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Un genitore deve essere una guida, non un comandante. Ai figli servono punti di riferimento, non chi gli dice come vivere

di Maura Manca, Psicologa

5 ottobre 2020

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Quando ero bambina mi piaceva guidare la barca. Mio papà mi insegnò a leggere la bussola e mi spiegò l’importanza dei punti di riferimento. Mi disse che era fondamentale che io avessi un punto di riferimento perché qualsiasi cosa fosse successa durante la navigazione sarei sempre riuscita ad arrivare a terra. Un’avaria, una tempesta, una qualsiasi avversità non mi avrebbe fatto perdere per la mia strada perché avevo un punto riferimento da seguire e avrei sempre saputo in che direzione andare. Il punto di riferimento educativo, inteso come modello da seguire, come pietra miliare su cui poggiarsi o faro durante le tempeste emotive, è ciò che manca a tantissimi adolescenti. Un punto di riferimento riesce a dare ai ragazzi quella stabilità che gli permette di esplorare anche nuove acque con la consapevolezza di avere sempre un porto sicuro nel quale potersi attraccare.

Anche quando scalpitano per diventare grandi e vi gridano che vi odiano o che non hanno più bisogno di voi, vi stanno dicendo il contrario, stanno sottolineando che è vero che vogliono provare ad andare da soli, ma che hanno anche una paura grandissima. Hanno bisogno della presenza di un genitore, di un pilastro nella loro mente a cui potersi aggrappare all’occorrenza, devono avere la consapevolezza della presenza emotiva, non solo di quella fisica. Esserci significa cogliere i segnali, essere attenti e presenti senza invadere lo spazio dell’altro.

Un figlio non può essere l’ombra di un genitore

Un adolescente ha bisogno di modelli, di buoni esempi, di qualcuno che gli illumini la strada senza camminargli davanti. Un figlio non può essere l’ombra di un genitore. Essere una guida significa insegnare, e per insegnare bisogna far fare, non si può vivere la vita dei figli, non si possono condurre nella strada che si reputa a tavolino più giusta per loro. Una guida è una persona a cui è possibile dare fiducia. Per questa ragione un genitore non deve tradire mai la fiducia di un figlio. Nel loro percorso di crescita è fondamentale renderli maturi, insegnargli a pensare in maniera autonoma, in modo critico, dargli gli strumenti e avere la forza di lasciarli andare e di lasciargli vivere la vita facendo le proprie scelte, anche quando si vorrebbero sempre vicini. Un genitore vorrebbe impedire a un figlio ogni tipo di sofferenza, vorrebbe spianargli la strada, vorrebbe dargli tutto ciò che non ha avuto. Ma un vero genitore sa che tutto questo non gli farebbe bene, gli farebbe solo vedere un mondo illusorio, non gli insegnerebbe a vivere e lo renderebbe fragile e insicuro. È questa la più grande difficoltà dell’essere genitore. A volte si deve veder soffrire chi si ama per insegnargli a vivere e tante volte un genitore non sarà capito e sarà odiato per quei no detti per il suo bene.

Esser vicini a un figlio significa anche crescere insieme perché da loro c’è tanto da imparare. Il ruolo del genitore non è solo quello di insegnare, è quello di conoscere un figlio, di scoprirlo, di accettarlo e capirlo. Come sostiene Vittorino Andreoli “La soluzione migliore per lavorare con loro è accettare e dire che non sappiamo chi sono, solo cosi potremmo conoscerli meglio. Bisogna guardare all’adolescenza nel mondo e nell’ambiente. Non possiamo pretendere di sapere chi sono i ragazzi fuori dal loro contesto. Loro sono anche il frutto dell’ambiente in cui vivono.

Un figlio non ha bisogno di un comandante che impartisce ordini

L’adulto deve rinunciare anzitutto a essere verbalmente e praticamente il despota cui il bambino deve obbedienza con la pretesa che la mente infantile si formi secondo un piano stabilito a priori” sosteneva Maria Montessori.

Avere un figlio educato non significa avere un bambino o un adolescente che risponde ai comandi, significa avere un figlio che sa comportarsi nel modo giusto a seconda del contesto e delle circostanze. Un figlio non ha bisogno di un comandante che impartisce ordini.  Se crescono con l’esigenza di un comandante per non sbagliare e rigare dritti, significa che non hanno interiorizzato le regole, significa che senza il controllore non sono in grado di fare da soli. I figli devono vivere, devono sbagliare, devono sperimentarsi, conoscersi ed esplorare il mondo. Devono fare più esperienze possibili in modo tale da immagazzinare il maggior numero di conoscenze e competenze possibili.

Il genitore può esserci in tante situazioni ma non può esserci sempre ecco perché un figlio non può vivere rispondendo ai comandi di chi gli dice come vivere perché si rischierebbe solo di renderlo dipendente quando per il suo bene e per la sua salute mentale deve essere autonomo, deve capire che può contare anche su se stesso e che ce la può fare anche da solo perché ha imparato come applicare gli strumenti comprendendoli, senza essere un mero esecutore di ordini e comandi.

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