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È giusto che un figlio abbia dei segreti?

di Maura Manca, Psicologa

13 luglio 2020

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I segreti spesso spaventano. Tanti genitori pensano che dietro un segreto di un figlio si possano nascondere brutte sorprese.

Il segreto viene spesso letto come un nascondere le cose, un non voler condividere ciò che si vive o che si è vissuto. Tante madri e tanti padri temono anche di non riuscire ad accorgersi di cosa accada realmente in quel mondo inconfessato, poco conosciuto dei figli. Non vorrebbero mai e poi mai trovarsi davanti a situazioni inaspettate, si sentirebbero particolarmente delusi e in colpa. Anche per questa ragione a un bambino, o a un adolescente, durante le fasi della crescita, si ripete di frequente una delle frasi più gettonare del repertorio genitoriale: “A me puoi dire tutto”.

Magari fosse così” replicano tanti adolescenti a questa affermazione. In effetti, non è sempre così vero. Mi è capitato in numerose occasioni di imbattermi in ragazzi che hanno provato ad aprirsi, a raccontarsi ai genitori e che spesso, però, si sono trovati a dover affrontare una reazione genitoriale incoerente, a volte, anche in netto contrasto con ciò che era stato decantato verbalmente. Quando si ripete a figlio che si deve sentir libero di parlare di tutto, significa proprio di tutto, anche di quello che non si vorrebbe mai sentire, per non tradire la sua fiducia e lo sforzo di affrontare la situazione. Bisogna valorizzare i momenti di sincerità, non inibirli.

A volte, infatti, i segreti si originano nella paura del confronto, dal timore delle reazioni o delle conseguenze, e in alcuni casi, anche del giudizio. Altre volte, invece, rappresentano semplicemente uno spazio intimo e privato, fondamentale nel percorso di crescita di un bambino, che diventerà adolescente e poi adulto.

La parola segreto deriva dal latino: secretum da secernere mettere da parte, composto da se– e cernere separare. Richiama la capacità di filtrare, di scegliere cosa dire e cosa non dire, cosa tener “nascosto”, quale contenuto custodire dentro di noi senza essere rivelato.

È quindi giusto che un figlio abbia dei segreti?

È sicuramente giusto, anche se è importante fare una precisazione. I segreti relativi alla loro vita privata, ai loro sentimenti, alle loro amicizie, ai racconti degli amici che devono custodire  gelosamente, a ciò che è fisiologico per la loro crescita, è bene che ci siano, come del resto la capacità di mantenere un segreto quando si tratta di regali o di sorprese. In questo caso mantenere un segreto è anche un momento di complicità che può rinforzare un legame perché il segreto, cammina spesso a braccetto con la fiducia. Mi vengono in mente tanti racconti di figli complici di padri nel fare un regalo alla mamma, e viceversa, o anche di fratelli complici nel mantenere i loro piccoli segreti senza confidarli ai genitori. Il segreto non deve rappresentare un peso da sostenere. Decidere di non dire delle cose, non significa coprire qualcuno, anche per paura delle conseguenze. In questo caso è un segreto che può nuocere alla salute mentale e potenzialmente anche a quella fisica. Queste sono le situazioni in cui i figli non si devono mai tenere le cose per sé, ma coinvolgere un adulto di riferimento.

Per la loro tutela, è molto importante insegnargli fin da quando sono molto piccoli, l’importanza del dialogo e della condivisione e soprattutto, il valore della sincerità. Ovviamente, non ci si deve mai dimenticare l’efficacia educativa del buon esempio. I comportamenti insegnano molto più delle parole. È importante quindi essere coerenti con ciò che si dice, altrimenti le parole perdono la loro efficacia. Se si pretende che in famiglia viga la regola della sincerità, bisogna prima rispettarla.

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