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Quando la mascherina ti salva

di Roberto Burioni, Professore Ordinario di Microbiologia e Virologia

13 gennaio 2021

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In una simile situazione, nella quale una percentuale altissima di infezioni è provocata da persone asintomatiche o paucisintomatiche e con la presenza dimostrata di individui in grado di contagiare moltissime altre persone magari con pochi sintomi presenti, è fondamentale fare sì che tutti – perché ognuno può essere infettivo senza saperlo – emettano meno virus nell’ambiente. Un ruolo importante in questo senso possono averlo le semplici mascherine chirurgiche, che non proteggono tanto chi le indossa, quanto gli altri che beneficiano della riduzione del virus nell’ambiente.

Nei confronti delle mascherine è diffusa una inspiegabile ostilità, che mi ricorda quanto accade nel 1988 all’introduzione dell’obbligo di indossare in auto le cinture di sicurezza. All’inizio ci si sentiva legati, limitati, impacchettati, imprigionati: non erano pochi quelli che se ne fregavano della legge e non le portavano, addirittura qualcuno mise in commercio una maglietta bianca con una cintura disegnata sopra per ingannare i vigili ed evitare la doverosa multa. Fa strano ripensarci adesso, ora che guidando senza la cintura ci si sente profondamente a disagio, non protetti, vulnerabili; allacciarla è diventato naturale e mentre si guida non ci si accorge neanche di averla. In altre parole, ci siamo abituati.

Dobbiamo sperare che la stessa cosa accada anche per le mascherine, perché oltre alle evidenze scientifiche ci sono alcuni aneddoti che ben spiegano l’effetto protettivo che può avere la mascherina.

Uno di questi riguarda una parrucchiera di Springfield, nello stato del Missouri. Stava male, aveva la febbre (che si è scoperto dopo essere dovuta a COVID-19) ma ha continuato egualmente a lavorare e ha pure contagiato una collega. Le autorità sanitarie hanno tentato di rintracciare gli oltre 100 clienti che erano stati “pettinati” dalle due e hanno avuto un risultato sorprendente. Nessuno di quelli che sono riusciti a esaminare era stato infettato, nonostante fosse stato vicino a una certa sorgente del virus per un tempo variabile tra i 15 e i 45 minuti. Ebbene, a Springfield era obbligatorio portare la mascherina sia per i parrucchieri, sia per i loro clienti, e questo potrebbe giustificare la mancata infezione. La parrucchiera – che non aveva infettato nessuno nel suo negozio dove indossava la mascherina– aveva invece infettato a casa – senza mascherina – il marito, la figlia, il genero e un altro contatto, a riprova che si trattava di una paziente molto contagiosa.

Ripeto, queste storie sono aneddoti e non costituiscono una prova di efficacia delle mascherine. Però dobbiamo accettare di trovarci in un momento di grande incertezza nel quale siamo costretti a prendere anche delle decisioni di buon senso senza forti basi scientifiche. Tenere le scuole chiuse, fermare le fabbriche, serrare i negozi, tapparci in casa sono provvedimenti che sono certamente efficaci, ma che hanno un costo sociale ed economico altissimo. Al contrario portare la mascherina è solo questione di abitudine e costa solo un piccolo sacrificio.

Se tutti portassero la mascherina negli ambienti affollati con un mimino disagio forse si potrebbe dare un colpo decisivo alla diffusione del virus.  Per capire se questo è possibile, però, c’è solo un modo: portare la mascherina e vedere cosa succede, accettando il fatto di non avere una controprova e sapendo che potrebbe essere un comportamento eccessivamente prudente, oppure insufficiente a bloccare la diffusione. Però c’è anche la possibilità che se tutti portiamo la mascherina l’infezione non riparte, e rimane a un livello controllabile. Visto che si tratta di un piccolo disagio, che il costo è minimo e che non ci sono controindicazioni, io la mascherina la porterei. E allo stesso tempo eviterei accuratamente tutte quelle situazioni (bar, ristoranti, etc) in cui oltre a stare vicini e al chiuso la mascherina non si può portare.

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