altro è davvero, al di là di pregiudizi e stereotipi, è il prerequisito che ci consente di ottenere il meglio, trasformando ogni potenziale scontro in un salvifico incontro.

Le domande da porsi al termine del film

– La storia di Percy racchiude in sé alcuni dei rischi che i nostri figli possono incontrare nel ricercare popolarità istantanea all’interno del web: quali elementi, tratti da questa storia, utilizzereste per affrontare questi argomenti con i vostri figli, sulla base delle vicende raccontate.

– Nel film c’è un evidente conflitto tra il bisogno di esplorazione dei giovanissimi e il desiderio di protezione degli adulti: è un conflitto che anche noi genitori viviamo ogni giorno con i nostri figli. Ci sono stati litigi in famiglia, negli ultimi mesi, che avevano questo tema al centro? Come li avete gestiti?

– Più in generale, come funzionate voi genitori, rispetto al tema della protezione dei figli e del loro bisogno di correre rischi, scoprire l’ignoto, andare incontro a nuove esperienze e libertà?

–         Il film celebra l’importanza di trovare armonia e desiderio di incontrarsi e sostenersi, pur nelle differenze reciproche: quanto il tema dell’integrazione e dell’accettazione della diversità è presente nel vostro progetto educativo? Potete individuare tre situazioni in cui il tema si è palesato all’interno delle vostre vite? Come lo avete gestito: con apertura o con chiusura? Discutetene insieme

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