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ODIO L’ESTATE : La forza di fare ed essere famiglia insieme ad altre famiglie.

La diversità dell’altro può diventare risorsa che unisce e non barriera che divide.

di Alberto Pellai, Medico Psicoterapeuta dell'età evolutiva, Ricercatore, Dip. Scienze Biomediche dell'università degli Studi di Milano

11 febbraio 2021

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Regia di Massimo Venier. 2020 con Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Lucia Mascino, Carlotta Natoli. Genere Commedia, – Italia, 2020, durata 110 minuti.

Trama

Tre famiglie si trovano, senza saperlo, ad aver affittato per lo stesso periodo la medesima casa di vacanze. L’agenzia immobiliare, infatti, per un errore del sistema ha emanato tre contratti esattamente identici. Ed ora quello che doveva essere lo spazio protetto per ciascuna di queste famiglie, si trasforma in uno spazio di condivisione e convivenza. L’impresa non è delle più facili. Perché le tre famiglie, per stile, provenienza sociale e abitudini, presentano tre identità completamente differenti, che all’inizio della storia appaiono addirittura incompatibili. Invece, giorno dopo giorno, le distanze si accorciano e pregi e difetti dei tre nuclei famigliari arrivano a comporre una grande famiglia allargata dove tutti si mettono in gioco e si sostengono. In questo film si genera una felice alchimia tra tipi umani differenti, tutti però desiderosi (e bisognosi) di rendere migliore la loro esperienza umana e famigliare. Ci sono Aldo e Carmen che sono alle prese con un figlio in “libertà vigilata” dopo che ha rubato un motorino. Ma anche alle prese con una malattia incurabile di Aldo, di cui solo lui è a conoscenza, cosa che lo induce a rendere questa sua ultima estate la più vitale e bella di sempre. Ci sono Giovanni e Paola e che stanno crescendo una figlia adolescente desiderosa di libertà e autonomia. Infine ci sono Giacomo e Barbara, coppia benestante e profondamente in crisi, a causa della dedizione al lavoro di lui e della sua incapacità di costruire un sano equilibrio tra impegni di lavoro e impegni di famiglia. Anche loro stanno crescendo un figlio, di cui però ignorano quasi tutto, presi come sono dai loro problemi personali. Insomma, nelle tre famiglie protagoniste del film ci sono tutti i tipi umani che appartengono alle vicende famigliari in cui anche tutti noi siamo immersi. Mariti distratti e mariti superimpegnati, moglie deluse e mogli ancora innamorate. Figli che non si sentono compresi e figli che sono alla ricerca di uno sguardo e della vicinanza paterna, per sentirsi capaci di diventare grandi e di poter occupare il loro posto nel mondo. Il film incrocia la vita di questi nuclei famigliari fino a farli diventare un’unica grande comunità di intenti e di affetti, dove tutti imparano ad essere solidali l’uno con l’altro e i figli escono dai loro vissuti di incomprensione e di solitudine, tanto da sentire di non poter più fare a meno gli uni degli altri, fino ad immaginare di trascorrere insieme anche le vacanza invernali e non solo quelle estive.

Cosa ci insegna questo film

La cosa peggiore per ogni famiglia è trovarsi sola, isolata, non inserita in una rete di sostegno e supporto. Ogni famiglia rischia, nel mondo moderno, di funzionare come un’isola, circondata da tanti ma non connessa con nessuno. Il film mostra il valore dell’auto/mutuo/ aiuto tra famiglie. Fa vedere che quando sei e fai famiglia, la cosa migliore è confrontarsi con altre famiglie, con chi sta vivendo le tue stesse sfide educative, aprirsi al confronto e al dialogo con persone che stanno attraversando i medesimi passaggi della tua vita. Oppure che già ci sono passati e quindi possono concretamente darti una visione e proporti uno sguardo “altro” da quello che ogni giorno tu appoggi sulla tua vita. “Odio l’estate” è un film di fratellanza e sorellanza, in cui si scopre che la diversità dell’altro può diventare risorsa che unisce e non barriera che divide. La bellezza di questo film sta nel constatare come i padri possano imparare da altri padri e mettere in gioco meglio e in modo più efficace il proprio ruolo educativo. Le donne quasi da subito sanno fare “cerchio” sostenersi e confortarsi in relazione a temi che riguardano la vita privata e l’intimità. Ma per gli uomini questo è molto più difficile. Parlare di figli, di problemi in famiglia invece che di questioni di sport e politica: il film racconta come, anche tra uomini, si possa conquistare una vicinanza intima ed emotiva condividendo passaggi di vita, parlando con altri genitori del proprio essere genitore. In fin dei conti, quello che la famiglia del terzo millennio ha perso è proprio la dimensione comunitaria, quel sentirsi parte di una rete dove mamme e papà si rinforzano a vicenda, creando una mente adulta comune che permette di pensare ai figli, ai loro bisogni, a come affrontare le sfide educative che essi ci pongono ogni giorno. Le tre famiglie protagoniste del film ci fanno sorridere, ci fanno commuovere, ci fanno riflettere, ci fanno piangere.

Il messaggio del film

In “Odio l’estate” c’è tutta la straordinaria normalità della vita e tutta la meraviglia sfidante dell’essere famiglia. Ci sono i litigi tra marito e moglie, i silenzi dei figli adolescenti con i genitori. Ci sono le risate di complicità, i baci rubati del primo innamoramento, le preoccupazioni e le incomprensioni. Insomma ci sono i movimenti del cuore di ogni famiglia con figli. Fare famiglia vuol dire però anche costruire una rete di collegamento con altre mamme e papà, una comunità di persone che curando la crescita dei propri figli, è in grado di affrontare tutto ciò che nella vita ci può accadere: il bello e il brutto. Si è genitori più efficaci, quando non si è soli. Si è compagni di vita più consapevole quando si può condividere il proprio cammino con altri compagni di viaggio.

 

Le domande da porsi al termine del film

Odio l’estate è un film comico, che usa l’ironia per svelare fragilità e vulnerabilità presenti in tutte le famiglie. quali sono le vulnerabilità che avete visto impersonate nei tre diversi modelli famigliari in cui riconoscete le vostre?

Il film pone un accento particolare sul bisogno che preadolescenti e adolescenti hanno dello sguardo e della vicinanza paterna. Quali sono i cambiamenti che vedete succedere nei tre padri del film, dopo il reciproco incontro?

Il film esprime in modo evidente il bisogno di comunità e condivisione inter-famigliare che permette di affrontare e gestire meglio le molte sfide educative che si vivono nel percorso di crescita dei figli? Quali esperienze di condivisione e comunità avete vissuto fino ad oggi? Quali famiglie, nel vostro cerchio di conoscenze, potrebbero essere compagni di viaggio ideali per voi?

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