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Perché è così facile cadere nella trappola del revenge porn e perché i ragazzi diffondono le immagini intime nel web?

di Maura Manca, Psicologa

14 maggio 2021

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Sono purtroppo sempre più numerosi gli adolescenti che rischiano di cadere vittime della vendetta pornografica o revenge porn ossia il vendicarsi, in genere per essere stati lasciati o traditi, sia in amore che in amicizia, attraverso la pubblicazione sui social o nelle chat di materiale intimo e compromettente con lo scopo di arrecare danno all’altra persona e di metterla alla gogna pubblica.

L’aspetto più allarmante è la “normalità” tra i ragazzi nell’utilizzare lo smartphone anche nei momenti di intimità o nel riprendersi o fotografarsi senza vestiti. I ragazzi, inoltre, non si limitano allo scambio di materiale intimo e sessuale tra fidanzati, ma condividono e scambiano contenuti sessualmente espliciti anche tra amici all’interno di chat.

Questi ragazzi crescono in un contesto in cui fin da bambini vengono abituati ad un uso continuo e talvolta inadeguato della propria immagine, ad una normalizzazione nel mediare le proprie azioni e relazioni attraverso uno smartphone. C’è anche una sessualizzazione precoce e un avvicinamento troppo anticipato alla pornografia. I ragazzi non pensano alle conseguenze delle loro azioni, al fatto che l’amore o le amicizie possano finire e quelle immagini o quei video possano essere usati con estrema facilità contro di loro. Si è annullato il concetto di intimità e spazio privato: spesso lo fanno per noia, per imitazione, perché sentono il bisogno di essere accettati dal gruppo dei coetanei e hanno l’esigenza di ricevere anche approvazioni e like. Tanti ragazzi sentono il bisogno di piacere e questo spesso li porta a mettersi in mostra nelle vetrine social, cercando di ottenere sempre più consensi. Il corpo si trasforma così in un oggetto da mostrare, controllare e modificare. Il bisogno di dover apparire a tutti i costi rischia anche di portarli a realizzare fotografie provocanti e intime senza pensare alle conseguenze. Le stesse relazioni sono ormai “vissute” direttamente sui social e sulle chat e l’invio di foto intime e di pratiche erotiche sono all’ordine del giorno.

Ragazzi senza senso del limite: vanno aiutati ad essere più consapevoli

Sicuramente bisogna lavorare con i ragazzi sul senso critico, del limite e della misura. Spesso non hanno la consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni, vivono le varie situazioni come un gioco, un divertimento, dove il confine tra ciò che è pubblico e ciò che è privato è sempre più labile. Non si rendono effettivamente conto delle proporzioni che un gesto di un momento, magari in preda all’impulso, all’effetto contagio del “lo fanno tutti, lo faccio anche io” e del “accade agli altri, a me non può accadere”, può avere un impatto così devastante. Finché non vengono toccati di persona, gli adolescenti tendono a considerare il problema come lontano da loro, si sentono onnipotenti e non capiscono che una volta spinto il tasto invia, non si può più tornare indietro. Si deve lavorare sulla consapevolezza a più livelli, non basta solo un discorso; bisogna partire fin da quando sono piccoli e stimolarli ad un corretto utilizzo del corpo, parlare con loro di sessualità in maniera sistematica e naturale. È vero che per un genitore è difficile affrontare queste tematiche, soprattutto quando riguardano la sessualità e i suoi pericoli, anche perché i figli stessi sono spesso restii e mettono i muri. È però fondamentale stimolarli ad un ragionamento critico, farli riflettere sulle conseguenze delle loro azioni e spiegare che quando un’immagine o un video finiscono in rete se ne perde il controllo, possono diventare virali e potenzialmente arrivare nelle mani di chiunque. È importante aiutarli a riflettere utilizzando ad esempio i casi di cronaca, i casi reali, episodi che sono accaduti a persone che si conoscono, e ragionare insieme a loro. Può essere utile anche leggere dei libri o vedere dei film in parallelo e man mano parlarne insieme. Solo se vedono concretamente il problema e lo sentono vicino a loro, sono in grado di comprenderlo;  in caso contrario, lo percepiscono come un qualcosa che a loro non può succedere e che interessa solo altre persone. Bisogna educarli sin da piccoli al rispetto di se stessi e dell’altro, al rispetto del corpo, al valore dell’intimità, senza perdere di vista la dimensione emotiva e relazionale legata alla sessualità.

Le ragazze sono il bersaglio principale

Le ragazze sono sicuramente la categoria più a rischio dal punto di vista della diffusione di questo tipo di immagini, rischiando di essere esposte a veri e propri linciaggi mediatici, in cui scatti rubati e momenti intimi diventano di dominio pubblico, bersaglio in rete di critiche e giudizi pesantissimi. Il revenge porn è un fenomeno allarmante proprio per le conseguenze che può avere, talvolta anche tragiche: per tante ragazze, infatti, diventa una vergogna troppo grande, ingestibile da un punto di vista emotivo, che purtroppo può portare in alcuni casi anche a gesti estremi.

Quando si parla con loro, emerge il senso di ingiustizia che sperimentano rispetto ai tanti pregiudizi che una donna deve subire, anche per effetto degli stereotipi culturali ancora troppo diffusi nella nostra società. Perché una ragazza non può essere libera di esprimersi, e magari anche sbagliare, senza essere subito giudicata, distrutta ed etichettata? Questa è la loro paura più grande.

Si tratta di un fenomeno che spaventa tutti, maschi e femmine, poiché vede violata la propria intimità; eppure, per le ragazze lo stigma è più forte. Solitamente le adolescenti subiscono una punizione emotiva profondissima, vengono etichettate, giustiziate dal tribunale social e prevaricate da commenti e condivisioni di migliaia di persone che alimentano ulteriormente la violenza. È facile giudicare dall’esterno e, addirittura, dire “poteva pensarci prima di inviare quelle foto” o parlare quando non ci si trova in piena adolescenza, quando ci si dimentica che crescono e vengono educati a condividere, ad usare uno smartphone per tutto e quindi, per loro, diventa una terribile abitudine.

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