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La donazione di sangue: un gesto di solidarietà che attrae gli adolescenti

di Maurizio Tucci, Presidente Laboratorio Adolescenza

12 ottobre 2020

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La quasi totalità degli adolescenti italiani (oltre il 95%) conosce la pratica della donazione di sangue. La famiglia, la televisione e la scuola sono le principali fonti di informazione, ma cresce il ruolo di Internet. I giovani del sud più propensi a diventare, da grandi, donatori di sangue. È il quadro che emerge dalla terza edizione dell’indagine “Adolescenti e Donazione di Sangue” (la prima è stata realizzata nel 2015) condotta da AVIS Nazionale e Laboratorio Adolescenza su un campione nazionale rappresentativo di oltre duemila studenti iscritti al terzo anno della scuola secondaria di primo grado. La lettura dei risultati ci fornisce anche interessanti indicazioni esportabili alla sensibilizzazione nei confronti della prevenzione.

L’utilizzo “adulto” di Internet

Se l’81% degli adolescenti ha sentito parlare di donazione di sangue in famiglia, il 78% dalla televisione e il 68% a scuola, il dato che colpisce – molto favorevolmente – è che subito dopo troviamo Internet (52%), in nettissimo incremento rispetto al passato (nel 2015 lo aveva utilizzato come fonte di informazione sulla donazione di sangue il 36% degli adolescenti intervistati).

Infatti, se non sorprende che Internet abbia un forte incremento percentuale come fonte di informazione, visto il sempre maggior utilizzo di questo strumento da parte degli adolescenti, nel caso della donazione di sangue assume un significato particolarmente interessante. Questo perché mentre le informazioni che arrivano dai canali tradizionali vengono acquisite in modo che potremmo definire “passivo” (se a scuola si parla di donazione di sangue ascolto ciò che viene detto, ma non ho scelto io che si parlasse dell’argomento), le informazioni assunte attraverso Internet sono lo specchio di un interesse “attivo” di ragazze e ragazzi, anche molto giovani, nei confronti dell’argomento.

Questo riscontro emerso dall’indagine mette in evidenza due aspetti particolarmente importanti: il primo, legato allo specifico, è la conferma di quanto si dimostri utile iniziare una attività di sensibilizzazione verso la donazione di sangue anche a notevole distanza di età rispetto al momento in cui (18 anni) si può effettivamente diventare donatrici o donatori.

Il secondo aspetto – più generale e per alcuni versi anche più importante – è che per le nuovissime generazioni Internet ha perso quella connotazione quasi esclusivamente ludica che lo aveva caratterizzato tra gli adolescenti di qualche anno fa, e inizia a diventare anche uno strumento di consultazione e di informazione. Questo deve farci riflettere attentamente sull’opportunità di utilizzare la rete per promuovere la cultura della prevenzione in senso lato, anche immaginando di poter avere come interlocutori diretti gli adolescenti.

L’importanza dell’esempio

Tornando all’indagine, rispetto alle precedenti edizioni aumenta leggermente la percentuale di chi si dice già convinto che “da grande” diventerà donatore di sangue (19,6% nel 2015 vs 22,6% oggi) ed aumenta in modo più sensibile la percentuale di chi considera donare il sangue “Una cosa giusta da fare per aiutare il prossimo” (65,9% nel 2015 vs 70,1% oggi).

Così come la percentuale di chi si dice convinto di diventare donatore aumenta sensibilmente quando si conoscono personalmente dei donatori (genitori, parenti stretti, amici di famiglia, insegnanti). Segno evidente di quanto – specie per gli adolescenti – l’esempio virtuoso che gli adulti forniscono è sempre molto importante.

Anche questa evidenza possiamo facilmente trasferirla dalla donazione di sangue alla prevenzione tout-court, e ci conferma quanto sia più efficace la raccomandazione “non fumare” o “non bere” fatta ad un adolescente da un genitore che non fuma e non beve.

Più informati al nord, più disponibili al sud e le ragazze

Analizzando i dati per area geografica, il ruolo informativo della scuola risulta essere maggiore al nord (74%) che al centro-sud (63,5%). Viceversa, sulla disponibilità alla donazione sono i ragazzi e le ragazze del sud (24,3%) a risultare più convinti di diventare donatori rispetto a quelli del nord (20,5%). Circa la disponibilità alla donazione, il dato più favorevole si registra nelle Isole (27% vs 22% media nazionale), trainato dagli adolescenti sardi – zona ad alta percentuale di talassemia – che hanno con il tema della donazione di sangue una ovvia maggiore frequentazione.

Per quanto riguarda le differenze di genere, le ragazze risultano complessivamente più informate e molto più disponibili dei maschi verso la donazione di sangue (25,9% vs 19,5% affermano che saranno certamente donatrici/donatori). È un dato importante anche se non sorprende, perché in questa fascia di età la sensibilità verso tematiche sociali e la complessiva maggior informazione da parte delle femmine si registrano in quasi tutti gli ambiti di osservazione.

 Pensi che da adulta/o ti piacerebbe diventare donatrice/donatore di sangue?

  Tot Femmine Maschi
Certamente sì 22,6% 25,9% 19,5%
Certamente no 9,5% 8,1% 10,8%
Forse sì 27,4% 28,1% 26,8%
Credo di no 16,2% 13,4% 19,0%
Non so. Non ci ho ancora pensato 22,2% 23,2% 21,2%

A colpire, purtroppo in negativo, è anche il fatto che gli adolescenti residenti nelle grandi aree metropolitane siano complessivamente meno interessati e più scettici sia sul valore della donazione di sangue, sia sulla possibilità di diventare da grandi dei donatori.

Le criticità

Naturalmente dall’indagine sono emerse anche delle criticità derivanti, in massima parte, da lacune informative.

Tra queste: il 49% ritiene che si possa o non si possa donare il sangue a seconda del gruppo sanguigno che si ha; il 35% pensa che sia possibile percepire una retribuzione dopo la donazione; il 35% ritiene che donare il sangue sia molto doloroso; il 27% pensa che possa addirittura nuocere alla salute del donatore; il 21% ritiene che per donare il sangue in Italia sia necessario esserci nati. E proprio per quanto riguarda quest’ultimo aspetto sarebbe importante – e socialmente utile – che gli adolescenti sapessero che se l’Italia riesce a raccogliere la quantità di sangue necessaria ai propri fabbisogni è proprio grazie ai tanti donatori che ci sono tra i cittadini residenti in Italia, ma di origine straniera.

Effetto Covid?

L’indagine è stata interamente realizzata prima che scoppiasse la pandemia da coronavirus, per cui le risposte non sono condizionate in alcun modo dalle drammatiche vicende che stiamo vivendo. Sarà quindi molto interessante, alla luce del dramma della pandemia vissuto quest’anno, verificare – attraverso l’indagine in programma per il 2021 – se e come quanto accaduto possa aver avuto riflessi sull’atteggiamento dei giovanissimi anche in relazione alla donazione di sangue. Prevarrà il senso di solidarietà, che in qualche modo l’emergenza coronavirus potrebbe avere sollecitato, o il timore di avvicinarsi ad un atto che in qualche modo implica il contatto con strutture sanitarie?

 

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