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C’era una volta un’estate

Mostrateci che diventare grandi è qualcosa di bello, che ne vale la pena!

di Alberto Pellai, Medico Psicoterapeuta dell'età evolutiva, Ricercatore, Dip. Scienze Biomediche dell'università degli Studi di Milano

15 settembre 2020

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Un film che risponde con originalità e ritmo a una domanda molto urgente: cosa serve ad un adolescente per capire chi vuole essere?

Di Nat Faxon, Jim Rash, con Steve Carell, Toni Collette, Allison Janney, AnnaSophia Robb, Sam Rockwell.Genere: commedia – USA,  2013, durata 103 minuti

Trama

Duncan è un ragazzo di quattordici anni costretto a trascorrere le vacanze estive con la mamma e con Trent, il suo nuovo compagno. I genitori del ragazzo si sono separati da poco e lui avrebbe tanto voluto passare l’estate con il padre invece di vivere a stretto contatto con Trent e sua figlia, nella loro casa al mare. Il film inizia con il viaggio per raggiungere la casa: Duncan è seduto nella panca in fondo di una vecchia Buick, un’auto con un sedile in terza fila (oltre ai due presenti in tutte le auto) rivolto verso il bagagliaio. Tutti dormono tranne Trent che guida e Duncan. L’uomo pone una domanda molto impegnativa al ragazzo: “Quanto pensi di valere?” I due protagonisti, dai loro posti, non possono fisicamente guardarsi negli occhi e il dialogo avviene mentre ciascuno guarda in una direzione diversa. Duncan è molto indeciso se rispondere o meno a una domanda così personale che lo costringe ad esporsi. Esita ma l’uomo insiste e alla fine il ragazzo risponde dandosi un “sei”. Parla a bassa voce e tiene le spalle ricurve, si intuisce da subito che Duncan non è un “leone” nelle relazioni ma piuttosto un ragazzo molto insicuro e timido. Trent commenta che per lui vale tre. Gli dà un voto così basso e gli fa un elenco di cose che lui NON fa  e che dovrebbe fare per funzionare meglio. Duncan incassa il colpo e dal suo sguardo si intuisce che avrebbe tanto voluto non rispondere a quella domanda. Sente le parole di Trent come qualcosa di lontano, un pericolo dal quale mettersi al riparo e decide di togliersi da quella relazione mettendosi gli auricolari alle orecchie per ascoltare un po’ di musica e tornare nel suo mondo. Da qui ha inizio un’estate molto calda dove Duncan devo provare a sopravvivere a una serie di adulti davvero bizzarri. La madre gli vuole molto bene, ma è una figura debole, intenta a far decollare la storia d’amore con il suo nuovo compagno. La compagnia del mare che accoglie Trent è composta da diversi adulti con personalità eccentriche e poco individuate. Prima fra tutte la vicina di casa, madre di due ragazzi ma con un funzionamento molto immaturo e bisognosa di essere sempre al centro della scena. È una donna imbarazzane per i suoi figli e per tutti quelli che si imbattono in lei perchè dice cose fuori luogo.

Duncan inizia a esplorare il mondo che sta fuori da quella casa sull’oceano e va in giro con una bicicletta da bambina che trova nella rimessa. Nelle sue esplorazioni si imbatte casualmente in Owen, un uomo che lavora al Water Wizz, un enorme parco acquatico vintage, che da anni accoglie moltissimi turisti. Questo incontro cambia la vita di Duncan. Quest’uomo non è certo un esempio di perfezione: è grezzo, distratto, sfaccendato, ma ha una naturale capacità di osservare le persone che gli stanno attorno, sa capirle e sa trovare subito il canale più adatto per mettersi in relazione con ciascuno. Owen si accorge che Duncan è un ragazzino disorientato e solo e decide di coinvolgersi nella relazione con lui. Dopo una serie di incontri casuali Owen propone al ragazzo un lavoro nel parco acquatico. Duncan accetta al volo questa occasione, ha voglia di dare una direzione alle sue giornate e di riempirle di cose da fare. Soprattutto ha voglia di restare fuori da casa sua. Sentirsi capace e in relazione con altre persone trasformano Duncan da un silenzioso adolescente arrabbiato, in un vulcano di energie desiderose di essere messe a frutto e di far vedere al mondo che davvero non vale tre.

Che cosa ci insegna questo film

Questo è un bellissimo film di formazione che ha il pregio di poter essere guardato insieme ai figli, così da godere di una piacevole esperienza di visione condivisa che lascerà a tutti un buon sapore. I dialoghi sono perfetti e alcuni meriterebbero di essere trascritti, come lo scambio di battute tra Duncan e Trent che apre il film. Il messaggio forte che questo film comunica è che – per crescere – un adolescente ha bisogno di avere vicino degli adulti che offrono un modello coerente e interessante di adultità. La mamma di Ducan vuole molto bene al figlio, ma è in una fase della sua vita dove fatica a tenere a fuoco quello che serve a un ragazzo per aprirsi alla vita. Lei spende le sue energie nel farsi accettare dal nuovo contesto sociale del compagno, con cui ha deciso di trascorrere le vacanze. Non è una cattiva madre, anzi tutt’altro, ma è una donna debole e non sintonizzata con i bisogni del figlio adolescente. Non vede Duncan per quello che è, non ne intuisce i bisogni profondi e anche quando si accorge del suo disagio non va a fondo, rimane su un livello di interazione con lui molto superficiale. Il gruppo di adulti racconta un modo di stare insieme ancora molto adolescenziale nella peggiore accezione del termine: esaltazione di esperienze goliardiche, abuso di alcol e fumo per animare le serate. I figli osservano disorientati questo spettacolo e volgono lo sguardo altrove come a dire: “Non dovremo diventare così anche noi?”

Il messaggio del film

Il film vuole essere un urlo forte e chiaro rivolto a noi adulti per aiutarci a comprendere che chi sta crescendo vorrebbe dirci: “Mostrateci che diventare grandi è qualcosa di bello, che ne vale la pena!” Owen dà forma a cosa vuol dire essere educativamente competenti, cosa significa rendere un ragazzo più forte, spingerlo a mettersi in gioco per quello che è. Duncan si lascia guidare e intuisce subito che di Owen si può fidare. Tutti quelli che parlano con Owen fanno capire che, nella sua originalità, è un uomo speciale, un compagno che è bello avere accanto. “Apriamo gli occhi e mettiamoci in gioco”. Questo è il messaggio che il film dà a noi adulti. E l’invito non riguarda solo le quattro mura di casa nostra. Noi possiamo essere adulti significativi anche per molti altri ragazzi che stanno crescendo, magari per qualcuno che incontriamo solo per pochi istanti. Alleniamo il nostro sguardo alla ricerca di chi ancora non ha trovato un proprio posto nel mondo perchè fa davvero bene sentirsi visti.

Le domande da porsi dopo la visione del film

  1. In quale personaggio del film vi riconoscete maggiormente e perchè?
  2. Quali sono gli errori che vi hanno più colpito nel modo con il quale gli adulti si sono messi in relazione con i ragazzi?
  3. Quali invece i comportamenti o le azioni che hanno funzionato di più nel creare una buona relazione con chi sta crescendo?
  4. Quali sono le vostre caratteristiche personali che possono diventare una risorsa preziosa nel mettervi in relazione con chi sta crescendo?
  5. Se ripensate alla vostra adolescenza, quali sono stati gli adulti che più di tutti vi hanno stimolato a mettervi in gioco quando eravate adolescenti? Perchè?
  6. Cosa vi ha  aiutato di più nel vostro processo di crescita?

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