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Inserirsi in una nuova classe tra emergenza sanitaria e didattica a distanza. Quali e quante difficoltà per i ragazzi?

di Maura Manca, Psicologa

11 novembre 2020

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La scuola di oggi è sicuramente diversa da quella che i ragazzi hanno conosciuto finora. Le difficoltà sono tante, diversi istituti chiudono e riaprono per isolare i casi positivi e prevenire la diffusione della pandemia e per gli istituti superiori si è passato a svolgere le lezioni a distanza. 

Tutto è in continua evoluzione. Non si fa in tempo ad adattarsi a un cambiamento che si deve cambiare di nuovo e riadattarsi a nuove regole e condizioni. Uno stato  che genera non poco stress, soprattutto se inserito in un contesto dove non è possibile annullare tutti gli altri problemi. Questa condizione ha avuto un impatto sugli studenti, in particolare i ragazzi e le ragazze che si sono ritrovati quest’anno ad affrontare anche il passaggio ad un nuovo ciclo scolastico, alle medie o alle superiori. I mesi scorsi erano già stati molto complicati poiché hanno dovuto concludere un ciclo senza avere la possibilità di esserci fisicamente e di salutare compagni, insegnanti e quel luogo. Ora devono fare i conti con una nuova scuola, non voluta, non ricercata.

Tanti ragazzi raccontano quotidianamente quanto sia difficile integrarsi in una nuova classe e conoscere nuovi compagni e insegnanti. In questa situazione, alcuni di loro sembrano maggiormente a rischio di restare isolati, in disparte, e di avere maggiori difficoltà ad integrarsi nel nuovo gruppo-classe, soprattutto se presentano già di per sé insicurezze e difficoltà relazionali.

“Non siamo più liberi di stare per i corridoi o di parlare con i compagni perché ci sgridano e ci dicono di mantenere la distanza”.

“Mi ritrovo in prima media senza compagno di banco! Spesso mi sento solo perché i miei compagni non li conosco e non riesco sempre a inserirmi nei discorsi”.

“Sono sempre stato timido e conoscere i compagni da dietro uno schermo o con la mascherina e a distanza mi blocca e non riesco a fare amicizia”.

“Si è perso lo spirito di classe: fare lezioni a distanza mi fa sentire perso, non riesco a seguire e non ho voglia di fare i compiti”.

Anche in questa condizione di emergenza, si tende a focalizzare l’attenzione sull’apprendimento e sui programmi da seguire, sicuramente importanti e imprescindibili in un momento come questo in cui uno degli obiettivi prioritari deve essere proprio quello di garantire agli studenti la continuità didattica. La scuola, però, è fatta di tanti aspetti e l’interazione con i coetanei e le relazioni che si creano sono fondamentali per la loro crescita e per garantire una buona qualità della vita anche dentro le mura scolastiche.

Anche i genitori non nascondono le loro preoccupazioni. Infatti, un papà ci ha raccontato come il proprio figlio sta vivendo questa delicata fase:

“Durante le prime settimane di settembre, Andrea tornava da scuola tutto gasato perché il nuovo gruppo di compagni gli aveva fatto una buona impressione sin da subito. Dopo tre anni di medie era davvero contento di conoscere nuove persone e aveva voglia di mettersi in gioco. Hanno creato il gruppo classe di WhatsApp: su questa chat erano molto attivi e stavano cercando di organizzarsi per vedersi fuori da scuola. Peccato che questa uscita non sia mai arrivata: man mano che i giorni passavano, i contagi salivano e i genitori dei compagni non se la sentivano di far uscire i proprio figli. In più, dopo che la prof. di italiano è risultata positiva al tampone, hanno dovuto mettere in quarantena l’intera classe e passare alla didattica a distanza. Non vi dico la delusione di Andrea! E’ passato in pochissimo tempo dall’entusiasmo dei primi giorni a uno stato di apatia, dove si trascina dentro casa da una stanza all’altra. Tra l’altro mi ha raccontato di sentirsi molto solo, perché ora i suoi compagni li sente praticamente solo per questioni scolastiche e non ha avuto neanche il tempo di poter stringere dei legami più profondi. Io da genitore mi sento impotente e temo l’impatto che tutto questo avrà su di lui e su tutti i ragazzi”

Come evitare che il distanziamento fisico porti all’isolamento e alla chiusura relazionale?

Il tempo trascorso in classe, in presenza, è stato purtroppo molto poco e in tanti casi non c’è stata neanche la possibilità concreta di iniziare a conoscersi e fare amicizia, avendo vissuto sin dai primissimi giorni di scuola una situazione particolare che rendeva comunque necessario il rispetto di tutte le misure di sicurezza e distanziamento. Soprattutto per chi ha cambiato classe, scuola o ciclo scolastico, si è presentato un problema nel problema e una difficoltà di inserimento.

È sicuramente importante supportare i ragazzi, favorendo il più possibile modalità alternative di socializzazione e interazione. Bisogna aiutarli a cambiare la prospettiva e adattarsi alle nuove modalità di fare scuola, facendogli capire che l’interazione non è fatta solo di vicinanza fisica, ma anche di vicinanza emotiva, di condivisione degli obiettivi e cooperazione nelle attività da realizzare.

Non si deve sminuire ciò che provano, la loro delusione o preoccupazione, ma cercare di comprendere la reale entità delle paure manifestate dai figli aiutandoli a trovare delle strategie. È fondamentale spronarli a non chiudersi in se stessi e a interagire con gli altri, sfruttando, in questo caso, la tecnologia nelle sue potenzialità e risorse, utilizzandola per fare nuove conoscenze o interagire con i nuovi compagni pur nella distanza. Laddove possibile, poiché alcune regioni stanno affrontando una nuova chiusura, si potrebbero favorire occasioni di socializzazione fuori da scuola, organizzando delle attività insieme, mantenendo la continuità e il contatto, nel rispetto ovviamente di tutte le misure di prevenzione e sicurezza.

È inoltre fondamentare riuscire a rinforzare, seppur a distanza, una buona alleanza scuola-famiglia, in quanto gli insegnanti possono rappresentare una risorsa per monitorare le dinamiche della classe e comunicare con le famiglie, sostenendo i ragazzi in questa situazione di stress. C’è bisogno di vicinanza.

Dobbiamo ricordarci che non esiste una ricetta efficace per tutti. Ogni studente vive questo momento in maniera diversa: c’è chi è più tranquillo, chi è più ansioso e chi è preoccupato, ma lo tiene dentro e non lo dà a vedere. È necessario trasmettere loro sicurezza, facendoli sentire sostenuti, senza troppe pressioni, con un occhio vigile nel cogliere eventuali segnali che possono far pensare a un vissuto di disagio.

Mettersi nei loro panni può aiutarci a comprendere il senso profondo delle loro azioni, leggere nei loro pensieri può consentirci di anticiparli, tendendo loro la mano quando serve. In fondo, i giovani hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a navigare senza perdersi, né dentro se stessi né dentro il mondo complesso che li circonda.

Hanno bisogno di adulti che li aiutino a capire che ce la possono fare. E che crescere non fa poi così paura…”. Dal mio ultimo libro Leggimi nel pensiero edito da Mondadori.

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