Per offrire una migliore esperienza di navigazione e per avere statistiche sull'uso dei nostri servizi da parte dell’utenza, questo sito usa cookie anche di terze parti.
Chi sceglie di proseguire nella navigazione su magazine.familyhealth.it oppure di chiudere questo banner, esprime il consenso all'uso dei cookie. Per saperne di più consulta la nostra Cookie Policy .

Ho capito, chiudi il banner.

X

“Tu sei mia/mio”: possessività e controllo nella vita e nel web

di Maura Manca, Psicologa

23 giugno 2022

389 Views

Gelosia eccessiva, possessività e controllo sono elementi sempre più presenti nei legami che i ragazzi instaurano sin dalla prima adolescenza. La gelosia non è presente solo nelle relazioni di coppia, ma anche nei rapporti di amicizia, vissuti spesso in modo esclusivo.

 

“Tu sei mia/mio”: possessività e controllo nella vita e nel web

Sempre più spesso gli adolescenti ricercano esclusività nei rapporti e hanno bisogno di “prove” di fiducia: rispondere immediatamente ad ogni chiamata o messaggio, sapere ciò che il partner fa in ogni momento, scambiarsi le password di social e smartphone, inviare la geo-localizzazione, giustificare i ‘mi piace’ e i commenti lasciati sotto le foto di amici o compagni di classe, costringere il partner a cancellare i propri account sui social network o controllare tutto ciò che viene condiviso. Non mancano, ovviamente, forme di possessività anche nella vita “reale” che si manifestano attraverso il controllo delle attività dell’altro, visite a sorpresa, divieti di vedere i propri amici, andare fuori da soli, indossare certi abiti o truccarsi.

Si tratta di atteggiamenti molto diffusi e ritenuti normali, che spesso portano a conflitti, litigi, invasione nella vita dell’altro e rinunce. Troppi ragazzi, e spesso anche tanti genitori, non riescono a leggere gli aspetti problematici presenti in questi comportamenti, che possono segnare da un punto di vista psicologico, cognitivo e comportamentale, condizionando le scelte, presenti e future, e i processi di pensiero.

 

Possessività e controllo invadono e intrappolano

La possessività rischia di invadere la loro vita e diventare condizionante. Giorno dopo giorno si trasforma in controllo. Tutto questo non è amore. Non esiste il troppo amore o il “tenerci troppo” a una persona. Non è con il controllo che si ottiene la sicurezza che l’altro non smetta di amare o che non si allontani mai. Troppe volte ragazzi e ragazze arrivano a fare delle rinunce perché pensano: “non mi costa niente farlo”. Tutto ha un costo, anche quando non si vede nell’immediato. Significa fare delle rinunce in una relazione dove non c’è reciprocità, iniziare a deprivarsi, magari per evitare scenate e litigate. Significa costruirsi una gabbia, rinuncia dopo rinuncia. Significa incastrarsi in una relazione basata sulla privazione, non sulla libertà.

“Se sei vittima della tua relazione, l’amore si trasforma giorno dopo giorno in angoscia. La paura crea un legame fortissimo che ti blocca e ti impedisce di scappare. Quando sei incastrata in un rapporto sentimentale non è facile uscirne, eppure da fuori sembra tutto più̀ semplice; ma la soluzione non è così immediata, lasciare quella persona non è come premere un interruttore che accende o spegne la luce. Hai paura che scrivendo la parola fine lui diventi incontrollabile, che nessuno riesca veramente a tutelarti. E se alla sofferenza quotidiana prima o poi ti abitui, ciò̀ che quella persona potrebbe fare dopo essersi sentita abbandonata diventa un’incognita e ti fa decisamente più paura.

Le persone non capiscono quello che si prova a essere ingabbiati in un rapporto del genere, e vi assicuro che questa superficialità̀ non aiuta. Non è la gelosia tipica dell’insicurezza adolescenziale; è bisogno di imporre delle catene, cioè violenza”. È uno stralcio tratto da uno dei racconti del libro “Leggimi nel pensiero” che chiarisce cosa possa scattare nella mente di chi vive queste dinamiche.

Sentirsi incastrati in una relazione di questo tipo può minare l’autostima, la fiducia in sé stessi e portare a sviluppare anche senso di impotenza, isolamento, fino a situazioni in cui si possono manifestare vissuti di tipo ansioso o depressivo, generando una condizione di profonda sofferenza psichica e fisica. Inoltre, si può avere anche paura di parlare per timore di non essere capiti e/o criticati. In questo modo si rischia di sentirsi ancora più soli e non affrontare immediatamente questa situazione per evitare che si cronicizzi nel corso del tempo.

Se vincono le paure, perde l’amore. Amare, infatti, significa anche saper ascoltare e comunicare. Ascoltare non solo le parole, ma anche i comportamenti, gli sguardi, i silenzi.

Family Health si impegna a diffondere la cultura della prevenzione consapevoli che il primo passo per il proprio benessere è pensare alla salute.

Prova Family Health e il suo Fascicolo Sanitario Digitale Personale. Archivia i tuoi referti medici, condividi informazioni corrette con il tuo medico e tramanda la tua storia clinica alle generazioni future. SCOPRI DI PIù!

Patrocinato da: