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Digital Health e Paziente 4.0: prove tecniche di trasmissione

di Silvia Pogliaghi, Giornalista

18 dicembre 2018

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Sanità innovativa a beneficio di tutti i cittadini con la telemedicina, Fascicolo Sanitario Elettronico, cartella clinica elettronica e intelligenza artificiale

In Italia, le nuove tecnologie dell’ITC possono fare moltissimo nel comparto sanità-salute, vi sono infatti ampi spazi di innovazione nella Digital Health come la telemedicina, il Fascicolo Sanitario Elettronico, la cartella clinica elettronica e l’intelligenza artificiale. Sono strumenti, questi, che presto diventeranno pilastri anche in Italia così come l’OMS ha già riconosciuto, a sostegno dell’organizzazione e programmazione sanitaria e delle pratiche cliniche e, nel nostro caso, volte anche a colmare il divario che purtoppo esiste nell’Italia a due velocità.

La differenza dell’aspettativa di vita alla nascita, fra Bolzano e la Calabria è di 15 anni” ha affermato Rosanna Tarricone del Dipartimento di Analisi delle Politiche e Management Pubblico dell’Università Bocconi di Milano, in occasione de ‘Il Futuro della Sanità’ evento annuale di ab medica. “Analogamente, ha  illustrato Rosanna Tarricone, l’indice di mortalità è di 80 su 10.000 a Trento, contro 110 su 10.000 a Bari”. Alcune tecnologie evolute nel comparto sanità sono già in essere, tuttavia frammentate e non equamente distribuite nel nostro territorio; da qui si evidenzia una necessità che va nella direzione della diffusione e del potenziamento di ciò che già esiste, oltre al lavoro che sarebbe possibile fare ex novo, sulle innovazioni tecnologiche, che Istituzioni, privato e start-up insieme, possono mettere a fattor comune. La sfida quindi, sempre più importante, che le nuove tecnologie pongono e permettono è ‘sanare’ anche la disparità che esiste nel nostro Paese per l’accesso alle cure.

 Esempi virtuosi

L’aumento di possibilità di prevenzione, soprattutto sulle complicanze delle malattie croniche, illustra Francesco Gabbrielli Direttore del Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali dell’Istituto Superiore di Sanità, anch’egli intervenuto al ‘Futuro della Sanità’, è uno degli elementi in telemedicina che darà i migliori risultati. Con questi strumenti, continua Gabbrielli, sarà possibile monitorare h 24 moltissimi parametri e dati che provengono dai sensori dei pazienti non ospedalizzati; questi dati, una volta inseriti in sistemi gestionali, verrebbero elaborati restituendo informazioni ai sanitari ‘che sono dall’altra parte del cavo’, in modo da attuare delle iniziative”.

Questi sistemi, spiega ancora Francesco Gabbrielli, saranno ‘calibrati’ sulla persona, dando degli alert di patologia, quando i valori soglia di quella specifica persona saranno superati. Ciò permetterà ai sanitari, spiega ancora Gabbrielli, di adattare la terapia o ricorrere ad altre soluzioni”. “Ad esempio, aggiunge Gabbrielli, sono già attivi dei pace marker impiantabili che trasmettono automaticamente le informazioni sul ritmo cardiaco: se associamo questi dati anche con la rilevazione che può essere sempre automatizzata del peso corporeo a intervalli regolari, una o due volte al giorno, ogni minimo spostamento del peso corporeo, associato ad altre considerazioni e a valori di altri sensori, ci avvisa in anticipo ed è in grado di predire quando arriverà uno scompenso cardiaco”.Ciò significa, evidenzia Gabbrielli evitare che quella persona si senta male con affanno, dispnea e altri sintomi e che sia costretta a correre in ospedale magari anche nottetempo.  Alla prima avvisaglia che sta per arrivare una crisi di scompenso, conclude Gabbrielli, si modifica la terapia da remoto e si allontana la necessità di ricovero in urgenza. Questa è un’esperienza in atto, non consolidata ma che avviene in molti centri ad esempio nel centro-nord Italia.”

Un altro strumento di digital health che, se ben utilizzato può fare innovazione è il Fascicolo Sanitario Elettronico

L’FSE ha alla base il concetto del ‘collezionare’ tutti gli atti sanitari di una persona, spiega il Dott. Gabbrielli, in modo da averli prontamente disponibili, ovunque sia quella persona. Concetto utile, ma ci sono due problemi: il primo di ordine organizzativo, poiché il Fascicolo Sanitario ha una lunga storia alle spalle prima di diventare Norma e tutto questo lasso di tempo ha fatto sì che la tecnologia si sia evoluta in modo tale che i concetti di base, da cui si era partiti anni prima, siano stati ampiamente superati dall’innovazione tecnologica sopravvenuta nel frattempo. Oltre a ciò, prosegue, non c’è stata una parallela organizzazione dei Servizi Sanitari regionali, in modo da accogliere il Fascicolo Sanitario come infrastruttura di interoperabilità compatibile con le varie piattaforme”. “Il secondo problema, aggiunge Gabbrielli, è di ordine più tecnico, in base al fatto che l’FSE è nato più che altro per gestire la parte amministrativa della sanità e non per la parte clinica, almeno, fino ad ora, e questo può essere il motivo per cui sia i medici che i pazienti siano stati poco ‘coinvolti ed attratti’ dal suo utilizzo. Il Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali aggiunge Gabbrielli, sta lavorando su quest’aspetto da un punto di vista metodologico, nel senso che stiamo cercando di capire come devono essere strutturati i dati per facilitare la ricerca biomedica; questo è un lavoro piuttosto complesso però di grande portata strategica, perché significa rendere possibile utilizzare i dati della nostra sanità nazionale in modo unitario, non frammentato, accelerando tantissimo la possibilità di risultati che, com’è noto per i trials clinici che durano tanti anni, risulta essere inversamente proporzionale alla numerosità dei pazienti arruolati. Quindi, conclude Francesco Gabbrielli, avere a disposizione l’intera popolazione italiana per gli studi epidemiologici e clinici può essere estremamente importante per tutti quanti”.

Potrà intervenire a questo punto, l’intelligenza artificiale per l’elaborazione di tutta questa mole di dati?

Naturalmente, risponde ancora Gabbrielli, non dobbiamo aspettarci che l’FSE sia l’unica fonte di questi dati. Il mondo va in una direzione diversa, gli altri dati dipendono dai device, dai sistemi paralleli che possono essere utilizzati anche a livello privato, oltre che dai cosiddetti wearable (gli indossabili). Gli indossabili, in genere, spiega il Dott. Gabbrielli, non mandano delle informazioni al SSN perché spesso riguardano la tutela della salute di una persona sana e non di un malato. Quindi i dati possono entrare in sistemi privati che si organizzano per dare delle risposte sulla qualità della vita; potrebbero essere anche sistemi pubblici, però in questo momento la sanità pubblica non è in grado di sobbarcarsi anche questo aspetto. Verosimilmente, aggiunge, si svilupperà, in questo ambito organizzativo, un’integrazione tra pubblico e privato”. “Inoltre, approfondisce Gabbrielli, bisogna considerare che il rapporto tra il fornitore di innovazione tecnologica e le aziende sanitarie pubbliche è sempre strutturato con la logica del rapporto fornitore/cliente; nel caso dell’innovazione di tecnologiche digitali, bisognerebbe cambiare un pochino questo paradigma, verso un rapporto più simile ad una partnership del tipo win-win”. “Questo, conclude, è molto importante nel costruire un sistema di telemedicina, ad esempio, perché dev’essere customizzato volta per volta e quindi si crea la necessità di una collaborazione fianco a fianco per svilupparlo. Non basta che il fornitore venda ‘un pezzo’, ma deve partecipare alla costruzione del sistema”.

La prossima sfida: l’Interoperabilità

La Lombardia è stata tra le prime Regioni, insieme a Emilia Romagna e Provincia Autonoma di Trento, a dotarsi di Fascicolo Sanitario Elettronico. A seguire, nel tempo, altre 14 regioni si sono dotate di Fascicolo Sanitario Elettronico ad oggi, mentre altre ancora sono in regime di sussidiarietà.

L’attenzione che si riscontra in ogni dove, è tuttavia la tanto auspicata interoperabilità. “La Lombardia sta ancora lavorando in modo autonomo, afferma Chiara Penello della Direzione Struttura, Processi e Sistemi Applicativi di Regione Lombardia, per dare continuità al servizio ma nel frattempo proseguono tutte le attività per rendere il Fascicolo Sanitario Elettronico pienamente interoperabile con le altre regioni.”Stiamo creando un’autostrada, asserisce Chiara Penello, su cui si entra solo con determinate regole che bisogna rispettare, ‘carreggiata standard e sicurezza’ (interoperabilità e cybersecurity) sono i due parametri fondamantali, stiamo lavorando quindi, continua Chiara Penello, per costruire l’infrastruttura di base, con cui connetterci agli ‘svincoli’ (collegamenti) che portano all’interoperabilità con le altre regioni.”

L’obiettivo  dell’FSE in quanto tale, aggiunge Chiara Penello, è quello di consentire  e rendere più agevole lo scambio delle informazioni sanitarie della persona. Con la Riforma Sanitaria, contina Penello, Regione Lombardia ha avviato un percorso sperimentale di un nuovo modello di presa in carico e l’FSE in questo caso, è di grande supporto cosi come lo è stato anche alle reti di patologia.” “Se quest’ultime, precisa Penello, non avessero  l’infrastruttura  del Fascicolo su cui basarsi, rammenta Penello, probabilmente, non si sarebbero create le condizioni per fare rete tra i diversi gruppi di specialisti (oncologi, ematologi, etc…), oltre a facilitare ai cittadini ed ai clinici la gestione di malattie come la celiachia, il diabete e così via.“Nel Sistema lombardo fanno parte di questa rete, conclude Chiara Penello, tutte le strutture sia pubbliche che private accreditate che concorrono con modalità identiche al popolamento delle informazioni cliniche nel Fascicolo”.

Connettività, cosa cambia?

Tra tutti i cambiamenti a cui assisteremo nei prossimi anni, una fra tutti sarà dilagante: la rivoluzione della connettività.  Le reti di connessione 5G (cioè di 5° generazione), che sono già in fase di sperimentazione in diverse città italiane, risulteranno essere le più appropriate e necessarie per la gestione e lo scambio di dati  che il famigerato ‘Internet of Things’ si sta portando appresso. Non ci potrà essere Digital Health senza una connettività adeguata, sia in termini di capacità di scambio dati, sia in velocità, e ultimo ma non ultimo, in latenza cioè in tempi di risposta. Una domanda sorge spontanea: saremo anche noi abbastanza pronti per stare al passo con la sanità digitale e i nuovi standard di connettività?

I pazienti, cioè le persone, sono preparate al Digital Health?

“Si, è la risposta secca alla domanda a cui risponde Francesco Gabbrielli, Direttore del Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali dell’Istituto Superiore di Sanità, sono pronti sia culturalmente che emotivamente per questo salto, di questo ne sono assolutamente certo. Alcuni anni fa, afferma Gabbrielli, c’era qualche dubbio sulla possibilità di utilizzo dei device digitali e dei sistemi digitali da parte delle persone più anziane. Oggigiorno, un po’ per l’evoluzione culturale e un po’ perché c’è stata un’evoluzione formidabile nel software, e mi riferisco agli smartphone e alle app, si è arrivati a interfacce grafiche, intuitive e di una semplicità straordinaria che chiunque può utilizzare, senza bisogno di alcuna conoscenza”. Sono più che altro gli addetti ai lavori, i medici e i gestori, precisa Gabbrielli, che sono meno disponibili a fare questo salto, perché non ci sono norme chiare sulle responsabilità medico legali. Inoltre, precisa Gabbrielli, ci sono norme molto diffcili da applicare nella gestione e nel trattamento dei dati. Il problema sta nell’atteggiamento: l’evoluzione tecnologica è talmente veloce che non sarà mai possibile che le Norme, la definizione e la promulgazione di una legge possano precedere le azioni. Quando va bene, infatti, tutto ciò richiede anni; evidentemente, non sono questi i tempi delle nuove tecnologie. Dobbiamo un po’ rassegnarci al fatto che le norme non saranno mai davanti a noi ad insegnarci la strada buona. Saremo sempre noi davanti”.

I pazienti non sono solo pronti culturalmente, asserisce Gabbrielli, penso che siano pronti anche da un punto di vista emotivo: non è vero che il povero paziente, dialogando con il medico attraverso il cellulare, si senta abbandonato, come spesso viene paventato. Nella mia modesta datata esperienza, quando ho visto pazienti interagire con sistemi di telemedicina, ho avuto sempre riscontri estremamente favorevoli. Perché quando le persone, conclude Gabbrielli, usano un sistema anche banale di telemedicina, come, ad esempio, poter semplicemente inviare un messaggio al proprio medico, per essere rassicurato su un sintomo nuovo, o mandare la scanerizzazione degli esami di laboratorio, ecco, già solo questo, in realtà, fa percepire al paziente una vicinanza, non di una specifica persona ma del sistema a cui egli si affida. Percezione enormemente maggiore rispetto al sistema ordinario, con una forte sensazione nel paziente di vicinanza e di maggior tutela”.

Family Health si impegna a diffondere la cultura della prevenzione consapevoli che il primo passo per il proprio benessere è pensare alla salute.

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