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Il fascino della droga. Adolescenti sempre più a rischio, ma la colpa è sempre dei genitori?

di Maura Manca, Psicologa

20 ottobre 2020

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Non è poi così difficile farsi condizionare durante l’adolescenza. Non è così difficile entrare in un giro sbagliato. Spesso si subisce il fascino dei ragazzi un po’ più grandi, di chi è trasgressivo, di chi sfida più apertamente le autorità e si rischia di farsi trascinare in una strada che porta in una direzione sbagliata.

Una volta che si è dentro è difficile riconoscere che si ha un problema, che ciò che si sta vivendo non va bene per il proprio benessere perché sul momento si provano emozioni interpretate come positive che inducono ad attribuire a quei comportamenti un significato di falsato piacere. È così che rischiano di rimanere invischiati in ciò che stanno vivendo.

A volte lo fanno prettamente per trasgressione. Iniziano per “provare”, per “gioco”, senza capire che la droga non è un gioco, anzi fa leva su questa ingenuità adolescenziale e volta dopo volta li seduce e li cattura. È molto più facile quando si condivide quel momento con gli amici o con i partner e quando si dà retta a quella vocina adolescenziale che dice di andare contro le regole, che fumare le canne fa sentire più grandi, più trasgressivi e soddisfa quel bisogno di evasione. Si inizia spesso così e poi non sempre si sa come va a finire: a volte si riesce a mettere un freno, altre volte no.

Ci sono casi in cui i ragazzi rimasti incastri nel vortice della droga rifiutano anche i vecchi amici che provano ad aiutarli. Ci si sente incompresi anche da loro, si vivono le loro parole come un rimprovero genitoriale e spesso vengono allontanati. Ho visto ragazze e ragazzi cambiare anche nel giro di pochissimo tempo, farsi trascinare, cambiare i propri obiettivi di vita, i valori in cui riconoscersi. Ragazzi regolari negli studi, nello sport, immersi in varie attività, buttare tutto all’aria e vivere in funzione dello stare fuori casa e fare uso di sostanze. Come se la droga in quel momento prendesse il timone della loro nave, indirizzasse i loro pensieri e i comportamenti e distorcesse il filtro con il quale si guarda e interpreta il mondo.

I ragazzi che rimangono incastrati nel vortice delle droghe credono di non avere un problema, di avere la situazione sotto controllo, di poter dire di no tutte le volte che vogliono e si raccontano tante storie a cui credono solo loro pur di non ammettere che hanno un problema. L’onnipotenza del “so io come gestire la situazione”, “ho tutto sotto controllo” è la condizione che peggiora drasticamente la loro condizione, che fa mettere l’asticella sempre un po’ più in là e perdere il controllo di ciò che stanno vivendo.

Mi spaventano anche le sostanze che usano, non solo la facilità con cui hanno accesso a tutto ciò che vogliono, ma i mix che fanno: alcol, droghe, psicofarmaci. Droghe di tutti i tipi anche nella prima adolescenza, non solo canne, anche eroina e cocaina, senza capire che è tutta robaccia, che è tagliata male, lavorata chimicamente per farci più soldi sulla loro vita e salute, che è piena di sostanze chimiche che hanno effetti devastanti sul cervello ancora in via di sviluppo dei ragazzi, sul corpo e sulla mente. Lo vediamo anche dagli effetti collaterali, dalle reazioni che hanno, dai giorni seguenti “lo sballo” in cui il corpo è completamente intossicato ed è intaccato l’umore, il sonno e tutte le funzioni cognitive.

Nei momenti importanti, come feste o compleanni o nelle serate fuori dalla routine si tende anche a osare di più, ad andare oltre, a provare qualcosa di nuovo che spesso è fatale o che li porta al collasso o all’intossicazione.

Ai ragazzi spiego sempre che non possono far leva sul fatto che magari lo hanno fatto altre volte e quindi si sentono più tranquilli, non sanno come il corpo possa reagire, è un rischio che non ha senso correre perché indietro non si torna, o forse è proprio quel rischio che cercano. In quel momento però una cosa è certa: al peggio non si pensa mai, ed è questo che li porta spesso a commettere l’errore che può risultare in alcuni casi anche fatale.

C’è un’impercettibilità dei rischi che corrono. La vivono come se fosse una cosa normale.

La colpa è sempre dei genitori?

Troppo spesso si additano i genitori, l’assenza di autorevolezza e di regole. È un discorso troppo riduttivistico che non risolve il problema. Prima di tutto non si parla di colpe, sembra che viviamo nel paese della caccia alle streghe, ma si parla di responsabilità, e quando un adolescente muore, devia e sbaglia, non è mai colpa di uno.

È vero ci sono tanti genitori che hanno il problema davanti ai loro occhi e non capiscono o non vedono. Altri però non hanno gli strumenti per riconoscere i problemi sul nascere. Non si deve pensare che sia così facile, i figli sanno nascondere molto bene e quando se ne accorgono il problema è già in fase avanzata. Ma tanti genitori non è vero che sono così “distratti”, tanti si accorgono, provano a intervenire, non dormono la notte, si sentono in colpa. Non è facile essere un genitore efficace quanto un figlio non ragiona, quando non ti ascolta, quando è catturato dalla droga. Si provano tante strade e nella maggior parte dei casi sono fallimenti. In alcuni casi rimangono solo decisioni drastiche che forse un figlio non capirà mai, che non sono facili da prendere. Spesso però questi genitori sono soli, non c’è una rete di supporto adeguata, non c’è una prevenzione adeguata che gli spieghi come intervenire ai primi segnali e come riconoscerli.

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