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Gli adolescenti tornano finalmente a viaggiare

di Maurizio Tucci, Giornalista

6 dicembre 2022

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Viaggiare interessa “molto” al 77,4% delle ragazze e al 57,7% dei ragazzi. Solo il 6% è poco o per nulla interessato a farlo. E tra gli amanti del viaggio appena un quarto (25,8%) ha come obiettivo il divertimento. La larga maggioranza desidera conoscere posti nuovi (46%), ma anche entrare in contatto con nuove persone e conoscere culture diverse (27,3%). Ma è importante osservare che per il 57,8% (65,5% delle femmine) rispetto agli anni passati il desiderio di viaggiare è molto aumentato e meno del 10% si fa ancora condizionare dal Covid ed afferma di avere più timore di viaggiare rispetto al passato.

 

Sono i dati che emergono dall’edizione 2022 dell’indagine nazionale sugli stili di vita degli adolescenti che vivono in Italia, realizzata annualmente dalla associazione no-profit Laboratorio Adolescenza e dall’Istituto di ricerca IARD su un campione nazionale rappresentativo di 5.600 studenti della fascia di età 13-19 anni.

 

Questo desiderio di fare nuove esperienze fuori casa e, possibilmente, anche oltre confine trova effettiva conferma anche “sul campo”. Ce lo dice Andrea Franzoi, Segretario generale dell’Associazione Intercultura, prima, in Italia, ad occuparsi di viaggi-studio all’estero di adolescenti delle scuole superiori: “In una fascia di età dove crescono la curiosità, la voglia di scoprire sé stessi e gli altri, ma anche il desiderio di sperimentare e la ricerca di una maggiore autonomia dal contesto familiare, l’essere rimasti per lunghi periodi chiusi in casa, aver frequentato la scuola online, aver avuto pochi spazi di socialità reale è stato molto penalizzante. Non è un caso che, evidente reazione al disagio vissuto, nel 2021 Intercultura abbia registrato il numero più alto di iscritti (7500) al proprio concorso per i programmi scolastici all’estero, e i segnali del 2022 confermano questo trend di crescita”.

 

L’importanza del viaggiare, specie per chi, come gli adolescenti, è nel momento della vita in cui si costruiscono la propria identità e le proprie sensibilità, è enorme. Viaggiare è, infatti, il modo più fecondo di guardarsi allo specchio e imparare a conoscersi attraverso gli altri.  E se è vero – come spesso diciamo anche con un po’ troppa retorica – che gli adolescenti sono il nostro futuro, viaggiare, conoscere, comprendere che le differenze (culturali, somatiche, ambientali) sono una ricchezza e non un ostacolo, sono le migliori garanzie per avere un futuro migliore del presente che stiamo lasciando loro in eredità.

 

Naturalmente anche il viaggiare deve essere approcciato con prudenza e senso di responsabilità e sempre con un occhio alla salute.  D’altra parte – sempre riferendoci ai dati delle indagini Laboratorio Adolescenza-IARD – il 68% degli adolescenti (dato precedente alla pandemia Covid e quindi non influenzato da questa) afferma che i “problemi di salute” li preoccupano (molto o abbastanza) pensando di dover affrontare l’esperienza di un anno di studio all’estero.

 

Un elemento di sicurezza – lo dicono ancora gli stessi adolescenti – è certamente rappresentato dal livello di qualità delle strutture sanitarie presenti nel luogo meta del viaggio, ma una delle maggiori criticità è il problema della lingua. Perché una cosa è la conoscenza che consente di gestire senza problemi la vita quotidiana, altra cosa è trovarsi a dovere affrontare, in situazione di emergenza, argomenti legati a problemi di salute.

 

L’idea di Family Health, che è stata sottoposta proprio agli adolescenti attraverso l’indagine di Laboratorio Adolescenza, sembra indicare la strada giusta: una “card” all’interno della quale siano contenuti tutti i dati sanitari (con traduzione anche in inglese) da mettere a disposizione – all’occorrenza – di medici e/o operatori sanitari in Italia e all’estero. Il 76% degli adolescenti intervistati la considererebbe uno strumento molto utile

 

Uno strumento simile avrebbe anche l’effetto collaterale positivo di avvicinare gli adolescenti al concetto di prevenzione. Questo perché la prevenzione della salute è certamente legata all’adozione di comportamenti e stili di vita virtuosi, ma anche alla consapevolezza di quanto sia importante essere a conoscenza, fin dall’infanzia e dall’adolescenza, della propria “storia sanitaria”. E se per i bambini il farlo compete ovviamente ai genitori, gli adolescenti potrebbero e dovrebbero iniziare ad interessarsi a questo aspetto responsabilizzandosi anche in prima persona. E Family Health crede di poter dare loro una piccola grande mano.

 

 

Family Health si impegna a diffondere la cultura della prevenzione consapevoli che il primo passo per il proprio benessere è pensare alla salute.

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