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ERA ORA

Una coppia si ritrova a vivere una vita accelerata in cui gli anni scorrono senza lasciare ricordi. Una commedia romantica su un’avventura bellissima a cui dovremmo dare più valore: il tempo.

di Alberto Pellai, Medico Psicoterapeuta dell'età evolutiva, Ricercatore, Dip. Scienze Biomediche dell'università degli Studi di Milano

12 maggio 2023

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Regia di Alessandro Aronadio. 2022 con Edoardo Leo, Barbara Ronchi, Mario Sgueglia, Francesca Cavallin, Andrea Purgatori. Genere Commedia – Italia, 2022, durata 109 minuti

TRAMA

Dante e Alice sono una coppia unita da un amore fresco e gentile. Si vogliono bene, si rispettano, si divertono insieme. Quando la loro coppia inizia il proprio percorso, l’amore di entrambi è vivido ed evidente. Poi la vita prende il suo corso. Dante e Alice continuano ad amarsi, ma Dante viene sempre più risucchiato dagli impegni di lavoro. Ama Alice, ma il suo amore ha il tempo “contato”, è scandito da una sequenza ininterrotta di scadenze ed impegni. In occasione della festa del suo 40esimo compleanno Alice ha organizzato una festa a sorpresa per Dante alla quale però lui si presenta con grande ritardo. Quella sera Dante va a dormire e il giorno seguente si risveglia come al solito. Solo che per uno strano incantesimo, nel corso della notte la vita di Dante e Alice è avanzata di un anno. Dante così scopre, di primo mattino, che Alice è incinta e che da lì a qualche settimana diventeranno genitori. Da qui in avanti il film procede raccontandoci la vita di Dante e Alice in dieci giornate, in una sequenza temporale in cui ogni cambio di giorno corrisponde al trascorrere di un anno. Solo Dante vive questa accelerazione del tempo come una dimensione straniante e contronatura. Lui ogni nuovo giorno si sveglia e si accorge di essere invecchiato di un anno. Gli altri personaggi, intorno a lui, non hanno invece la percezione dell’accelerazione del tempo. Così in dieci giorni che valgono dieci anni, Dante si trasforma in padre di una bambina che vorrebbe seguire nella sua crescita e nei suoi bisogni, ma il tempo scorre così velocemente da rendergli impossibile tutto. Il ticchettio dell’orologio fa spesso da sfondo all’evolversi della vicenda e si fa via via più intenso e veloce. Il tempo accelera e per Dante la vita diventa una continua rincorsa. Il lavoro gli divora ogni momento libero, la carriera avanza parallelamente al tempo che Dante investe nella sua crescita professionale. Giorno dopo giorno – o meglio: anno dopo anno – Dante si scopre capace di diventare direttore generale dell’azienda che lo aveva assunto come dipendente, ma al tempo stesso si accorge di essere diventato un marito sempre più distante e assente. L’amore con Alice si sgretola fino a portare entrambi alla ricostruzione di nuove coppie. La relazione con la propria figlia è connotata da assenze e ritardi. In questa rincorsa a voler essere tutto e dappertutto, la realtà dei fatti è che Dante si accorge in modo sempre più evidente di perdere “pezzi” della sua vita e di sperimentare una profonda insoddisfazione.

Cosa ci insegna questo film

“Era ora” è un film che mette a fuoco la guerra col tempo che noi genitori del terzo millennio intratteniamo quotidianamente per stare a galla dentro a vite sovraffollate di tutto, in cui costruire un equilibrio che risponda ai nostri bisogni di appartenenza, felicità e autorealizzazione diventa sempre più complesso. Il protagonista, Dante, è l’emblema vivente della fatica di conciliare carriera e famiglia. Ed è molto interessante il fatto che il film lo racconti attraverso una narrazione al maschile. In “Era ora” il dilemma tra come e dove collocarsi nella vita, in relazione alle richieste che provengono da famiglia e carriera, è sentito e incarnato nelle vicende di un uomo che è professionista, marito e padre. Nel cercare di tenere tutto sotto controllo, quello che accade è che Dante perde progressivamente di vista le cose che contano di più. Il film ci mostra la fatica del protagonista che non ha alcuna intenzione di sottrarsi alla forza dei legami famigliari, che li ricerca e li rincorre ma la cui guerra col tempo lo rende incapace di riuscirci. Conta più la carriera o la vita di relazione? La richiesta di tempo che il lavoro chiede all’uomo contemporaneo è correlata ai suoi bisogni umani ed esistenziali? E’ possibile conciliare la crescita umana e quella professionale? Oppure, lavoro e famiglia diventano inevitabilmente due poli opposti che obbligano ognuno di noi ad un tiro alla fune con se stessi, producendo una scissione che ci impedisce di creare una sintesi soddisfacente tra ciò che vogliamo essere e ciò che il lavoro ci chiede di diventare? Dante nel suo progressivo dislocarsi da se stesso e dai propri bisogni emotivi diventa incapace di ri-conoscersi e di mettersi a fuoco nei suoi bisogni più veri e profondi. Rischia di perdere tutto e quando ne acquisisce piena consapevolezza decide di invertire la direzione della sua marcia e di rallentare la corsa con cui ha accelerato tutto nella sua vita. Perché improvvisamente si rende conto che ci sono cose che passano e cose che invece restano. Restano per sempre.

IL MESSAGGIO DEL FILM

Le cose che restano per sempre sono quelle che devono determinare la direzione della nostra esistenza. Anche quando ci sembra di esserci persi e di non avere più il controllo della nostra vita perché non siamo in grado di stabilirne le priorità, è possibile riappropriarsi di ciò che ci sembra perduto. Occorre fermarsi, rimettersi in connessione con i propri bisogni profondi e in questo modo invertire la rotta. Solo così si può tornare a riprendere in mano il volante della propria vita, imprimendole la direzione che ci porta verso il traguardo che andiamo cercando. Ma per riuscirci, dobbiamo prima comprendere quali sono per noi le cose che passano e quelle che invece vogliamo che restino con noi. Per sempre.

LE DOMANDE DA PORSI AL TERMINE DEL FILM

1)      Quali sono i passaggi di vita in cui – secondo te – Dante perde il contatto con i propri bisogni profondi?

2)      Come Alice è una risorsa per Dante e gli permette di riconquistare il controllo sulla propria vita?

3)      Come l’esperienza della genitorialità fa da specchio al percorso di vita di Dante e come “l’essere genitore” consente al protagonista di riconquistare il controllo sulle proprie priorità esistenziali?

4)      Che emozioni hai provato all’ascolto della lettura serale che Dante fa alla figlia del libro “Le cose che restano”

5)      Quali sono nella tua vita “le cose che restano”?

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