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La “DAD” secondo gli insegnanti

di Maurizio Tucci, Presidente Laboratorio Adolescenza

16 luglio 2020

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Un giudizio sostanzialmente positivo di questa esperienza da un lato “improvvisata” ma che dall’altro ha aperto nuovi scenari. Bilanci e prospettive analizzando i risultati di una indagine on-line appena conclusa – realizzata da Laboratorio Adolescenza e Istituto di ricerca IARD – su un campione nazionale di 500 insegnanti delle scuole primarie e secondarie.

Calendario scolastico programmi, partecipazione e compiti “a casa”

 Il 36% degli insegnanti intervistati afferma di essere riuscito a svolgere, grazie alla scuola on-line, oltre l’80% delle ore di lezione rispetto al normale calendario scolastico e solo il 5,7% dei docenti ha affermato di essere riuscito a svolgere meno del 30% delle ore previste.

Analogamente il 61% è riuscito a svolgere tutto o quasi tutto il programma previsto, mentre meno del 10% ha lamentato di essere riuscito a svolgerne meno della metà.

Circa la partecipazione alle lezioni a distanza, secondo il 75% degli insegnanti ad esserci erano pressoché tutti i loro studenti, mentre soltanto il 5% ha affermato di avere avuto una partecipazione inferiore al 50%.

Relativamente alla “produzione di elaborati” da parte degli studenti: secondo il 61% dei prof delle superiori, tutti, o quasi tutti gli studenti hanno svolto i compiti assegnati; ma la percentuale scende al 42,5% tra i professori delle medie.

Efficacia, motivazione e soddisfazione

La maggioranza degli insegnanti di tutte le scuole (56,8%) ha complessivamente considerato l’attività scolastica online (in rapporto all’apprendimento) abbastanza efficace. Poco o per nulla efficace, invece, per il 39,6% (43,3% per i prof delle scuole primarie). Ma c’è anche il 3,7% che l’ha considerata “molto efficace”.

Decisamente positiva la percezione degli insegnanti sul livello di motivazione da parte degli studenti: il 60% l’ha considerata “buona”, l’11% addirittura “elevata”. “Modesta o nulla” solo secondo poco più di un quarto degli insegnanti intervistati.

Difficoltà riscontrate

La “lamentela” maggiore (e quasi unanime) degli insegnati (90,4%) è stata di aver lavorato troppo rispetto al normale. Segue la mancanza di contatto con gli studenti (che diminuisce con l’aumentare del livello scolastico: 91% scuole elementari 77,6% scuole superiori).  Poco segnalate le difficoltà ad impratichirsi degli strumenti necessari per svolgere le lezioni a distanza o riguardanti la scarsa funzionalità degli strumenti didattici disponibili. Gli insegnanti delle primarie hanno registrato una maggiore difficoltà, rispetto ai colleghi delle superiori, a ripensare le lezioni in chiave di didattica a distanza (64,1% vs 43,7%).

Difficoltà personali riscontrate

Significativo aumento del tempo dedicato al lavoro 90,4%
Il non avere contatti diretti con gli studenti 81,2%
La difficoltà a ripensare le verifiche a distanza con nessuna garanzia che non siano aiutati 79,6%
Difficoltà a separare il lavoro dal resto della quotidianità 68,0%
Il non avere contatti diretti con i colleghi 64,8%
Il tempo necessario a reperire materiale adatto alla didattica a distanza 64,1%
Difficoltà tecniche di connessione 56,8%
La difficoltà a ripensare le lezioni in chiave di didattica a distanza 47,6%
Uno scarso supporto nella formazione dei docenti 45,1%
La scarsa funzionalità degli strumenti didattici disponibili 37,3%
Difficoltà a conciliare il lavoro con il concomitante lavoro/studio di altri familiari 34,6%
La difficoltà ad impratichirmi velocemente nell’utilizzo delle piattaforme software 25,2%

Spiegazioni, interrogazioni, interazione con la classe

 Le difficoltà specificamente relative alla didattica hanno comprensibilmente risentito del livello della scuola. Pochi problemi nel gestire il momento della spiegazione online per i prof delle superiori, molte difficoltà a farlo, invece, nelle scuole elementari con bambini dall’altra parte dello schermo. L’aspetto più complesso è stato – per tutti – quello delle verifiche scritte, ma anche tenere alta l’attenzione della classe.

Tabella 2 – Difficoltà didattiche riscontrate

MOLTO / ABBASTANZA DIFFICOLTOSO tot superiori medie elementari
Verifiche scritte 82,4% 81,8% 82,2% 84,6%
Interazione tra studenti 80,5% 77,6% 83,6% 88,5%
Attenzione classe 70,8% 68,2% 68,5% 81,3%
Verifiche orali 60,7% 59,8% 58,9% 65,4%
Spiegazioni 43,5% 34,6% 43,8% 75,7%

 

Effetti collaterali

 Se nelle scorse settimane abbiamo più volte messo in evidenza i problemi fisici e psicologici riscontrati dagli studenti costretti ad una lunga permanenza quotidiana davanti a computer e tablet (o, in molti casi, addirittura lo smartphone) per seguire le lezioni e svolgere i compiti, non dobbiamo dimenticare che dall’altra parte della “connessione” c’erano gli insegnanti, con gli stessi problemi aggravati, in molti casi dall’età.

La forzata sedentarietà e il bruciore agli occhi sono stati i problemi più frequentemente riscontrati dagli insegnanti, insieme ad un senso di generale stanchezza e stress. Meno del 50% ha lamentato ansia, senso di solitudine o depressione.

Disturbi riscontrati

Sedentarietà 87,0%
Bruciore agli occhi 79,6%
Stanchezza per mancanza di recupero 76,2%
Stress 73,7%
Mal di schiena 69,1%
Mal di testa 51,5%
Difficoltà ad addormentarsi 51,5%
Ansia 48,3%
Senso di solitudine 43,2%
Depressione 33,0%
Fastidio alle orecchie a causa delle cuffie 23,6%

Bilanci e previsioni

Seppure tra luci e ombre, il personale giudizio complessivo dato dagli insegnanti intervistati sull’esperienza della scuola a distanza è risultato sostanzialmente positivo, senza differenze in base all’ordine e grado della scuola nella quale insegnano. Il 52,6% si è dichiarato abbastanza soddisfatto e il 5,7% molto soddisfatto. Tra i giudizi negativi 32,5% poco soddisfatto e 9% per nulla soddisfatto.

Ne deriva che una larga maggioranza (62,7%) sostiene che gli piacerebbe integrare la normale attività a scuola con qualche attività online, purché organizzate e pianificate meglio. Il 33% lo esclude tassativamente, mentre il 4,3% (in particolare tra i professori delle scuole superiori) non vedrebbe male, anche in tempi di normalità, un’attività a distanza prevalente.

Circa le previsioni per il prossimo futuro la maggioranza (69,3%) ipotizza che a settembre si tornerà a scuola con modalità differenti e turni, mentre c’è il 21% di ottimisti che a settembre si tornerà a scuola come sempre, mentre un 8% di “catastrofisti” ritiene che non si tornerà a scuola e si continuerà con le lezioni online ancora per molti mesi. Il 62% (ma 75,6% dei professori delle primarie) esclude però l’ipotesi di far stare per ore ed ore, a scuola, gli studenti con la mascherina.

Quale modello di scuola

Dovendo dare una valutazione da 1 a 5 su quanto agli studenti sia mancata la scuola, il 44% degli insegnati ha indicato, per i propri studenti, il punteggio “5”. Il “4” è stato indicato dal 37%. Solo il 4% degli insegnati ha indicato l’1 o il 2.

Una ulteriore conferma che questa improvvisa esperienza della didattica online ha dato una chiara dimostrazione – semmai la consuetudine ne avesse fatto appannare la consapevolezza – che nel processo formativo di un bambino e di un adolescente “la scuola” non è soltanto didattica apprendimento e valutazione, ma è anche – in alcune circostanze addirittura soprattutto – interazione, integrazione e condivisione. Il vuoto maggiore di questi tre mesi “online” è stata proprio la mancanza di questi aspetti sociali e umani che non c’è “piattaforma” che può surrogare. Ciò premesso, l’esperienza fatta deve anche farci riflettere sul fatto che l’utilizzo di nuovi strumenti e nuove tecnologie può essere sinergico ad una didattica tradizionale che non dobbiamo più considerare intoccabile come un tabù. Sarebbe auspicabile che dall’emergenza si tragga una spinta per un’impalcatura scolastica troppo ancorata ad un passato che non esiste più.

 

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