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Siamo davvero meno intelligenti da un punto di vista emotivo? Aiutiamo i figli a vivere bene ogni emozione

di Maura Manca, Psicologa

22 aprile 2022

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Per bambini e ragazzi, ma gli adulti non sono immuni da questo fenomeno, sembra essere sempre più difficile trovare le parole per raccontare ciò che vivono, dar voce alle loro emozioni, comprendere il punto di vista degli altri, gestire le relazioni e i conflitti. Troppe volte, inoltre, si tende a “negare” alcune emozioni impedendo loro di vivere adeguatamente anche rabbia, frustrazione o tristezza, per cui diventa sempre più difficile cogliere anche negli altri la presenza di questi stati d’animo e riuscire a regolare i propri comportamenti in funzione di ciò che l’altro sta sperimentando.

 

Che cos’è l’intelligenza emotiva?

L’Intelligenza emotiva è stata definita da Goleman (1995), come “la capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli altrui, di motivare noi stessi, e di gestire positivamente le nostre emozioni, tanto interiormente quanto nelle relazioni sociali”. Entrano in gioco diversi fattori: empatia, motivazione, autocontrollo, capacità di adattamento e di gestione delle proprie emozioni. Include, dunque, anche la capacità di regolare lo stress e gli impulsi, di percepire in modo adeguato i propri sentimenti e quelli degli altri e la capacità di comunicare in modo efficace.

 

Siamo davvero meno intelligenti dal punto di vista emotivo?

Una ricerca condotta su studenti universitari (Khan et al., 2021) ha rilevato come i livelli di intelligenza emotiva siano sempre più in calo. Nonostante si parli spesso di questa capacità e dell’importanza che riveste nelle relazioni, sembra che col passare degli anni diminuiscano le capacità di autocontrollo, di riconoscimento e gestione delle emozioni.

Anche la tecnologia sembrerebbe avere un ruolo: i ricercatori hanno ipotizzato che il rapido aumento dell’uso dei social da parte dei giovani potrebbe essere in parte responsabile del fenomeno, sebbene non possa esserne la causa e, è sempre opportuno ricordarlo, il problema non risiede negli strumenti ma nel modo in cui vengono utilizzati. Ciò che lo studio suggerisce è che l’interazione sociale di persona offra certamente maggiori opportunità di vicinanza emotiva e legame rispetto alla comunicazione online.

 

Le emozioni si imparano in famiglia: i genitori possono essere i loro allenatori!

La famiglia è la prima “scuola di vita” per bambini e ragazzi e tutto ciò che viene appreso a casa influirà sulle loro capacità emotive, cognitive e relazionali. Tutto questo rappresenta per gli adulti una grande sfida. Anche se le difficoltà possono essere all’ordine del giorno, non bisogna scoraggiarsi: i genitori non devono essere perfetti, possono anche sbagliare e sperimentare anche emozioni “negative”. Il loro esempio e il modo con cui riusciranno ad esprimerle e gestirle saranno una guida per i figli, sin da piccolissimi, e li aiuteranno a sperimentarsi senza paure.

Essere sensibili e attenti agli stati emotivi di bambini e ragazzi significa conoscere il loro mondo. E’ importante dare sempre valore a ciò che sperimentano e mostrarsi accoglienti anche di fronte alla rabbia, alla tristezza o alla paura, senza banalizzare i loro sentimenti e senza negarli.

Se i genitori riescono a non mostrarsi confusi o ansiosi di fronte alle loro emozioni, bambini e ragazzi impareranno ad accettarle e a gestirle adeguatamente. Anche se è difficile e si vorrebbe vedere i propri figli sempre felici, è fondamentale non cercare di anticipare tutto e risolvere ogni difficoltà al loro posto, così che impareranno a fidarsi dei propri sentimenti, a regolare le proprie emozioni e a risolvere i problemi in autonomia.

 

 

Riferimenti bibliografici

Khan M., Minbashian A., MacCann C. (2021). College students in the western world are becoming less emotionally intelligent: A cross‐temporal meta‐analysis of trait emotional intelligence. Journal of Personality. https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/jopy.12643

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