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La famiglia come una squadra, quali sono i segreti per un funzionamento di successo?

di Maura Manca, Psicologa

24 agosto 2020

917 Views

Quando si parla di squadra si fa riferimento a un gruppo di persone preposte allo stesso compito o riunite e coordinate per una funzione comune. Per essere una squadra, però, non basta vivere sotto lo stesso tetto: i membri devono essere in equilibrio e allineati tra loro. Non ci può essere competizione interna o lo scarica barile: “io faccio”, “tu non fai”, “io, io, io”. Non ci deve essere rabbia o odio nei confronti dei vari membri o voglia di rivincita sull’altro. Una squadra serve per mettere dei buoni pilastri educativi.

Quando si può definire una famiglia come una squadra di successo?

Il successo di una squadra-famiglia è dettato dalla sinergia e dal funzionamento di tutti i membri. Non può gravare tutto su una persona, ci sarebbe uno squilibrio, a lungo andare si perderebbe di efficacia e si creerebbero dei malcontenti.

Dividersi i compiti significa riuscire a fare più cose con meno stress e riuscire a godersi anche del tempo per fare altro insieme. Anche un dovere può diventare più leggero se si cambia il punto di vista. Nel momento in cui dobbiamo fare qualcosa che non possiamo delegare a nessun altro, possiamo cercare delle modalità più leggere o comunque evitare di partire già affaticati mentalmente.

In una coppia, come in una squadra-famiglia è molto importante la COMPLICITÀ, soprattutto tra i due capisquadra. Per un figlio non c’è niente di più bello che vedere un padre e una madre complici, alleati, non due realtà individuali che vivono due vite parallele o secondo gli stereotipi classici del maschio che ha delle mansioni e la femmina delle altre.

Nella squadra è importantissimo il concerto di INSIEME e di fare CON. È fondamentale che i bambini siano educati fin dalla prima infanzia alla collaborazione e non al fatto che devono essere serviti e riveriti. Se si pretende che un figlio comprenda il rispetto, il valore di ciò che viene fatto per lui e i ruoli, deve passare il messaggio che un genitore è disponibile, non a disposizione. Se non lo capiscono fin da quando sono piccoli, non lo capiranno neanche durante il periodo adolescenziale e cercare di inquadrarli quando sono grandi, diventa un’impresa veramente faticosa che rischia di trasformarsi in una lotta quasi quotidiana. Per evitare di finire a fare un continuo braccio di ferro ed essere sempre in rincorsa, è importante mettere delle buone basi. La squadra-famiglia deve avere dei valori riconosciuti da tutti i membri, che diventano propri e permettono di differenziare ciò che è giusto da ciò che non lo è.

È possibile fare squadra anche con le famiglie di genitori separati.

È una questione mentale e di volontà. Ci deve essere rispetto reciproco e voglia di funzionare insieme. Perché sia efficace, una squadra deve avere gli obiettivi da raggiungere chiari, capire che ognuno ha i propri tempi e anche le proprie modalità espressive. Non si può imporre il proprio volere sull’altro, si può aiutare e dare dei consigli per migliorarsi, ma si deve imparare anche a sfruttare le differenze individuali come una risorsa e non come un limite.

Ci devono essere delle regole comuni che tutti devono rispettare, soprattutto gli adulti  che devono dare il buon esempio perché un bambino impara molto di più dagli esempi e da ciò che vede piuttosto che da ciò che gli viene imposto. L’incoerenza fa i danni maggiori. Non si può dire oggi sì e domani no, genera confusione e induce i figli a fare di testa loro o a scegliere la strada più conveniente per loro.

Sì ai lavori domestici come allenamento

I lavori domestici sono un ottimo allenamento per la squadra-famiglia. La mattina per esempio può capitare che una volta svegli i figli rimangano indietro, accumulino ritardo e un genitore deve pensare a tutto per uscire di casa in orario con un livello di stress non indifferente. Per ovviare questo problema si possono studiare delle strategie a tavolino, per esempio scegliendo i vestiti dal giorno prima, preparare tutto ciò che si può preparare in anticipo. Si studiano i turni del bagno e si cerca di capire se la strategia pensata insieme funziona, altrimenti va modificata fino a quando non si trova la condizione ideale. Non ci si deve aspettare che tutto funzioni subito e bene. Come in tutte le migliori squadre ci vuole tanto allenamento e studio di nuove strategie. È importante far cogliere ai figli il vantaggio di ciò che andranno a fare. Se non comprendono la motivazione e l’utilità, non lo faranno.

Anche la spesa può essere un allenamento utile.  Molti bambini la subiscono, mentre dovrebbero essere coinvolti, sentirsi utili e grandi. Devono scegliere anche loro qualcosa e magari metterle all’interno del carrello o nel nastro alla cassa e perché no, anche pagare.

È importante insegnargli a pensare e a progettare fin da piccoli. Tante volte si saltano questi passaggi per colpa della fretta, quando invece servirebbe tanta pazienza per mettere delle buone basi. Se hanno già questi concetti chiari nella loro mente, quando saranno adolescenti saranno più collaborativi.

È ovvio che a parole è sempre tutto facile e nella pratica, invece, si incontrano numerose difficoltà, ma bisogna crederci e provarci perché con delle buone basi si raccoglieranno dei buoni frutti. Nessuno ha mai detto che non sia faticoso, ma fare i figli è una scelta di amore: quando c’è amore, il sacrifico non è più un sacrificio.

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