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Figli iperconnessi. In aumento il rischio di adescamento online. A cosa fare attenzione?

di Maura Manca, Psicologa

18 maggio 2020

861 Views

L’isolamento prolungato rappresenta una condizione che sta portando sempre più a vivere agganciati alla rete a partire dalla didattica digitale, fino alla gestione delle relazioni, giochi, sport e intrattenimento. In questo modo, il rischio di essere adescati cresce notevolmente.

Secondo recenti stime, infatti, i numeri delle persone adescate da quando è scoppiata l’epidemia da Coronavirus, soprattutto di minori, sono in netto aumento. Secondo i dati rilevati dall’Associazione Meter, ente che da anni si occupa di minori e della loro tutela,  le segnalazioni sono incrementate del 40%.
L’adescamento online può avvenire secondo svariati canali: social media, chat, gruppi privati, blog, videogiochi. Per queste ragioni, soprattutto i più piccoli, sono una popolazione ad altissimo rischio. Più sono piccoli, meno sono forniti di strumenti per fronteggiare gli adescatori. Non hanno ancora raggiunto lo sviluppo emotivo e cognitivo tale per essere in grado di effettuare una valutazione critica del problema e quindi riconoscerlo nell’immediato. Nella maggior parte dei casi si rendono conto di essere stati adescati solo dopo essere caduti nella rete. Gli adescatori creano spesso profili finti, inseriscono immagini e informazioni false per fingere di essere qualcun altro, come coetanei o giovani poco più grandi oppure ragazzi/e di bell’aspetto. Cercano di attrarre a sé le giovani vittime e di manipolarle inviandogli messaggi sui social network o sulle chat, facendo gli “amici”, utilizzando un linguaggio tipico infantile o adolescenziale, per essere più credibili e creare un rapporto di fiducia. I più piccoli, infatti, nella loro ingenuità, tendono a credere a ciò che trovano in rete, si fidano degli altri e non riflettono sul fatto che dietro uno schermo possa nascondersi chiunque. Ad essere più a rischio sono proprio i ragazzi o i bambini più soli, che presentano una profonda insicurezza interiore, che hanno bisogno di creare legami e di sentirsi accettati: tali fragilità li portano ad essere più facilmente manipolati e spesso, non appena trovano qualcuno che li ascolta e li comprende, si lasciano andare, senza conoscere i rischi che corrono.

“Per fortuna sono entrata su questo WhatsApp di circa 50 persone, anche se non li conosco mi sento finalmente capita!” “Se non avessi trovato loro, sarei diventata matta a stare h24 con i miei genitori dentro casa”

Gli adulti di riferimento, molto spesso, sono anche loro privi di strumenti per comprendere che i figli possono essere adescati anche sotto i loro occhi, magari attraverso il loro smartphone. Ignorano anche le modalità con cui questo avviene. In troppi casi, infatti, sono convinti di poter controllare la situazione, ma nel momento in cui non sono a conoscenza di tutte le attività anche particolarmente subdole con cui si aggirano queste persone nel web, non potranno riconoscere il problema anticipandolo, ma intervenire solo a fatto compiuto. Purtroppo, anche se è difficile da accettare, è un problema più diffuso di quello che si possa pensare.

Come capire se un figlio è vittima di grooming?

  1. C’È UN CAMBIAMENTO NEL SUO TONO DELL’UMORE. Per quanto possa fingere che vada tutto bene, gli occhi non mentono, per cui è importante osservare se il suo sguardo è più cupo, se è pensieroso o se tende ad isolarsi in casa. Si può avere la sensazione che stia nascondendo qualcosa. Può apparire turbato o triste dopo aver trascorso del tempo in rete, oppure mostrarsi ansioso di ricevere qualche notifica o messaggio.
  2. HA VARIATO LE SUE ABITUDINI. Il periodo di quarantena che stiamo vivendo ha cambiato già la solita routine quotidiana per cui può essere più difficile capire se c’è qualcosa che non va, però non vanno mai sottovalutati alcuni cambiamenti, anche se minimi. Ad esempio tende a stare per più tempo da solo chiuso nella sua stanza oppure ad andare a dormire tardi, restando attaccato a pc o smartphone. Può anche variare il modo di atteggiarsi, di vestire e di parlare, utilizzando una modalità più seduttiva.
  3. HA CAMBIATO IL MODO IN CUI UTILIZZA LA TECNOLOGIA. Tende a trascorrere molto più tempo davanti allo schermo, a scrivere in maniera assorta nelle chat e a diventare particolarmente nervoso quando non può accedere allo smartphone o alla rete.
  4. ADOTTA DELLE MISURE PER TENERE NASCOSTE LE SUE ATTIVITÀ IN RETE. Inserisce nuove password sui suoi dispositivi, non appena vi avvicinate o entrate nella sua camera scatta e interrompe bruscamente ciò che stava facendo oppure diventa più nervoso e vi allontana per non essere disturbato. Tende a parlare molto meno di ciò che fa online e ad essere più evasivo quando si prova a chiedergli qualcosa su questo.

Sicuramente è importante conoscere i figli, osservarli nel loro insieme, non solo nei singoli comportamenti. Questi segnali possono orientare il genitore e aiutarlo a comprendere se sta vivendo una situazione di disagio. Bisogna però ricordarsi che tanti bambini e adolescenti sono veramente bravi a nascondere ciò che hanno dentro e che possono manifestare il proprio disagio anche attraverso altre modalità espressive e altri canali comunicativi. Non fermatevi mai alle apparente e davanti a un loro “sto bene” buttato lì.

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