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Insegniamo lo spirito di sacrificio ai bambini e agli adolescenti senza sacrificarli

di Maura Manca, Psicologa

4 giugno 2020

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“Noi siamo abituati al sacrificio, ma questi ragazzi, che non lo conoscono come faranno?”. Sono le parole di alcuni nonni preoccupati per la generazione dei più piccoli.

La parola sacrificio è strettamente legata alla sensazione della frustrazione, nonostante la sua origine antica  significhi letteralmente “sacrum facere”, rendere sacro qualcosa o qualcuno. È quindi legato al concetto di scelta personale e di rinuncia. In effetti, nelle varie fasi della crescita, si educa troppo poco allo spirito di sacrificio e, soprattutto le ultime generazioni, sono poco inclini alla fatica fisica e mentale. Se fin da quando sono piccoli imparano a fare delle rinunce, capiranno anche cosa significhi poter perdere o rimandare qualcosa e capire che esistono i limiti, che la loro vita non può essere basata sul tutto e subito, ma che c’è un tempo per ogni cosa e magari anche una conquista. La vita è fatta di  rinunce, e tanti ragazzi non lo hanno mai sperimentato. I sacrifici nella vita sono in un certo senso inevitabili ed è bene che lo imparino fin dall’infanzia. Se non imparano a saper rinunciare o a saper lasciar andare e che non possono avere tutto, non saranno in grado di avere piena padronanza delle proprie emozioni e impulsi e rischieranno di vivere guidati dalle proprie aspettative che genereranno molte illusioni e conseguenti delusioni.

Perché sono poco inclini al sacrificio?

L’assenza o la scarsa presenza di spirito di sacrificio è il risultato dell’iperprotezione, dello spianare troppo la strada, tante volte favorita anche da una condizione di comodo, per gestire le proprie ansie o per accelerare i tempi in un mondo in cui si va un po’ troppo di corsa privilegiando gli aspetti legati al nozionismo e alle prestazioni rispetto a quelli emotivi. Troppo spesso c’è un deresponsabilizzare il figlio e di conseguenza se stessi come genitori, un dare la colpa agli altri, lasciando troppo spazio al giustificazionismo. Il comportamento del figlio viene spesso vissuto come una valutazione dell’essere “bravi” genitori.

Il problema non è solo educativo, è anche motivazionale. Sono poco motivati dall’ambiente, poco spinti ad una sana competizione con se stessi e con gli altri che li porta a lavorare su obiettivi individuali del tipo chi voglio essere e cosa voglio diventare e sulle relative strategie da utilizzare. Si deve incentrare il lavoro sui ragazzi sulla crescita personale, non può essere basato tutto prettamente sulle prestazioni.

Perché è importante sviluppare lo spirito di sacrificio?

Insegnare lo spirito di sacrificio, significa anche insegnargli a liberarsi del superfluo a favore di ciò che è essenziale, sempre che ci sia un essenziale in mondo basato troppo sui beni materiali, sulla velocità e sulla quantità a discapito della qualità. Per poter fare una rinuncia e quindi una scelta, serve avere un obiettivo chiaro. Imparare a fare dei sacrifici implica anche imparare a fare delle scelte. Permette di capire che non si può avere tutto dalla via e che l’avere è una conquista, non un atto dovuto. Di conseguenza, aiuta a comprendere anche il senso e il valore delle persone e delle cose. Tanti bambini e adolescenti, infatti, hanno troppi diritti e pochi doveri. Permette anche di sviluppare il senso di responsabilità, un’autonomia psichica e il sapersi gestire. Capita spesso di vedere reazioni esagerate davanti a un no o una sconfitta. Un non essere in grado di tollerare le frustrazioni e di gestire le emozioni conseguenti. Una negazione viene vissuta troppo spesso come un rifiuto o come un attentato alla propria integrità. “Il senso del sacrificio è l’assoluta umiltà necessaria per agire pur sapendo che non vedremo i risultati” (Alejandro Jodorowsky) ed è fondamentale per stimolare la capacità di adattarsi alle situazioni.

Educare al sacrificio e quindi alla rinuncia, significa anche educare alla responsabilità e alla sconfitta. Per vincere bisogna prima imparare a perdere.

Attenzione però a non pretendere troppo dai bambini e dagli adolescenti perché “un sacrificio protratto nel tempo può rendere il cuore una pietra” (William Butler Yeats).

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