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Le buone stelle – Broker

Storie di personaggi accomunati tra loro dalle "baby boxes": luoghi dove i genitori coreani possono lasciare i bambini che hanno messo al mondo ma che non possono o non vogliono tenere con sé.

di Alberto Pellai, Medico Psicoterapeuta dell'età evolutiva, Ricercatore, Dip. Scienze Biomediche dell'università degli Studi di Milano

11 luglio 2023

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Regia di Kore’eda Hirokazu. Un film 2022 con Song Kang-ho, Gang Dong-Won, Doona Bae, Ji-eun Lee, Joo-young Lee. Titolo originale: Broker. Genere Drammatico, – Corea del sud, 2022, durata 129 minuti.

TRAMA

So Young, una giovane donna in difficoltà, lascia il proprio bambino di pochi giorni di fronte alla baby box di un ospedale. Non può prendersene cura, perché è una prostituta e ha da poco ucciso l’uomo che l’ha resa madre. Non vuole che il destino del suo bambino sia segnato per sempre dal destino che connota il suo presente e il suo futuro. Il bambino di So Young viene però prelevato da due uomini che gestiscono un’attività clandestina di contrabbando di bambini. Non sarà l’ospedale perciò a occuparsi della sua assegnazione ad una nuova famiglia, ma una banda di delinquenti che in quel neonato vede solo una fonte di reddito. Il film procede incrociando due vicende: quella della ricerca di due genitori disposti – a pagamento – a farsi carico della cura e della crescita del piccolo e quello di una coppia di investigatrici dei servizi sociali da tempo sulle tracce dei trafficanti di bambini, intente a smantellare questo traffico illecito e perciò desiderose di cogliere So Young, i malviventi e i potenziali nuovi genitori in flagranza di reato.

Si entra così in una specie di road movie, in cui progressivamente le relazioni e i ruoli iniziali dei personaggi del film si modificano. Il neonato muove intorno a sé la cura e l’affetto anche di chi vorrebbe renderlo merce di scambio, la neomamma mostra tutta la sua confusione e fragilità emotiva di fronte ad una decisione che vorrebbe non aver preso mai. E intanto i veri malviventi, che stanno fuori da questo cerchio di relazioni che giorno dopo giorno diventa sempre più intimo e capace di darsi reciproco accudimento, vengono sempre più allontanati a scapito della costruzione di relazioni e rapporti sinceri e profondi tra i vari protagonisti del film. In vari passaggi, veniamo anche a confronto con la realtà di coppie pronte a tutto pur di diventare genitori o in cui il desiderio di un figlio spesso si integra all’interno di fragilità identitarie, umane e di zone irrisolte della propria esistenza. Alla fine, come spesso accade nei film del regista Kore’Eda Hirokazu, gli affetti diventano prevalenti rispetto a tutte le altre dimensioni con cui la contemporaneità vorrebbe in realtà distrarli, sminuirli, depotenziarli. Le scene finali sono un inno alla vita e all’amore, quello che non ha bisogno dei legami di sangue, quello che nell’umanesimo e nella verità profonda di ciascuno di noi percepisce che il bene e la verità ci fanno vedere in chi ci sta accanto un essere da proteggere e da amare, una persona il cui valore è superiore a qualsiasi richiesta di mercato o imposizione di legge.

CHE COSA CI INSEGNA QUESTO FILM

Il film fa molto riflettere su questioni oggi scottanti. Chi è un bambino e chi è il suo genitore? Contano più i legami di sangue oppure conta di più l’affetto profondo che genera cura e accudimento verso un neonato bisognoso di tutto? Che cosa si è disposti a fare, oggi, pur di diventare genitori? Può un bambino diventare merce di scambio e bene di mercato? Come la legge deve intervenire dentro alle questioni che ineriscono i legami intimi e famigliari? Ogni passaggio di questo film, ogni personaggio presente in questa storia è portatore di molteplici visioni della vita, della tutela dell’infanzia, della famiglia. In ogni personaggio regna un’ambivalenza in cui bene e male sono costantemente affiancati e in cui la tensione etica spinge a interrogarsi costantemente su qual è il senso del nostro percorso di vita e delle scelte che decidiamo di fare. Il nostro passato non smette mai di influenzare il nostro presente, ma invece di essere una gabbia in cui finiamo intrappolati in un destino che non abbiamo scelto, può diventare un’occasione per dare una nuova direzione al nostro percorso di crescita personale e consentire di trasformare chi ci vive accanto o condivide anche solo un piccolo tratto del nostro percorso esistenziale in una possibilità di riscatto e di trasformazione evolutiva della nostra esistenza. Il regista ci mostra che diventare adulti e fare famiglia significa intraprendere la via che coniuga affetti e responsabilità e che dentro a quella via si può costruire un’esistenza in grado di raddrizzare tutte le storture con cui il destino o il contesto sociale in cui siamo immersi, possono confrontarci. Implicitamente il film pone una critica anche alle regole, alle logiche e alle pratiche oggi vigenti su scala nazionale e internazionale per l’adozione. Ma in questa storia, a volte drammatica, a volte tenera, a volte sgangherata, ciò che appare chiaro allo spettatore è che l’amore vince su tutto e che i bambini servono ad una società per convertire lo sguardo verso la direzione della luce e la prospettiva della speranza.

IL MESSAGGIO DEL FILM

L’infanzia è un tempo della vita che necessita di tutela e cura da parte del mondo adulto. Non si può fare commercio della vita e ciò che serve ad un bambino non è solo una legge che lo tuteli, ma uno sguardo e un atteggiamento di sincera cura, compassione ed empatia da parte del mondo adulto.

LE DOMANDE DA PORSI AL TERMINE DEL FILM

Questo film intercetta alcuni dei temi oggi presenti nel dibattito politico, culturale e sociale intorno ai diritti dei bambini e ai diritti degli adulti che vogliono diventare genitori. Come riassumeresti la posizione che il regista prende all’interno di questa diatriba? Chi è il genitore nel modello relazionale, emotivo e affettivo che il regista mette in scena dentro la sua storia?

I bambini, in questo film, portano sulla scena un’infanzia che ha il potere di trasformare il mondo adulto. Promuovono cura e bellezza, sprigionano bisogno di accudimento, sono sorgente di tenerezza e di profondità. Quali passaggi del film vi sembrano testimoniare questa forza delicata e trasformativa che l’infanzia porta alla vita degli adulti? Pensi che il regista abbia fatto questa scelta narrativa anche per far riflettere su come il mondo odierno consideri invece l’infanzia un ingombro alle priorità di vita degli adulti?

Quali passaggi del film vi hanno commosso di più?

Molti personaggi di questo film sono personaggi in cerca d’autore. Vengono da storie sgangherate, vanno verso direzioni in cui rischiano di sprofondare ulteriormente. Quali sono, nella vostra analisi, gli elementi chiave che permettono a questa storia di essere una vicenda di luce e speranza e non di buio e perdizione?

 

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