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In mani sicure

Storia di un incontro. Quello di un bambino senza la mamma e di una mamma senza bambino

di Alberto Pellai, Medico Psicoterapeuta dell'età evolutiva, Ricercatore, Dip. Scienze Biomediche dell'università degli Studi di Milano

22 ottobre 2021

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Regia di Jeanne Herry. Un film Da vedere 2018 con Sandrine Kiberlain, Gilles Lellouche, Élodie Bouchez, Olivia Côte, Clotilde Mollet. Titolo originale: Pupille. Genere Drammatico, – Francia, Belgio, 2018, durata 107 minuti.

TRAMA

Theo è un neonato che viene abbandonato alla nascita dalla sua mamma. Il film racconta la storia della sua adozione, ovvero tutto ciò che succede intorno a quel bambino per permettergli di avere una famiglia, qualcuno che lo sappia amare in modo disponibile e attento. Il film “In mani sicure” racconta ciò che il titolo vuole anticipare: cosa significa mettere “in mani sicure” un neonato che non ha nessuno al mondo, che deve  trovare un luogo che sia per lui casa e famiglia, affetto e protezione? Una squadra di operatori che vivono e lavorano con un solo intento – fare il bene massimo per ogni bambino di cui si occupano – si muove alla ricerca della famiglia in cui Theo verrà accolto. Non è un percorso facile. Molte le decisioni da prendere, molte le attenzioni da riservare, sia al bambino che intanto muove i suoi primi passi nella vita, sia nei confronti di chi dovrà fargli da padre e madre, una decisione che fa sentire al tempo stesso onnipotente e impotente chi deve assumersi tale responsabilità. Ci sono due strumenti con cui tutti si muovono in questo cammino verso una genitorialità che deve nascere dopo che già è nato il bambino: l’amore e la competenza. L’amore viene trovato nella disponibilità generosa, caparbia e mai doma di Alice, una donna che da dieci anni sogna di essere madre, ma che – dopo l’abbandono del marito – ha visto questo suo desiderio sempre più in bilico. La competenza è invece quella che connota l’intera equipe degli operatori che si muovono intorno al bambino e che devono trovare in tempi brevi ciò che gli permetterà di avere una famiglia. IL film narra la storia di questa adozione mostrandoci molti punti di vista. Si vede il percorso delle famiglie adottive, con tutte le loro sofferenze e incertezze, le ambivalenze e le irrisolutezze dei genitori ma anche le fatiche e i dubbi dei servizi sociali. Si fa il tifo per un bambino che è amato da molti ma ha bisogno dell’amore di due sole persone, che a sorpresa nel film, diventano “una sola persona”. Theo, infatti, verrà affidato ad un genitore single, Alice appunto; una donna che nasce madre insieme al bambino che le viene affidato. “In mani sicure” è un film che emoziona e commuove oltre ogni limite, che celebra la vita e racconta che genitori non si nasce, ma si diventa.

CHE COSA CI INSEGNA QUESTO FILM

Il film è una narrazione delicata e competente della cura che ogni neonato deve ricevere da parte degli adulti cui viene affidato. Gli operatori che lo accolgono nei loro servizi, in realtà lo fanno entrare nelle loro vite. Il regista sembra volerci dire che, anche se non sei il genitore, devi amare e rispettare, onorare e celebrare la vita di ogni bambino che incroci nel tuo percorso. “In mani sicure” ci aiuta a comprendere profondamente il lavoro dei servizi sociali che si occupano di minori ed adozione, ma al tempo stesso ci fa riflettere sul valore della genitorialità sociale, un termine oggi molto usato e anche molto necessario. Il film, inoltre, ci fa vedere in concreto che cosa davvero fa la differenza nella cura che dobbiamo riservare ad un neonato. Tutti gli adulti che si occupano di Theo mostrano in concreto come ci si deve porre con un neonato per sintonizzarsi con i suoi stati mentali ed emotivi. La delicatezza e tenerezza con cui viene toccato e curato, la continuità con cui tutti gli parlano e gli spiegano che cosa gli sta succedendo e come i suoi bisogni verranno presi in carico da ciascuna persona che lo avvicina e lo tiene in braccio rappresentano una delle forze indiscutibili di questa pellicola. Ogni genitore di neonato e ogni futuro genitore, guardando come gli operatori interagiscono con Theo, ha una comprensione immediata di quali sono i gesti e le parole che comunicano ad un neonato che lui è amato e accolto in ogni istante della sua vita e in ogni suo bisogno.

IL MESSAGGIO DEL FILM

Nel raccontare la storia di una genitorialità adottiva, “In mani sicure” racconta in realtà una verità che tutti i genitori conoscono e sperimentano nel loro mondo profondo: non siamo noi a generare un figlio, ma è nostro figlio a far nascere noi come genitori.

 

LE DOMANDE DA PORSI AL TERMINE DEL FILM

Gli adulti che interagiscono con Theo gli parlano spesso, un’azione che apparentemente serve poco per un neonato che ancora non comprende il significato delle parole. Perché secondo voi il regista continua a mostrare l’importanza della comunicazione verbale tra adulto e bambino, sin dai primi giorni?

Come il bambino dimostra progressivamente che riesce ad “entrare in relazione” con l’adulto, dopo la prima fase di completa “apatia” in cui sembra un “bambolotto” senza reazioni?

Che cosa vi colpisce della storia e della modalità con cui Alice si avvicina alla sua vicenda materna e al suo bambino Theo?

Che cosa secondo voi rende Alice così adeguata, anche nella prospettiva degli operatori, a rivestire il ruolo di madre di Theo?

Perché consigliereste questo film ad una coppia adottiva?

Perché consigliereste la visione di questo film ad una coppia in attesa di un figlio?

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