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Miracolo nella cella numero 7

La relazione tra un padre e il proprio figlio ha un valore inestimabile

di Alberto Pellai, Medico Psicoterapeuta dell'età evolutiva, Ricercatore, Dip. Scienze Biomediche dell'università degli Studi di Milano

22 marzo 2021

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Con Aras Bulut İynemli, Nisa Sofiya Aksongur, Deniz Baysal, Celile Toyon Uysal,

İlker Aksum, Mesut Akusta  Regista: Mehmet Ada Öztekin, Turchia, 2019

Trama

Memo è il papà di Ova, una bimba di sette anni. Memo vive in un piccolo paese della costa turca e poiché ha un ritardo mentale, la sua relazione con la figlia è pura affettività. Memo sa amare incondizionatamente, senza filtri. Le funzioni di responsabilità relative alla crescita di sua figlia sono assolte invece da Fatma, la nonna paterna che si occupa del figlio e della nipote.

Memo si comporta come il miglior amico di Ova. La fa giocare, divertire e si preoccupa che sia sempre sorridente. Nel corso di una festa collettiva, però, tutto viene interrotto e discontinuato. Muore in modo incidentale la figlia di un militare di alto grado che Memo ha cercato di salvare, dopo che è finita in acqua. Ma tutti pensano che sia invece stato lui a causare l’incidente. Per questo Memo viene condannato per direttissima, rinchiusa in una cella e condannato a morte. La gran parte del film si svolge all’interno della cella numero 7, dove Memo incontra una decina di altri uomini, anch’essi condannati per reati commessi in precedenza e che diventeranno i suoi compagni di “viaggio” dentro l’esperienza della prigionia. All’inizio si mostrano violenti e vendicativi nei suoi confronti: lo ritengono l’ assassino di un innocente e lo trattano come tale. Ma giorno dopo giorno il candore e l’integrità di questo compagno di cella, farà rinascere in ciascuno di loro una scintilla di umanità che in alcuni di loro era andata persa o distrutta dalle vicende di vita di cui erano stati protagonisti oppure dalle dure condizioni di vita cui il carcere li sottopone. Così, l’oppositività aggressiva con cui Memo viene inzialmente accolto all’interno della cella numero 7 si trasforma giorno dopo giorno in altro: amicizia, vicinanza intima, ammirazione per la bellezza dell’animo di un uomo semplice che sa testimoniare con il proprio esempio e la propria disarmante ingenuità qual è significato da imprimere alla propria vita perché abbia un senso e sia degna di essere vissuta.

Tutto questo conduce ad una coalizione tra carcerati e guardie che, dopo aver visto Memo con Ova in un giorno che – tramite un sotterfugio – permette alla bambina di restare a fianco del padre per alcune ore, si alleano per evitare la condanna a morte di Memo, che verrà sostituito da un compagno di cella, pronto a morire al suo posto.

Che cosa ci insegna questo film

Nel mese in cui si celebra la festa del papà, Miracolo nella cella numero 7 è un film che racconta una storia di paternità diversa da tutte le altre, ma al tempo stesso impregnata di un amorevolezza e di una purezza che non ha uguali. Memo è diverso da tutti i papà del mondo, ma al tempo stesso rappresenta la quintessenza della paternità, intesa nella sua accezione emotiva e affettiva. Miracolo nella cella numero 7 è un film che commuove fino alle lacrime, che racconta la bellezza dei legami intimi che accompagnano l’esperienza genitoriale. E’ un film che regala bellezza e fa riflettere, proprio come succede ai compagni di cella di Memo: fa riflettere perché racconta la vita nella sua essenzialità, ovvero come una ricerca costante di amore da dare e ricevere. Niente di più. Il film contiene anche un messaggio politico: denunciando la negazione dei diritti umani tipica di alcuni stati e regimi e l’uso della violenza che in tali contesti si fa per ridurre al silenzio le persone e negare ogni possibilità di autotutela e autoaffermazione, il film chiede allo spettatore di diventare consapevole di come gli effetti di tutto questo ricadano soprattutto sulla vita dei più fragili e vulnerabili. Memo sa di non aver causato la morte della bambina per cui è stato condannato a morte, Ova ha trovato un testimone attendibile che può fornire la prova certa, ma loro sono “due piccoli pesci” senza alcun valore e potere di fronte ad un regime che gestisce la macchina della giustizia secondo un principio di autorità e sopraffazione, senza alcuna tutela della verità e del diritto.

Il messaggio del film

La relazione tra un padre e il proprio figlio ha un valore inestimabile e se vissuta all’insegna della dedizione e dell’affetto incondizionato diventa un seme da cui origina non solo la crescita di un figlio ma anche quella dell’intera comunità. Memo è una figura di padre bellissima, perché l’amore che nutre per sua figlia è un amore che diventa esempio e stimolo per i suoi compagni di cella a diventare uomini migliori. La paternità famigliare si trasforma così in capitale sociale, proponendo quel modello di genitorialità sociale di cui oggi esiste un enorme bisogno.

 

Le domande da porsi al termine del film

Che cosa vi ha colpito del personaggio di Memo?

Nella vostra famiglia, quali caratteristiche della paternità di Memo riuscite a mettere in gioco?

Perché l’esempio di Memo cambia in modo così evidente le traiettorie di vita di chi gli sta intorno?

La definizione “genitorialità sociale” che cosa significa per la vostra vita? Potete fare qualche esempio di eventi degli ultimi sei mesi in cui vi siete sentiti investiti di questo compito, ovvero di essere testimoni di “genitorialità sociale”?

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