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Nowhere Special – Una storia d’amore

John ha davanti a sé pochi mesi di vita. Non avendo una famiglia, trascorre i giorni che gli restano a cercarne una nuova, perfetta, per il figlio Michael.

di Alberto Pellai, Medico Psicoterapeuta dell'età evolutiva, Ricercatore, Dip. Scienze Biomediche dell'università degli Studi di Milano

6 dicembre 2022

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Regia di Uberto Pasolini. 2020 con James Norton, Daniel Lamont, Eileen O’Higgins, Valerie O’Connor, Stella McCusker. Titolo originale: Nowhere Special. Genere Drammatico, – Gran Bretagna, 2020, durata 96 minuti.

TRAMA

Un padre e un figlio uniti da un legame profondo e tenerissimo. Il padre è stato lasciato dalla compagna pochi mesi dopo la nascita del loro bambino. Lei se ne è andata, evaporata come una bolla di sapone. E da quel giorno lui, per quel figlio, è stato tutto. Madre e padre. Protezione e sicurezza. Affetto ed educazione. Solo che….. solo che ora una diagnosi infausta ha stabilito che a questo papà rimangono pochi mesi di vita. Un pezzetto di esistenza, ancora disponibile per fare le ultime importantissime cose. Nowhere special è un film commovente e intensissismo che ci racconta la bellezza della vita proprio nel momento in cui si ha consapevolezza che ne resteranno da vivere solo poche briciole. Ma è anche un film che ci racconta cosa è l’amore che lega un genitore ad un figlio, che cosa significa rappresentare una base sicura anche nel momento più traumatico, ovvero nel momento in cui già si sa che non si potrà continuare ad esserlo. Il film si snoda su due percorsi paralleli. Da una parte descrive la quotidianità che lega i due protagonisti. Ci fa capire che cosa vuol dire essere padre. E più in generale, cosa vuol dire essere genitore. Ci mostra come un bambino possa sentire, percepire, comprendere tutto ciò che gli accade intorno, anche quando mancano le parole per poterlo dire e spiegare. L’altra narrazione che viene portata avanti nel film è quella correlata alla ricerca della famiglia che adotterà il bambino, una volta che il suo papà non sarà più in vita. Papà e figlio vanno infatti a fare visita a tutti i potenziali candidati, grazie alla complicità di un’assistente sociale che li segue in questo percorso in cui dolore e speranza non possono essere disgiunti. Si apre perciò uno sguardo delicatissimo e coinvolgente su chi oggi aspira al ruolo del genitore adottivo. Lo si può fare per amore, per colmare una mancanza, per rendere il mondo un posto più bello, perché un figlio è un tassello che non si vuole vedere mancante nel progetto di vita che si era idealizzato e poi non si è compiuto. In mezzo a questi due percorsi – la quotidianità di un padre e la ricerca di una nuova famiglia – c’è la rappresentazione della vita con il suo lento e regolare fluire. Quella vita che il protagonista, di professione lavavetri, vede dall’altra parte dei vetri che rende lucidi e trasparenti. Guardare la vita degli altri diventa un modo per dare forma anche alla propria, anche a quella che già sappiamo non si sarà in grado di vivere.

CHE COSA CI INSEGNA QUESTO FILM

Questo film ci insegna a capire che cosa vuol dire generare una relazione di attaccamento nel rapporto col proprio bambino. Ci mostra un padre presente e coinvolto, sempre concentrato nel comprendere che cosa sta accadendo nel mondo interno di suo figlio. E’ un padre che non ha tutte le risposte, non sa farle tutte giuste, ma che non smette mai di fare ciò che davvero serve al suo bambino per conquistare la dimensione della sicurezza e del senso di protezione anche quando tutto farebbe pensare che questa è una missione impossibile. In questo film si ride e si piange molto, ma soprattutto si comprende che la quintessenza dell’amore si rivela non in quello che dici o in quello che fai, ma in ciò che sei. Essere adulto significa prendersi la responsabilità di tenere in piedi la vita anche quando essa sembra sgretolarsi, significa essere testimoni della bellezza e del significato del nostro esistere, anche se tutto sembrerebbe negare che tale bellezza è possibile ed ha un significato . In “Nowhere special” vediamo una relazione che si costruisce dentro la capacità di dare un senso profondo alle piccole cose, di trovare l’infinito dentro all’immensamente piccolo. Questo è un film che, parlando di morte, ci invita a non smettere mai – nemmeno un minuto – di celebrare la vita. Ci spinge a scegliere la via della speranza anche quando tutto sembrerebbe spingerci nel territorio della disperazione. Ci fa davvero capire che un genitore è colui che dota un figlio di due dimensioni: radici ed ali, entrambi necessarie per resistere alle onde impetuose che la vita ti fa sbattere addosso, quando meno te lo aspetti. Le radici sono la dimensione dell’appartenenza e vengono conquistate dentro a relazioni in cui ci si sente visti, curati, amati e protetti. Le ali sono la dimensione dell’autonomia, una dimensione che  ti viene data in dono proprio da chi ti ha insegnato a sentirti sicuro e appartenente. L’amore enorme del padre, in questo film, permette al bambino di sentirsi capace, nella scena finale, di fare a meno di lui. Entrambi non hanno scelto il destino che li ha obbligati ad imparare a fare a meno l’uno dell’altro. Ma l’amore che li ha uniti ora funge da trampolino di lancio per decollare verso una nuova vita.

IL MESSAGGIO DEL FILM

“Se tu mi sei vicino, non temerò alcun male”. Questa frase, di ispirazione biblica, diventa realtà incarnata in questo film grazie alla reciprocità del volersi bene di un padre e di un figlio. Non c’è un tempo per nascere né uno per morire: c’è un tempo per vivere. E quel tempo è nel qui ed ora delle relazioni che si sanno prendere reciprocamente cura l’una dell’altra.

LE DOMANDE DA PORSI AL TERMINE DEL FILM

Come il papà riesce a condurre il suo bambino nel territorio in cui impara a comprendere e ad accettare la dura verità intorno alla morte? Quali sono i passaggi del film in cui questo appare evidente e da cosa vi rendete conto che il bambino acquisisce consapevolezza di ciò che dovrà accadere al suo papà?

Il film presenta molti modelli di famiglia differenti, nei diversi incontri con le potenziali famiglie affidatarie. Quali sono le famiglie che vi colpiscono di più? Quale idea di competenza genitoriale emerge dal film? Quali caratteristiche deve soddisfare un buon modello di genitorialità, in base a ciò che il film ci mostra?

Quali sono i motivi, secondo voi, che portano il papà ad individuare la famiglia adottiva per il proprio bambino, quando lui non ci sarà più? Quanto siete rimasti colpiti o spiazzati dalla scelta effettuata dal papà?

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