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L’ottava nota – Boychoir

Un toccante film drammatico con al centro l'enorme potere della musica. Dopo la morte della madre single, Stet, un dodicenne di una cittadina del Texas, finisce in un'accademia di musica specializzata nelle voci bianche. Il maestro di canto riconosce in Stet doti non comuni e fa di tutto per spingerlo a utilizzare al meglio il suo immenso talento.

di Alberto Pellai, Medico Psicoterapeuta dell'età evolutiva, Ricercatore, Dip. Scienze Biomediche dell'università degli Studi di Milano

21 marzo 2022

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Regia di François Girard. Un film con Kathy Bates, Dustin Hoffman, Kevin McHale, Josh Lucas, Debra Winger, Garrett Wareing. Titolo originale: Boychoir. Genere Drammatico, – USA, 2014, durata 103 minuti. distribuito da Koch Media.

TRAMA

Stet ha 12 anni e vive solo con sua madre che però ha gravi problemi di dipendenza dall’alcol e si rivela incapace di assolvere alle proprie funzioni genitoriali. Stet è un preadolescente arrabbiato che a scuola si mostra spesso sregolato e aggressivo, non riuscendo a integrarsi con i compagni. Stet però ha anche un talento straordinario: possiede una voce meravigliosa che gli potrebbe rendere possibile l’ammissione al prestigioso National Boychoir, cosa cui aspira – per lui – la preside della sua scuola che gli organizza un’audizione con il direttore per valutarne la potenziale ammissione. Al momento del test, Stet però decide di fuggire sottraendosi alla valutazione e scegliendo di tornare alla sua vita di sempre. Sua madre un giorno muore in un incidente automobilistico, causato dall’alcol e a questo punto Stet è completamente solo. Qualcuno si deve occupare della sua crescita. Viene contattato dai servizi sociali, suo padre. E’ un uomo che dopo essere diventato padre di Stet ha abbandonato la compagna, continuando a distanza a garantirle i mezzi per la sussistenza del figlio, senza però coinvolgersi mai nelle loro vite. Nel frattempo si è sposato con un’altra donna ed è diventato nuovamente padre di due bambine. Informato della situazione in cui versa il figlio, il padre di Stet ricompare nella sua vita e lo accompagna alla scuola del National BoyChoir dove, grazie ad una generosa donazione, fa accogliere Stet perché venga educato e possibilmente accolto nel prestigioso coro. Da qui in avanti il film procede con due narrazioni principali:

  1. La fatica di Stet ad integrarsi con gli altri compagni della scuola che spesso lo escludono, lo bullizzano e non lo ritengono alla loro altezza.
  2. La relazione tra Stet e il corpo docente della scuola, in particolare il Direttore del Coro, che in mezzo a molte ambivalenze, scopre il grande talento di cui è dotato il ragazzo e decide di prepararlo e accompagnarlo in qualità di solista al concerto più importante dell’anno, un concerto di rilevanza nazionale.

Stet nello sviluppo della storia imparerà a rielaborare la fatica e il dolore che appartengono alla sua storia di vita, comprenderà l’importanza dello studio e dell’impegno per conquistare i traguardi che gli permetteranno di dare una svolta alla sua vita e riconquisterà l’affetto e la relazione con il proprio papà. In tutto questo, la musica rappresenterà il filo rosso che gli consentirà di effettuare quella trasformazione che sarà foriera non solo di un nuovo futuro, ma anche di un altro modo di gestire ed elaborare il proprio mondo interiore.

CHE COSA CI INSEGNA QUESTO FILM

Questo film ci presenta un preadolescente alle prese con una vita multiproblematica, dotato di un enorme talento musicale. Nella sua vita, però, il talento non basta per dare una svolta. Ci vuole lo sguardo e la relazione con adulti che sappiano intuire non solo il suo potenziale, ma anche intercettare i suoi bisogni emotivi e costruire con lui una relazione in grado di farlo sentire protetto e al sicuro. Stet non facilita questo compito agli adulti che lo vogliono aiutare: anzi sembra sfidarli e dimostrare loro che per uno come lui non c’è possibilità di redenzione. La morte della sua mamma però rivoluziona in toto la prospettiva con cui è stato al mondo fino a quel momento. Se prima era lui a doversi far carico dei bisogni dell’adulto disfunzionale da cui avrebbe dovuto dipendere (con una totale inversione dei ruoli), una volta rimasto orfano l’unica possibilità che gli rimane è mettersi alla prova con adulti che gli indicano la via verso la costruzione del suo futuro. Se prima la sua vita era una somma di giorni in cui l’unico obiettivo era sopravvivere, ora invece per stare al mondo bisogna provare a conquistare un proprio posto nel mondo, con l’aiuto di formatori e allenatori. Imparare la musica, diventare un membro attivo del coro del quale aspira a far parte rappresenta il suo allenamento alla vita, il suo percorso per diventare grande e sentirsi capace di appartenere al futuro che lo aspetta. E’ proprio questo che ci mostra il film: una storia di formazione in cui la crescita di un preadolescente, messo a dura prova della vita, diventa un’occasione per comprendere quali sono le competenze che servono per diventare adulti, ma anche quali sono le relazioni e gli stili educativi che permettono ad un minore di “fiorire” nonostante le molte avversità. Stet è un esempio di resilienza e di volontà, di impegno e di fatica. Il direttore del coro, splendidamente interpretato da Dustin Hoffman mostra quale differenza può fare un buon “maestro” nella vita di un minore che non ha la fortuna di crescere con un buon genitore. Il film mostra anche un lato della crescita di chi incontra grandi difficoltà di vita che spesso rimane non visto e chiuso nel silenzio: ovvero l’emarginazione e il bullismo di cui si diventa vittima quando non si può essere all’altezza delle aspettative dei propri pari. Stet è povero, viene da una “non famiglia”, non ha potuto avere gli stessi vantaggi e privilegi di cui hanno goduto i suoi compagni di studio. Perciò incarna – in modo quasi automatico – la figura del “diverso”, di quello che può essere messo al margine ed escluso. Quasi nessuno si accorge della sua fatica di integrazione: deve fare tutto da solo. Proprio le vessazioni e le prepotenze di cui Stet è vittima, rendono questo film un ottimo racconto per affrontare il tema del bullismo e della non inclusione.

IL MESSAGGIO DEL FILM

Per poter fiorire nella vita hai bisogno di qualcuno che creda in te. Una volta che l’hai trovato, serve però anche un profondo lavoro su se stessi per conquistare con motivazione e impegno ciò che non sarà mai un semplice e automatico dono della vita ma una conquista personale.

LE DOMANDE DA PORSI DOPO LA FINE DEL FILM

Stet nella prima parte del film è un preadolescente arrabbiato e violento a scuola, mentre a casa è un figlio molto attento a preservare la salute e l’incolumità della madre multiproblematica. Come queste due caratteristiche, all’apparenza contrapposte, si integrano nella personalità di questo preadolescente? Perché molti preadolescenti che a casa devono essere genitori per i loro genitori fragili poi non riescono ad integrarsi nei contesti di vita in cui si mettono in relazione con i loro pari?

Chi è il vero salvatore della vita di Stet, secondo te?

Quali caratteristiche del carattere e della personalità di Stet emergono e vengono messe in gioco nell’ambiente della scuola di musica, che non venivano invece messe in gioco nella sua precedente esperienza di vita e di scuola? Da cosa deriva la capacità di Stet di modificare il proprio approccio allo studio, alla vita e agli altri?

Nel film si vede tutta la potenzialità positiva dell’appartenenza ad un coro, ma si evidenziano anche le dimensioni competitive che possono minarne le funzioni educative e cooperative. Come le parole “cooperazione” e “competizione” entrano in gioco in questa storia? E in che modo producono il rischio di bullismo ed esclusione? Quali scelte educative degli adulti invece contribuiscono a integrare Stet nel gruppo dei propri pari?

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