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Inizia la scuola: 5 priorità per noi adulti e per i nostri figli.

di Alberto Pellai, Medico Psicoterapeuta dell'età evolutiva, Ricercatore, Dip. Scienze Biomediche dell'università degli Studi di Milano

15 settembre 2020

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In questo inizio di anno scolastico, che cosa conta veramente? Io ho individuato cinque parole chiave che mi sembrano fondamentali in questa ripartenza.

La prima, non c’è bisogno di dirlo, è PREVENZIONE. Ma mi sembra che ci siano così tanti regolamenti, circolari, adempimenti già in essere e che rimbalzano con mail, sms, whastsApp da genitore a genitore, che su questo io non ho nulla da aggiungere né da ribadire. Sono convinto che la scuola saprà dare buone norme di prevenzione e che i nostri figli le seguiranno. Il resto ce lo dirà il tempo. Quello che succederà nelle prossime settimane, dal punto di vista epidemiologico, ci aiuterà a comprendere se la parola PREVENZIONE è entrata con efficacia nelle aule di scuola. Ma già che parliamo di PREVENZIONE, non dimentichiamoci che non è una parola che serve solo per contenere il rischio associato al Covid 19. In età evolutiva, la scuola dovrebbe essere un luogo in cui si fa prevenzione a 360°. Educazione alimentare, educazione emotiva, affettiva e sessuale, prevenzione dei comportamenti tabacco- e alcol-correlati, dell’uso delle sostanze ad azione psicotropa, del bullismo. Ecco, se la parola prevenzione, ci sta a cuore, in questo inizio di anno scolastico, non scordiamocela quando il covid sarà passato. Il benessere dei nostri figli si fonda sulla capacità di trasformare questa parola in azioni efficaci, fase-specifiche e mirate. Perché il buongiorno si vede dal mattino e trascurare la prevenzione in età evolutiva ha ricadute a medio e lungo termine che producono danni per la salute individuale e collettiva di enorme portata.

La seconda parola che vorrei proporre è “ACCOGLIENZA EMOTIVA”. Per paura del Covid, alcuni nidi e scuole dell’infanzia potrebbero togliere la fase dell’inserimento dei bambini che vi accedono per la prima volta. Docenti ed educatori dei bambini più piccoli, prima di mostrarsi in classe con la mascherina, non trascurino di avere un primo contatto con i loro bambini, rimanendo a 2-3 metri di distanza, in cui li salutano tenendo il volto scoperto. Solo dopo che i bambini hanno visto il volto per intero del loro educatore, il viso può essere coperto e il docente può avvicinarsi. E’ uno stratagemma che richiede pochissimo sforzo, ma che aiuta i piccoli a riconoscere i loro riferimenti relazionali in questa ripartenza. Accogliere emotivamente significa nei primi giorni essere più “educatori” che “controllori”. Se i bambini si accorgono che i loro insegnanti sono più spaventati e ansiosi di loro, in occasione di questa ripartenza, ne rimarranno disorientati e sperimenteranno un disagio difficile da placare. Gli adulti spaventati diventano “spaventanti” per i bambini.

La terza parola chiave è “COLLABORAZIONE”, a tutti i livelli. Tra docenti, tra genitori, tra docenti e genitori. Tutti siano alleati di tutti. Nessuno sia contro nessuno. Ci ricordiamo bene i mesi del lockdown. Eravamo chiusi nelle nostre case e ci sentivamo soli, isolati e persi. Avremmo fatto di tutto perché i nostri figli potessero tornare a scuola in presenza. Ecco, ora sta per succedere. Non è tempo per controllarsi a vicenda, per criticarsi, per mandarsi messaggi al vetriolo nei gruppi WhatsApp contro questo e contro quello. Sosteniamoci, facciamo di necessità virtù, ridisegniamo un “codice di comunicazione” dal quale sono bandite tutte le frasi e le parole “contro”. Diciamo solo cose “pro”. Inutile in questo momento prendersela per le cattedre scoperte e senza docente, per i famigerati banchi con le rotelle che – ahimè – sembrano dispersi nell’iperuranio e se va bene arriveranno a fine emergenza (questa è davvero una storia tutta italiana). Di queste critiche ai nostri figli importa poco o niente. A loro serve che la scuola riparta con tutto quello che c’è, sperando che quello che ancora non c’è, arrivi presto.

La quarta parola è “CORRESPONSABILITÀ”. La scuola è di tutti. Di chi la fa, di chi la frequenta, di noi famiglie, dei nostri amministratori locali. In queste settimane, migliaia di genitori hanno lavorato duramente per ripulire gli ambienti interni dopo che per tutta l’estate le imprese incaricate hanno fatto lavori di manutenzione e modifica delle dimensioni delle aule. Fino all’anno scorso, migliaia di cavilli burocratici rendevano impossibile per noi genitori mettere piede nella scuola: “Non c’è copertura assicurativa, e se poi qualcuno si fa male?”. Poi è arrivato il Covid e abbiamo imparato a fare di necessità virtù. Molti genitori si sono organizzati e hanno creato “squadre di lavoro” impegnate a permettere la ripartenza, facendo tantissime ore di servizio volontario. E’ un segno bellissimo: la dimostrazione che dentro una crisi, sappiamo fare squadra e dare il meglio di noi.

La quinta parola è “STIAMO CALMI”. Qualsiasi cosa succederà, bella o brutta che sia, evitiamo di perdere le calma. Mettiamo il cervello che ci fa pensare, davanti a quello che ci fa urlare. Quando i nostri figli torneranno da scuola, che le nostre domande siano: “Come è andata oggi?”, “Quanto è stato bello rivedere i tuoi amici?” e non “Avete indossato la mascherina?” oppure “Avete mantenuto il distanziamento?”. Se un bambino ha 3 lineette di febbre o starnutisce in classe, evitiamo di considerarlo l’untore della città. Sarà il pediatra a decidere per quel bambino che cosa serve, non è compito nostro. Continuiamo ad essere accoglienti, amorevoli, indulgenti e soprattutto calmi e tranquilli. Più ci riusciremo, più i nostri figli sentiranno che la scuola è la loro seconda casa. E soprattutto che genitori e insegnanti sono adulti attenti, competenti, belle persone. Proprio quelle da cui vorresti essere educato e cresciuto.

Ed ora …… via che si comincia. Suona la campanella. Buon anno scolastico a tutti.

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