Per offrire una migliore esperienza di navigazione e per avere statistiche sull'uso dei nostri servizi da parte dell’utenza, questo sito usa cookie anche di terze parti.
Chi sceglie di proseguire nella navigazione su magazine.familyhealth.it oppure di chiudere questo banner, esprime il consenso all'uso dei cookie. Per saperne di più consulta la nostra Cookie Policy .

Ho capito, chiudi il banner.

X

Superdiffusori. Chi sono?

di Roberto Burioni, Professore Ordinario di Microbiologia e Virologia

1 febbraio 2021

252 Views

Una peculiarità molto singolare ed estremamente rilevante di questa infezione virale è la variabilità della capacità infettiva dei singoli pazienti. Mentre nel caso dell’influenza e di tutte le altre virosi respiratorie i pazienti infettano più o meno nello stesso modo, per quanto riguarda COVID-19 la questione è completamente diversa: alcuni pazienti non sono per nulla infettivi, altri lo sono moltissimo, e la capacità di diffondersi di questo virus (molto alta in assenza di misure profilattiche) è data dalla infettività media di tutti i malati. Capita di vedere nuclei familiari con un infettato e tutti gli altri non contagiati ma capita anche di vedere un singolo paziente che infetta decine di persone. I superspreader sono dunque individui che diffondono quantità altissime di virus: se stanno a casa poco male, ma se si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato senza la presenza di adeguate protezione possono portare a quelli che vengono chiamati “superspreading events”.

A causa di questa situazione per SARS-CoV-2 vale la legge di Vilfredo Pareto. Questo studioso geniale, studiando la distribuzione dei redditi, si accorse che in Italia il 20% delle persone possedeva l’80% delle terre. Questa osservazione ispirò la “legge di Pareto”, che in maniera empirica stabiliva che la maggior parte degli effetti è dovuta a un numero ristretto di cause. Non mi spingo in territori che non mi competono ma questa legge sembra funzionare molto spesso: in campagne commerciali il 20% dei venditori fa l’80% delle vendite, nel campo del turismo l’80% dei ricavi delle compagnie aeree e ferroviarie deriva dal 20% delle tratte più remunerative e via dicendo. Anche nel caso del coronavirus, certamente, la maggior parte delle infezioni è dovuto a poche persone, per l’appunto i temibili ovvero “superdiffusori”. Molti eventi, ben caratterizzati, spiegano la potenziale pericolosità della situazione. Osservazioni provenienti da da Hong Kong hanno stabilito che su 349 casi locali, ben 196 erano dovuti a sei (ripeto, SEI) eventi di superspreading. Addirittura, una sola persona sembra averne infettate 73. Proprio in questo studio si evidenzia come il 20% dei casi, tutti legati a eventi di riunione sociale, erano responsabili dell’80% dei contagi. Alcune attività, particolarmente se condotte al chiuso e senza mascherina (o per imprudenza, o per impossibilità di portare la mascherina in certe occasioni) sembrano esser particolarmente rischiose. Tra queste rientrano certamente l’attività di cori (il canto è particolarmente efficace nel fare emettere goccioline contenenti il virus) e il pranzare insieme in eventi sociali (quando si mangia si parla – e si emettono goccioline – e non si porta la mascherina). Lo scorso marzo a Skagitt, nello stato di Washington, nord-ovest degli Stati Uniti uno dei coristi di un coro che si riuniva tutti i martedì per cantare insieme si è ammalato di COVID-19. Il risultato è stato tragico: erano in 61, uno era quello infettivo e degli altri 60 se ne sono infettati 53, con tre ricoverati e due morti.

Il 7 agosto una coppia statunitense ha deciso di coronare il proprio sogno d’amore nonostante l’epidemia in corso, e si è sposata a Millinocket, nel Maine, uno stato del nord-est degli USA. Il pranzo di nozze si è tenuto in un locale al coperto, il Big Moose Inn. La capacità massima stabilita dalle regole del Maine per i ricevimenti di questo tipo era ed è di 50 persone, ma al ricevimento ne sono arrivate 55. Tra gli invitati c’era una persona contagiosa e da quel ritrovo si sono generati (finora) almeno 177 casi diretti e indiretti di COVID-19, con un’età che è andata dai 4 ai 91 anni. Purtroppo la storia non è finita bene: sette persone sono morte a causa di questo focolaio.

Dunque, è indispensabile porre la massima attenzione ed evitare le situazioni a rischio, nelle quali un paziente “superdiffusore” può infettare un numero particolarmente alto di individui. Luoghi chiusi, mancanza di mascherine, emissione di particelle virali (con il parlare o ancora peggio con il cantare e l’urlare), vicinanza tra persone e poco ricambio d’aria sono elementi che si sommano e possono facilitare un contagio che già in condizioni prudenti, come detto, avviene molto facilmente.

Family Health si impegna a diffondere la cultura della prevenzione consapevoli che il primo passo per il proprio benessere è pensare alla salute.

Prova Family Health e il suo Fascicolo Sanitario Digitale Personale. Archivia i tuoi referti medici, condividi informazioni corrette con il tuo medico e tramanda la tua storia clinica alle generazioni future. SCOPRI DI PIù!

Patrocinato da: