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Adolescenti troppo “stressati” dalla didattica digitale

di Maura Manca, Psicologa

4 giugno 2020

296 Views

La scuola sta diventando sempre più digitale: video, dirette e webinar sono il nuovo modo di fare formazione e di entrare in relazione con gli altri, compresi i compagni di scuola. Che impatto ha sui bambini e sugli adolescenti? Questa nuova modalità basata sull’utilizzo del digitale in tutte le sue espressioni è diventata la loro nuova realtà. Anche i più piccoli che devono sviluppare ancora tutta una serie di competenze prosociali e relazionali, sono sempre più connessi. Ormai da quando si svegliano, fino a quando vanno a dormire usano devices digitali e app per svolgere ogni tipo di attività. Anche tanti adolescenti e giovani adulti si sono visti catapultare tutte le loro attività, dalla didattica, alle relazioni sociali all’interno di uno schermo. Hanno dovuto affrontare questa continuità digitale senza aver avuto e avere il tempo di metabolizzare il cambiamento forzato e senza poter accedere a uno spazio che li possa riportare in una dimensione fisica e relazionale diretta.

Per ora ci troviamo a dover affrontare una serie di problemi legati alla stanchezza fisica e psicologica, all’accumulo di stress dovuto anche all’iperstimolazione. Occhi stanchi e spesso arrossati, affaticamento alla vista, mal di schiena o di collo, dovuti soprattutto ad una postura troppo statica, e a volte scomoda per via anche del posizionamento dei pc o dei vari strumenti che funzionano bene solo in alcuni punti di casa. Mal di testa più frequenti del solito, stanchezza e affaticamento e, in alcuni specifici casi, apatia, scarso appetito e a volte difficoltà nel dormire. Tutto questo è amplificato dai frequenti problemi di connessione che rendono tutto più difficile. La voce metallica spesso delle voci richiede uno sforzo maggiore e un dispendio energetico non indifferente per capire ciò che viene detto. Non ci dimentichiamo la convivenza in spazi chiusi anche tra più persone.

Perché si stancano tanto a interagire davanti a uno schermo?

È molto più faticoso decifrare la comunicazione verbale e non verbale attraverso uno schermo e richiede maggiore concentrazione. Le attese vanno gestite da un punto di vista emotivo in maniera differente rispetto all’interazione diretta, attraverso il web deve essere tutto più dinamico. Inoltre, molti ragazzi che si sentono sotto osservazione: hanno paura del giudizio degli altri, possono sperimentare vissuti di inadeguatezza e alcuni devono anche fare i conti con la propria immagine corporea. È vero che alcuni ne hanno trovato giovamento, soprattutto i ragazzi più timidi e introversi che si sentono maggiormente protetti dal distanziamento sociale e difesi dallo schermo, ma è una vittoria apparente che serve solo a rimandare il problema.

Un altro elemento è la difficoltà ad essere spontanei davanti alla telecamera, guardando il proprio viso sullo schermo come davanti ad uno specchio.

 “L’altro giorno, durante la video-lezione la prof ci ha obbligati ad accendere la videocamera: volevo sparire in quel momento! Non ho aperto bocca per l’intera ora”.

“Mi vergogno tantissimo: mi vedo brutta nello schermo ma soprattutto non sopporto sentire la mia voce”. Sono le parole di alcuni adolescenti.

Due parole sulla Didattica a Distanza 

Non è un’analisi approfondita di tutte le dinamiche che si attivano con la didattica a distanza e di tutti i suoi pro e contro, però, è possibile dire che l’attenzione dei ragazzi rischia di subire un sovraccarico cognitivo producendo dispersione e scissione delle capacità attentive. Durante le videolezioni, infatti, per evitare che questo non accada, andrebbe favorita al massimo la focalizzazione dell’attenzione su ciò che è fondamentale eliminando tutto il superfluo per evitare un’ulteriore iperstimolazione. I contenuti e la modalità con cui vengono espressi devono essere studiati in maniera specifica e idonea per il pubblico che si ha davanti e realizzati in modo che non vadano a gravare sull’attenzione e sulla concentrazione. Studiare è già faticoso per molti di loro, non può rappresentare un ulteriore sforzo. La didattica a distanza, rispetto a quella in presenza, richiede ovviamente tempi diversi, ai quali è opportuno prestare grande attenzione per evitare di ottenere l’effetto contrario. La partecipazione dei ragazzi non è favorita automaticamente dall’uso della tecnologia,  funziona se si lavora sulla compartecipazione. In più non ci dobbiamo dimenticare che lo studente, in tanti casi, fatica ad interagire con il docente e il livello attentivo cala velocemente. La tecnologia non può essere un sostituto, può essere utilizzata come supporto all’apprendimento delle discipline curricolari e non può essere interpretata come mera assegnazione di pagine da studiare o l’invito a eseguire specifici compiti. Ci sono alcuni studi che sottolineano come un apprendimento significativo si possa raggiungere quando l’allievo riesce a mettere in relazione le nuove conoscenze con i sistemi di pre-conoscenze già possedute e ha bisogno del suo tempo di sedimentazione e di sperimentazione e ad oggi, non corrispondono ai tempi del digitale.

In più, è fondamentale sincerarsi che la strumentazione tecnica e di rete veloce sia a disposizione di tutti e che siano messi nelle stesse condizioni. La didattica a distanza non è un sostituto della didattica frontale, può essere un accompagnamento, uno strumento diversamente educativo da utilizzare dopo che i professori saranno tornati dietro i banchi per studiare l’apprendimento digitale in base all’età e si saranno di conseguenza livellati tra di loro circa le competenze e la comunicazione digitale.

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