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Billy Elliott

Un ragazzo insegna a suo padre ad andare oltre ogni forma di pregiudizio e stereotipo

di Alberto Pellai, Medico Psicoterapeuta dell'età evolutiva, Ricercatore, Dip. Scienze Biomediche dell'università degli Studi di Milano

13 luglio 2020

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Regia di Stephen Daldry.  2000 con Jamie Bell, Gary Lewis, Jamie Draven, Julie Walters, Jean Heywood, Stuart Wells. Genere Commedia – Gran Bretagna, Francia, 2000, durata 110 minuti.

Trama 

Billy Elliott è un preadolescente, orfano di madre che cresce con il padre e il fratello – entrambi minatori – e la nonna. Billy ha   uno spiccato talento per la danza. Il padre, però, lo  iscrive ad un corso di boxe, sport per il quale Billy non ha alcun interesse.  Un giorno, di nascosto dal padre e su invito di una amica, Billy  si inserisce – unico maschio –  nella classa di danza  della palestra in cui invece suo padre vorrebbe che si formasse nella pratica dello sport con i guantoni.

Billy è un preadolescente molto competente. Brillante, autonomo, resiliente non si arrende alla richiesta del padre che vorrebbe in tutti i modi fargli lasciare la pratica della danza classica. Il padre teme, infatti,  che la danza femminilizzi suo figlio, la ritiene una pratica non adatta ad un giovane maschio  e probabilmente crede anche che fare una cosa che lui ritiene da ragazze esponga il figlio al rischio di diventare omosessuale. La maestra di danza di Billy però è sinceramente consapevole dell’enorme talento di Billy e pronta a combattere al suo fianco affinchè il ragazzo possa seguire il proprio sogno e mettere a frutto il proprio talento.

Il padre vive la decisione di Billy di lasciare la boxe per la danza come un vero e proprio fallimento del suo ruolo paterno. Avvia con il ragazzino un braccio di ferro per riportarlo “nei ranghi”, fino a negargli il permesso di continuare con le lezioni di danza classica. Ma la maestra di Billy gli rivela che vorrebbe prepararlo per farlo ammettere nella prestigiosa “Royal Ballet School” di Londra. Ci sono due settimane di tempo per prepararsi alle audizioni e Billy, di nascosto, continua a prepararsi con la sua docente. Salta però l’esame di ammissione, perché nella giornata in cui dovrebbe presentarsi alla selezione è costretto a seguire il padre che deve recuperare il fratello Tony, finito in carcere nel corso di una rivolta a tutela dei diritti dei lavoratori della miniera. La defezione di Billy fa infuriare la sua insegnante che a sua volta litiga con la famiglia di Billy, che si vede negato definitivamente il permesso di continuare ad esercitarsi nella danza. Tutto cambia la notte di Natale in cui Billy ritorna in palestra dove viene scoperto dal padre, di fronte al quale, però, mette in scena una danza, connotata da grande rabbia e potenza che lascia stupito lo stesso genitore e lo rende consapevole dell’enorme talento di suo figlio. Questo episodio segnerà la svolta: il padre diventerà un alleato della carriera da ballerino del figlio, che in mezzo a mille peripezie, riuscirà a diventare primo ballerino. Il riscatto di Billy è il riscatto anche di tutti i sacrifici che il padre ha fatto per permettergli di realizzare il proprio sogno.

Che cosa ci insegna questo film 

Questo film ci mostra un ragazzo che insegna a suo padre ad andare oltre ogni forma di pregiudizio e stereotipo. Molte volte i genitori costruiscono intorno al futuro dei figli scenari e copioni che non appartengono ai loro figli, ma a loro stessi. Il rischio diventa quello di non permettere ad un figlio di compiere il proprio processo di individuazione, non riuscendo perciò a diventare ciò che davvero si vuole essere. Billy, nel film, diventa metaforicamente genitore del proprio genitore: gli mostra cosa significa sostenere la crescita, permette al padre di dargli in dotazione non solo radici e appartenenza ma anche un paio di ali per volare verso il proprio destino. I cambiamenti che il padre fa per amore di Billy, all’inizio sembrano impossibili. Ma poi invece tutto accade e Billy può finalmente coronare il proprio sogno. Billy è una delle figure di preadolescente più simpatico, vitale e brillante  presenti nel cinema internazionale. La sua energia e la sua competenza emotiva straripano in ogni scena del film. Noi genitori di fronte alla sua storia comprendiamo quante volte i nostri “no”, all’interno della relazione educativa, siano detti più in funzione dei nostri bisogni di adulti che non dei bisogni di crescita dei nostri figli. E’ Billy che insegna a sua padre come si diventa genitore, mentre normalmente dovrebbe accadere il contrario. Ma la vita spesso procede come quando si va sulle montagne russe: salite scoscese e discese mozzafiato. Ed è proprio questo che il film ci racconta: una preadolescenza che fa lo slalom tra mille difficoltà e molte sfide, ma che alla fine vede il giovane protagonista capace di prendere in mano il proprio destino e di dirigerlo verso l’obiettivo ricercato.

Il film è meglio di un trattato di psicologia della preadolescenza, utilissimo per chi sta crescendo un figlio nell’età dello tsunami. Al tempo stesso contiene messaggi molto utili rispetto all’educazione di genere e alla prevenzione dell’omofobia e rappresenta un ottimo strumento per la conduzione di progetti di prevenzione e promozione della salute anche in ambito scolastico. Ideale per una visione condivisa tra genitori e figli, diverte, intrattiene e permette di aprire molti fronti di discussione tra genitori e figli.

Il messaggio del film

Sostenere la crescita di un preadolescente significa mettersi a guardare il mondo e la vita anche dalla sua altezza. Vuol dire sapergli stare a fianco e permettergli di mettersi in gioco individuando i suoi punti di forza e le sue vulnerabilità. A quest’età i ragazzi hanno ancora molto bisogno di essere sostenuti e accompagnati dallo sguardo vigile e dalla vicinanza educativa dei genitori, che devono però imparare a trovare la giusta distanza. Ovvero quella vicinanza che permette di non essere intrusivi e al tempo stesso di sostenere i bisogni di crescita del proprio figlio., senza stargli troppo col fiato sul collo. Soprattutto a quest’età i figli non sono più solo dei pensieri pensati, ma diventano anche “pensieri pensanti” e permettere loro di giocare un ruolo attivo e partecipe nelle scelte che riguardano la loro crescita, senza sostituirsi ad essi in modo direttivo e autoritario, è di importanza fondamentale.

Le domande da porsi dopo la visione del film 

1)  La storia di Billy mostra le difficoltà di un adolescente nell’individuare la propria strada, palesemente in contrasto con le aspettative familiari, e nel percorrerla fino in fondo. Ci sono aspetti della vostra preadolescenza e adolescenza che hanno attinenza con la vicenda raccontata nel film?

2)  Quali sono, secondo voi, i punti di forza e quelli di debolezza nella relazione tra Billy e il suo papà?

3)  Nonostante le avversità familiari, Billy non rinuncia alla sua passione e nel contempo non intraprende una guerra auto ed etero lesiva; quali sono le competenze più spiccate che vede in Billy, al di là del suo evidente talento per la danza? Quale di queste competenze vedete particolarmente rilevante anche in vostro figlio? Quale invece vorreste sostenere, perché si manifesti in modo più evidente?

4)    Il papà di Billy, nonostante la rigidità iniziale, poi cambia idea. Il padre modifica il suo atteggiamento, arrivando ad anteporre il sostegno al figlio a molti aspetti per lui fondamentali: le sue credenze, la propria pluriennale lotta sindacale, aspetti che non avrebbe mai pensato di rinnegare legati alla cultura di genere. Molti uomini pensano che di fronte ad un figlio non si deve mai cambiare idea o chiedere scusa, perché ciò ci farebbe apparire deboli: verificate invece, nella realtà se questo è l’approccio che serve di più ed è più efficace. Che cosa ne pensate di un genitore che chiede scusa ad un figlio e ripara un errore di cui è responsabile?

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