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Figli che frequentano “cattive compagnie”. Come gestire il problema?

di Maura Manca, Psicologa

24 agosto 2020

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La socialità degli adolescenti è fondamentale per la loro crescita soprattutto per acquisire le competenze relazionali, nonché per sperimentarsi, individuarsi dal nucleo familiare e raggiungere un’autonomia da un punto di vista psicologico. Tanti ragazzi si indentificano con il loro gruppo di amici e con i loro valori. La numerosità può essere variabile, più sono piccoli, più sono vincolanti e potenzialmente condizionanti. Generalmente la composizione di questi gruppi è spesso spontanea, abbastanza omogenea per provenienza sociale, contesti culturali, per il look, per il linguaggio, per le modalità di interazione con l’ambiente e con le persone e per gli stili di comportamento.

Il problema nasce quando un gruppo mette in atto comportamenti di rottura delle regole, trasgressivi e a volte devianti. Tanti genitori vedono i propri figli cambiare – anche in pochissimo tempo- nel loro modo di parlare, di vestire, di comportarsi e di relazionarsi anche con i genitori stessi. In alcuni casi sembra si dimentichino dell’educazione impartita e iniziano a essere più scontrosi, maleducati, a rispondere male, fino a mettere in atto comportamenti poco graditi dagli adulti come il fumare.

L’effetto branco può essere molto condizionante durante l’adolescenza. È l’effetto identificazione e deresponsabilizzazione, quello del: “visto che lo fanno tutti lo posso fare anche io”, mi sento autorizzato, non sono solo, come se le loro azioni pesassero molto meno perché la “colpa” viene divisa tra i vari membri del gruppo. Molti ragazzi arrivano a sviluppare anche un’identità gruppale e nei casi di comportamenti devianti, anche un modus operandi di gruppo. Spesso capita che gli adolescenti si riconoscano con gli altri membri del gruppo in maniera compensatoria oppure arrivino anche a cambiare pur di essere accettati o per piacere agli altri. L’approvazione e l’appartenenza sono aspetti molto importanti in questa fase di crescita; per questa ragione si deve lavorare tanto sul pensiero autonomo, sulla capacità di avere delle proprie idee e sul non farsi condizionare dagli altri fin dalla prima infanzia. Serve per evitare che vengano trascinati dalle persone che ritengono amiche o di riferimento e che colmino le loro carenze emotive con i loro comportamenti. Quando i ragazzi si rinforzano a vicenda si infondono coraggio, iniziano a escludere il mondo che li circonda, a fumare, a bere, a fare gli strafottenti, a rispondere male a tutti, genitori compresi, a far passare la scuola in secondo piano. La domanda che un genitore si deve fare è la seguente: perché stanno bene insieme e si riconoscono in ciò che fanno?

Tendenzialmente quando un ragazzo intraprende una strada che non dovrebbe prendere, ci sono delle carenze educative, poche opportunità o spazi forzati, imposti e non scelti. Spesso mancano le alternative, di frequente c’è un muro dentro le mura domestiche, anche invisibile e nel gruppo trovano appagato il bisogno di ascolto e di “famiglia”, anche se compensatoria e a volte, anche illusoria. Sono ragazzi che giocano a fare i grandi ma che si nascondono dietro i loro comportamenti per sentirsi forti. Si rinforzano a vicenda e prendono coraggio per fare cose che da soli non farebbero mai.

Quando intervenire?

È importante intervenire prima che in famiglia si crei un muro troppo elevato e invalicabile: quando si nota un cambiamento nel loro atteggiamento, nel loro linguaggio e nel loro modo di relazionarsi in casa. Quando diventa difficile parlarci, farsi obbedire, quando diventa tutto faticoso perché sfidano e non riconoscono più il ruolo genitoriale (sempre che lo abbiano mai riconosciuto). Si deve intervenire senza sferrare un attacco diretto per evitare di salire su un ring e di scontrarsi per ogni cosa, iniziando a mettere dei piccoli paletti per fargli capire che ci siete e che vi siete accorti del loro cambiamento. Come prima cosa è importante capire quali sono gli aspetti che lo attraggono degli altri membri del gruppo per comprendere perché hanno scelto loro e non altri ragazzi. Eviterei l’eccesso di critiche, di attaccare direttamente i compagni del gruppo e di altercare nei loro confronti perché si rischia solo l’effetto contrario, di indurli a stare ancora più tempo con loro. È importante non fargli arrivare il messaggio che siete delusi da loro, ma dai loro comportamenti. Se sentono il peso che sono loro la causa del vostro malessere, si nasconderanno ancora di più all’interno del gruppo. L’accento deve essere sempre sui loro comportamenti, non deve essere un giudizio sulla persona. Bisogna avere tanta pazienza e poche aspettative per evitare di frustrarsi e di trasformare in lotta ogni singola interazione con loro. Serve un monitoraggio continuo, devono sapere che siete delle sentinelle, che vedete ciò che accade, che non dormite, in modo tale che non possano circuirvi con qualche bugia. Non serve perseguitarli. Sicuramente si devono ripristinare dei limiti, si deve ripartire dal ristabilire delle regole di convivenza in casa. È importante che un figlio capisca che si può fidare di un genitore per evitare che si perda completamente e vada alla deriva totale.

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