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La scuola con “la benda”

di Maurizio Tucci, Presidente Laboratorio Adolescenza

13 aprile 2021

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Sono già due – almeno quelli noti perché arrivati sulla stampa – uno a nord e uno a sud rispettando la par condicio, i casi di studenti costretti dall’insegnante a “bendarsi” durante una interrogazione in DAD per essere certo (l’insegnante) che l’alunno non leggesse le risposte da qualche parte.

Al di là della barbarie – non trovo altra parola – del gesto, la cosa più deprimente è che da parte di certi insegnanti (pochi? molti? una inquietante minoranza o la maggioranza? chissà…) non ci sia la benché minima comprensione della trasformazione epocale che la scuola in DAD ha rappresentato. Possibile che esistano insegnanti che ancora non hanno capito che la scuola a distanza (che diventerà sempre più un prezioso ausilio anche quando ci saremo liberati del Covid) non è la stessa scuola, un po’ ammuffita, che la pandemia ci ha lasciato alle spalle?

Possibile che non abbiano davvero capito che l’insegnamento del futuro, con interrogazioni, verifiche e quant’altro al seguito, non sarà mai più lo stesso? Possibile che non si rendano davvero conto che la conoscenza e la competenza, oggi, è altro rispetto al passato? Non c’entra il Covid, beninteso; c’entra la tecnologia che abbiamo a disposizione e che ha ribaltato il concetto stesso di conoscenza. Oggi conoscenza non è più “tenere a mente”, ma sapere dove andare a cercare le informazioni, selezionarle, valutarle e sfruttarle. E questo non c’entra niente, cari insegnanti che bendate gli alunni, con il “copiare”, perché se non si sa di cosa si sta parlando è impossibile andare a cercare le informazioni giuste nel posto giusto. Il Covid non c’entra; ha solo bruscamente preso d’assalto l’arcaico fortino della scuola dove si rappresentava da decenni un vecchio film. Una sorta di retrospettiva quotidiana di un mondo sempre più distante da quello esterno e attuale. Conosco tanti bravissimi insegnanti che cercavano stoicamente da tempo di introdurre metodi e strumenti innovativi per arricchire ed adeguare la didattica ai tempi. Guardati spesso con sospetto o paternalistica indulgenza dalla maggioranza dei colleghi, vuoi per ruggine culturale vuoi per il timore di dover imparare nuove cose e “perdere altro tempo”. Dirigenti ai quali ho personalmente chiesto se la scuola era interessata a dei seminari – offerti gratuitamente agli insegnanti – sull’utilizzo corretto delle nuove tecnologie che mi hanno risposto con sufficienza: “Abbiamo già la LIM in tutte le classi”.

Poi è arrivato il Covid e ha sparigliato le carte. Tutti a casa, da un lato e dall’altro della cattedra, ad inventarsi una scuola che avremmo dovuto progettare da anni. Emergenza nell’emergenza. E tanto si è fatto – dobbiamo riconoscerlo – per salvare il salvabile, ma tanto c’è da fare. A cominciare dalla capacità di metabolizzare una nuova scuola che, per fortuna, ci seguirà anche quando si ritornerà stabilmente nelle aule.

Una nuova scuola che abbia pietà degli insegnanti che fanno bendare gli alunni e li induca a levarsi loro la benda, spessissima, che hanno davanti agli occhi e non solo.

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