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8 marzo. La “prevenzione” passa anche da qui

di Maurizio Tucci, Presidente Laboratorio Adolescenza

8 marzo 2021

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La “Giornata internazionale dei diritti della donna” (e non festa della donna) che si celebra l’8 marzo, dovrebbe essere non certo la celebrazione del sesso femminile in quanto tale, ma un momento di riflessione sulla condizione della donna nelle nostre società. Di riflessione sulle lotte passate, sulle conquiste sociali ottenute e sulle discriminazioni ancora esistenti, finalizzata a cercare di raggiungere, per tardi che sia, un’autentica parità.

Purtroppo nel nostro contesto sociale, e non mi riferisco solo all’Italia, nelle “feste” di questo tipo ciò che spesso prevale è essenzialmente l’aspetto ludico e commerciale. Vale anche per una festività come il natale, intrinsecamente religiosa, ormai celebrata in tutto il modo – anche da chi professa tutt’altra religione – come momento di convivialità e occasione per scambiarsi doni.

Ma la “festa della donna”, al di là della deriva commerciale, nasconde spesso anche una insopportabile ipocrisia di fondo: dà la sensazione che un rametto di mimosa o una scatola di cioccolatini possa essere una sorta di lavacro delle discriminazioni che le donne ogni giorno (non un giorno all’anno) subiscono. Discriminazioni che sono talmente permeate nel nostro tessuto sociale che vanno spesso anche al di là della reale volontà e consapevolezza di discriminare. Anche l’atteggiamento con cui molte donne hanno celebrato per anni la “Giornata internazionale dei diritti della donna” non ha aiutato la causa. La classica cena in pizzeria tra sole donne è una triste iconografia dell’ora d’aria che si concede ad un detenuto “sociale”. Per non parlare delle “trasgressive” serate a base di lap dance maschili, che attingono a piene mani ai più imbarazzanti comportamenti maschili, facendoli propri.

Paradossalmente questo infelice anno covid, in cui le cene tra donne, (ma anche le altrettanto inquietanti cene più mimosa “offerte” alla propria compagna da partner che in qualunque momento possono trasformarsi in aguzzini) sono vietate per dpcm, potrebbe essere l’occasione per una lettura un po’ più consona dell’8 marzo.

Utile a tutti, ma soprattutto alle nuove generazioni che saranno l’impalcatura della società del futuro; di quella società in cui l’uguaglianza, di genere ma non solo, possa sempre di più rappresentare una realtà e non un asintoto utopico.

Lo scorso anno Laboratorio Adolescenza ha coordinato un interessante progetto di comunicazione sul rispetto di genere interamente realizzato da studenti delle scuole medie superiori. Con le ragazze ed i ragazzi si è anche parlato dell’8 marzo ed è stato piacevole constatare che l’interpretazione data da loro era spesso più sostanziale e meno al profumo di mimosa di quanto capiti nel mondo adulto. Ma anche tra gli adolescenti il crinale tra il dire e il fare è molto sdrucciolevole. Quante giovanissime sottostanno alla gelosia dei loro altrettanto giovanissimi partner che le isolano dal gruppo, che pretendono di avere la password dei loro profili social per averne un controllo completo? Una condizione che in un primo momento può ingenuamente lusingare perché interpretata come “interesse”, finché non ci si accorge, e a volte troppo tardi, che è una inaccettabile prigione, culturale e sostanziale.

Mamme, padri, insegnanti: iniziamo a dare l’esempio. Certamente con i comportamenti quotidiani, ma anche celebrando nel giusto modo una data che sarebbe già dovuta essere da tempo un ricordo del passato, e che invece ci mostra impietosamente quanto sia ancora lunga la strada da percorrere.

Family Health Magazine si occupa di salute e soprattutto di prevenzione. Cosa c’entra l’8 marzo?. Credo, e mi auguro, che a questa domanda non ci sia bisogno di risposta.

Family Health si impegna a diffondere la cultura della prevenzione consapevoli che il primo passo per il proprio benessere è pensare alla salute.

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