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La fine dell’emergenza: un’occasione per smettere di fumare

di Maurizio Tucci, Presidente Laboratorio Adolescenza

29 maggio 2020

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Una ricerca della Foundation for a Smoke-Free World, effettuata nel mese di aprile, mette in evidenza che durante il lockdown si è fumato di più, ma ci sono anche segnali incoraggianti circa la possibile spinta a smettere di farlo. 31 maggio – “Giornata mondiale senza tabacco” promossa dall’OMS – un’occasione per sensibilizzare alla prevenzione dei danni da fumo.

Una recente ricerca, commissionata dalla Foundation for a Smoke-Free World e condotta da Nielsen su un campione di 6.801 consumatori di tabacco e nicotina in 5 Paesi (Stati Uniti, Regno Unito, Italia, Sudafrica e India) tra il 4 e il 14 aprile scorsi, ha evidenziato come oltre due terzi degli intervistati ricorrano al tabacco e alla nicotina come mezzo principale per far fronte a stress e ansia. Inoltre, quasi il 40% dei fumatori ha aumentato il consumo di questi prodotti nel periodo preso in analisi.

L’indagine italiana

In Italia l’indagine ha coinvolto – attraverso un questionario on-line – un campione di 1500 fumatori (uomini e donne) di età compresa tra i 18 e i 69 anni.

Il 29% del campione ha affermato che il distanziamento sociale ha avuto un impatto molto negativo sulla propria serenità mentale. Le donne si si sono dichiarate più colpite degli uomini (35% vs 24%), così come a soffrire di più la situazione sono risultati i fumatori (sia di sigarette tradizionali che elettroniche) abituati a una vita sociale mediamente più intensa, come i più giovani, nella fascia di età compresa tra i 18 e i 24 anni (40%), e coloro che vivono nelle grandi città (36%).

Tabacco e nicotina restano strumenti per combattere lo stress

Circa la metà degli intervistati (48%) ha affermato di usare normalmente prodotti a base di tabacco e nicotina per far fronte allo stress e all’ansia, e il 27% ha dichiarato di aver fumato di più nel periodo di quarantena. Le altre attività utilizzate per combattere lo stress sono risultate essere: esercizi fisici (45%) e bricolage (36%). Ma il 13% ha fatto ricorso all’alcol.

Paura di maggiori rischi di contagio legati al fumo 

Circa 1 un intervistato su 4 (26%), tra i fumatori di sigarette tradizionali, crede che il fumo aumenti il rischio di contrarre il Covid-19. Nella fascia di età tra 18 e 24 anni la percentuale sale al 38%. Solo 1 su 5 (21%) crede, invece, ci sia maggiore rischio di contagio legato all’uso della sigaretta elettronica.

Aumento del rischio di fumo passivo

Prima del lockdown il 61% degli intervistati che usano tabacco combustibile lo facevano anche in casa. La percentuale è salita al 71% nel periodo delle restrizioni, con conseguente aumento del rischio di esposizione al fumo passivo per chi vive con i fumatori.

Una “occasione” da cogliere

Come la ricerca ha confermato, le sigarette, e il fumo in generale, rappresentano ancora – per i fumatori – un rimedio essenziale per combattere lo stress e l’ansia. Inevitabile, da un certo punto di vista, che in una situazione carica di ansia e di paure come quella che abbiamo vissuto, il fumo potesse rappresentare una valvola di sfogo.

Ciononostante, secondo quanto emerge dalla ricerca il 37% dei fumatori tradizionali ha preso in considerazione la possibilità di smettere di fumare proprio durante il lockdown, anche se solo il 18% ha effettivamente provato a farlo. Più virtuosi i giovani fumatori. Tra quelli compresi tra i 18 e i 24 anni, il 47% ha preso in considerazione la possibilità di smettere di fumare e il 34% ci ha effettivamente provato. Se si considerano solo gli utilizzatori di sigarette elettroniche, il 49% di questi ha considerato la possibilità di smettere e il 37% ci ha effettivamente provato.

“Ora che le restrizioni vanno allentandosi progressivamente e quindi anche la carica di ansia si attenua –commenta Riccardo Polosa, Fondatore e Direttore del CoEHAR, Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo dell’Università degli Studi di Catania – potrebbe essere la migliore occasione per incoraggiare chi fuma ad allontanarsi definitivamente da questa malsana abitudine”.

D’altra parte, al di là dei ben noti danni che il fumo produce, proprio in questa fase di ripresa della socialità condizionata da norme igieniche per la protezione dall’infezione, l’atto del fumo che – come segnalato dall’OMS – implica che le dita e le sigarette, magari contaminate, siano a contatto con le labbra, aumenta la possibilità di trasmissione del virus dalla mano alla bocca. Oltre al ben noto fatto che il tabacco comporta una ridotta capacità polmonare il che aumenta il rischio di un decorso più grave qualora si contragga la malattia.

Una nota di ottimismo

L’unico elemento positivo correlato a questa tragedia che ci saremmo tutti voluti evitare è che si è probabilmente radicato maggiormente, nelle persone, il concetto di prevenzione della salute. Oggi è ovviamente legato essenzialmente al rischio Covid-19, ma la prevenzione non è qualcosa che “funziona” a compartimenti stagni. Se il concetto “fa breccia” nella sensibilità di qualcuno, è altamente probabile che condizioni virtuosamente tutti i comportamenti. Pensiamo soltanto all’uso della “mascherina” che – come avviene normalmente tra la maggioranza delle popolazioni asiatiche – viene utilizzata per proteggersi e proteggere chi ci sta vicino anche da un banale raffreddore.

Proprio confidando su questo, Family Health intensificherà i suoi sforzi per promuovere la cultura della prevenzione tout-court. Oggi – in concomitanza con la “Giornata mondiale senza tabacco” promossa dall’OMS (31 maggio) – parlando di fumo, domani e sempre parlando di tutti gli i temi a noi cari.

Family Health si impegna a diffondere la cultura della prevenzione consapevoli che il primo passo per il proprio benessere è pensare alla salute.

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