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Tre di troppo

Marco e Giulia sono una coppia felice e spensierata che non vuole saperne di avere figli. Una mattina,  tuttavia, senza apparente spiegazione i due si risvegliano genitori di tre bambini di sei, nove e dieci anni. Tutto cambia.

di Alberto Pellai, Medico Psicoterapeuta dell'età evolutiva, Ricercatore, Dip. Scienze Biomediche dell'università degli Studi di Milano

20 gennaio 2023

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Regia di Fabio De Luigi. Un film con Fabio De Luigi, Virginia Raffaele, Fabio Balsamo, Marina Rocco, Barbara Chichiarelli. Genere Commedia, – Italia, 2023, durata 90 minuti.

Trama:

Marco e Giulia sono una coppia benestante, di mezza età che vive pienamente il proprio tempo. Ama la bella vita, si veste alla moda e soprattutto è più che mai convinta che il segreto della propria felicità stia nella decisione di essere rimasti childfree, ovvero senza figli. Al contrario, le coppie dei loro amici, tutte con figli, vengono dai due protagonisti compatite e denigrate. In particolare, Marco e Giulia non condividono le scelte di vita fatte da Anna e Carlo che, una volta diventati genitori, sembrano vivere solo in funzione dei bisogni dei propri figli, avendo rinunciato all’idea di felicità cui invece aspirano loro.

Durante un incontro tra le due famiglie, Marco e Giulia per rimediare ad un errore commesso con Anna, si dichiarano disponibili ad organizzare la festa di compleanno della loro primogenita. Solo che le buone intenzioni si tramuteranno in un evento disastroso, con una serie di equivoci e di incidenti che manderanno a casa tutti scontenti. E’ a questo punto che Anna, insofferente di fronte alla superficialità con cui Marco e Giulia conducono la loro vita, lancia su di loro un anatema, che nell’arco di una notte trasforma la vita dei due protagonisti nel loro peggior incubo. Infatti, quel giorno Marco e Giulia vanno a dormire, ma quella sarà l’ultima notte della loro vita da childfree. Al risveglio si troveranno in casa tre figli di cui si dovranno occupare come veri genitori. Il film, a questo punto prende una piega davvero divertente. Marco e Giulia si trovano infatti a rivestire il ruolo di genitori pur essendo rimasti, dentro di sé, totalmente insofferenti nei confronti di tutte le dinamiche che connotano le famiglie con figli. Insomma in casa si trovano all’improvviso con “tre di troppo” perché quei tre figli “piovuti da cielo” per loro rappresentano semplicemente un ingombro, non desiderato e non voluto, di cui vorrebbero sbarazzarsi al più presto. Si può evitare di essere genitori con tre figli in casa? Oppure un figlio che ti ama e ti riconosce come il proprio genitore può trasformarti nella persona che non avresti mai pensato di voler (e dover) essere? Lo sviluppo della trama del film fondamentalmente cerca di dare risposta a queste due domande. E così, risata dopo risata, situazione dopo situazione, ciò che Marco e Giulia scoprono è che anche dentro alla loro coppia, apparentemente insofferente all’idea di diventare genitori, si nasconde una sensibilità acuta ed attenta verso i minori.

Cosa ci insegna questo film

Il film propone una critica serrata a quella parte di mondo adulto che, sempre più numerosa, vive concentrata sul bisogno di mantenere le proprie abitudini e le proprie priorità, evitando in tutti i modi possibili di entrare in contatto con i bambini e i loro bisogni. La filosofia e l’approccio alla vita “childfree” – ovvero libera dalla presenza dei bambini – è oggi in forte crescita. Sono sempre meno le coppie che decidono di mettere al mondo un figlio e al tempo stesso sono in costante crescita gli ambienti, gli eventi e le esperienze alle quali possono partecipare gli adulti che, come pre-requisito hanno l’esclusione a priori dei minori. Resort e vacanze “adults only”, ristoranti, locali pubblici e addirittura linee aeree che stanno ipotizzando di effettuare voli in cui non sia contemplata la presenza dei più piccoli. Ma davvero il mondo può fare a meno dei bambini? E soprattutto: davvero noi adulti riusciamo a vivere una vita migliore se teniamo a distanza i bambini? Il film usa l’arma della risata per capovolgere le credenze di due adulti, un po’ narcisi e totalmente ego-riferiti, che vedono nei figli semplicemente un ingombro. In realtà, crescere un figlio, per quanto impegnativo, è un’esperienza profonda e trasformativa che ha la capacità di generare nuove consapevolezze su di sé e sulla vita. Non tutto quello che ci sembra impegnativo a faticoso, deve essere tenuto lontano dalle nostre vite. A volte andare incontro alla vita significa imparare a fare un grande salto nel vuoto. In fin dei conti, diventare genitore è proprio questo. Si entra nel territorio dell’ignoto, in cui non si sa bene cosa ci si aspetta. Si teme di perdere quelle sicurezze e quelle certezze già acquisite. Eppure, fare quel grande salto, può davvero permetterci di diventare persone migliori, di scoprire parti di noi che poi diventano fondanti la nostra identità. Il film, alla fine insegna proprio questo: spesso tendi a denigrare ciò che più temi. Ma se vai incontro a ciò che ti spaventa e lo attraversi potresti scoprire che quell’ignoto aveva da offrirti molte opportunità. L’anatema che colpisce Marco e Giulia, trasformandoli loro malgrado in genitori, ha il potere di far scoprire che anche dentro due adulti così convintamente “childfree” si nasconde un potenziale “buon genitore”.

Il messaggio del film

Essere genitore è la cosa più impegnativa e trasformativa che può accadere ad un adulto. Non esistono manuali che ti dicono come si fa: c’è solo tuo figlio che giorno dopo giorno ti aiuta a scoprire che genitore puoi essere per lui. Ciò che davvero conta è mettersi in gioco nella relazione.

Le domande da porsi alla fine del film:

  1. a) Perché oggi tanti adulti sono così convinti di non voler diventare genitori?
  2. b) La scelta di rimanere childfree nel film è raccontata come una scelta di consapevolezza oppure di evitamento preventivo, secondo voi?
  3. c) Come i “tre di troppo” del film, giorno dopo giorno aiutano Marco e Giulia a trasformarsi in genitori?
  4. d) Vi è mai capitato di sentirvi giudicati o esclusi per via della vostra situazione genitoriale? Vi sembra che la società in cui viviamo sia accogliente con le famiglie che hanno figli o vi è successo di vivere esperienze di rifiuto ed esclusione?

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