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Magari. La famiglia come “il nostro marchio di fabbrica”

La famiglia come un po' “il nostro marchio di fabbrica”

di Alberto Pellai, Medico Psicoterapeuta dell'età evolutiva, Ricercatore, Dip. Scienze Biomediche dell'università degli Studi di Milano

19 giugno 2020

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Regia di Ginevra Elkann. 2019 con Riccardo Scamarcio, Alba Rohrwacher, Céline Sallette, Benjamin Baroche, Oro De Commarque. Italia, Francia, 2019, durata 104 minuti.

Trama

Alma, Jean e Sebastiano sono tre fratelli. Hanno fatto del motto “l’unione fa la forza” il mantra della loro vita. Anche perché i loro genitori sono invece l’esempio vivente dell’esatto contrario. Mamma e papà sono infatti separati e conducono vite molto diverse. I figli stanno a Parigi con la madre fervente credente di fede ortodossa, fortemente controllante su tutto e in attesa di un figlio dal nuovo compagno. Il padre, Carlo, invece, vive in Italia, scrive sceneggiature e appoggia il suo presente e il suo futuro sulla dimensione della precarietà più assoluta. La sceneggiatura alla quale sta lavorando necessita di continui rimaneggiamenti, proprio come la vita. Ma non sembra andare da nessuna parte, proprio come la sua vita.

Il film “Magari” racconta un breve periodo di vita dei tre figli con il padre. Durante le vacanze di Natale, infatti, i tre fratelli si trovano “depositati” nella casa paterna che dovrebbe accompagnarli a sciare e invece li trasloca in una casa di mare a Sabaudia, dove tutto è “fuori stagione”, un po’ come le vite dei protagonisti. La madre intanto sta progettando una trasferta dell’intera famiglia in Canada, all’insaputa dell’ex marito.

I ragazzi arrivano in Italia e si trovano scaraventati, letteralmente, in un altro modo. Il rigore e il controllo cui sono abituati lasciano spazio ad improvvisazione e assoluta mancanza di regole. Così i tre fratelli scoprono “in tempo reale” tutte le originalità e le differenze tra padre e madre che sono state alla base della separazione coniugale. Carlo infatti è un uomo che a fatica si sa “tenere” e gestire e quindi, di fronte alle responsabilità che il ruolo di padre gli impone, si mostra subito per quello che è: divertente e superficiale, inconcludente e carismatico. Si alternano scene di insopportazione e scene di affetto, momenti intimi e tenere con momenti di rabbia e frustrazione. Intanto i tre figli mettono a dura prova quel padre così narciso e inconcludente, fino al momento dell’incidente di uno dei tre che richiama sulla scena anche la madre e ricongiunge ciò che il tempo e la vita avevano separato.

Mentre tutto questo succede, ognuno dei tre fratelli non smette di essere se stesso e in particolare, Alma, la più piccola, sogna ad occhi aperti tante differenti immagini di matrimoni possibili. Nelle sue visioni c’è anche la scena in cui mamma e papà tornano all’altare per sposarsi. Una speranza che lei non può abbandonare e che coltiva anche con rituali improbabili, come bere bicchieri della propria pipì.

COSA CI INSEGNA QUESTO FILM

“Magari” è un film dove realtà e fantasia si intrecciano, nella malinconia o – meglio ancora – nostalgia di qualcosa che c’è stato, potrebbe esserci e invece non può esserci più. “Magari” è un film dove gli adulti sono quello che sono, i bambini li osservano con il loro sguardo che vede tutto, ma poi non riesce a mettere completamente a fuoco ciò che è comparso nel campo di osservazione. C’è il sogno di una famiglia perfetta, nelle immagini e nelle azioni di tre fratelli che possono e devono invece accontentarsi di una imperfezione evidente e irrimediabile. Ma questa è la vita.  Alla fine si scopre che i bambini si adattano a ciò che la vita mette loro accanto e imparano a far di necessità virtù. Come da sempre fanno i figli di genitori che si separano. Questo però non giustifica gli adulti e le loro inadempienze e di questo dobbiamo rendere merito alla regista. Ci verrebbe a volte, voglia di entrare in scena, di direzionare lo sguardo distratto di Carlo nella direzione in cui dovrebbe porsi.

IL MESSAGGIO DEL FILM

Quando nasciamo e cresciamo in un nucleo famigliare, la famiglia diventa un po’ “il nostro marchio di fabbrica”. E’ da lì che proveniamo. E’ li che impariamo a pensarci e guardarci. E’ li che cerchiamo il senso e il significato del nostro procedere in avanti nella vita. Anche se gli adulti sembrano a volte distratti e inconcludenti, affaticati o litigiosi, è sempre nel loro sguardo che i figli si cercano. E quando lo sguardo di mamma e papà diventa divergente, nasce e cresce un senso di confusione difficile da addomesticare.

Le domande da porsi dopo la visione del film

  1. Come giudicate gli stili dei due genitori del film?
  2. Come lo stile dei due genitori confonde i figli?
  3. Quali aspetti del comportamento dei figli vi sembrano indicatori dell’incapacità degli adulti di fare “ordine” nella loro vita?
  4. Alma continua a sperare che i due genitori si rimettano insieme: come si può dare certezza ad un bambino, aderendo al principio di realtà, nel processo separativo dei suoi genitori?

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